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Domenico D’Andrea si era rifiugiato in un boschetto ma la polizia lo ha stanato in dieci ore

·3 minuto per la lettura
Domenico D'Andrea
Domenico D'Andrea

Catturato l’assassino dell’edicolante Buglione evaso dal carcere di Perugia, stava scontando l’ergastolo. Non più di dieci ora, tanto sarebbe durata la fuga dal carcere perugino di Capanne di Domenico D’Andrea, all’anagrafe di mala “Pippotto”, il 38enne napoletano evaso nella mattinata di ieri, 7 maggio. Gli agenti della Questura umbra lo hanno rintracciato in un boschetto di via Ettore Ricci. D’Andrea stava scontando l’ergastolo per l’omicidio di Salvatore Buglione, avvenuto a settembre 2006 presso il quartiere partenopeo del Vomero. In quelle circostanze un tentativo di rapina messo in atto da D’Andrea con tre complici si trasformò nell’omicidio di una brava persona.

Catturato l’assassino dell’edicolante Buglione evaso dal carcere di Perugia, stava scontando l’ergastolo. La fuga

L’ergastolano era ristretto a Capanne dal 2018, dopo una traduzione da altra casa circondariale, ed era stato assegnato al lavoro esterno. Lo prevede l’ordinamento penitenziario avallato dal Dap, Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria, all’articolo 21. D’Andrea era addetto alle pulizie nell’aera perimetrale esterna del carcere. E proprio di quella “finestre”, in circostanze da chiarire, il detenuto era evaso fra le 11 e le 13 del mattino. “Pippotto” aveva scavalcato una rete e si era dato alla fuga. Era scattato l’allarme in tutta Italia ed erano state allertate in particolare le forze di polizia della Campania, dove si presumeva che D’Andrea potesse contare su fiancheggiatori e sulla conoscenza di un territorio che conosce palmo a palmo.

Catturato l’assassino dell’edicolante Buglione evaso dal carcere di Perugia, stava scontando l’ergastolo. Il rifugio

Ma D’Andrea non ha fatto i conti con il fiuto dei segugi che lo hanno braccato da subito: ogni fuggitivo ha bisogno di una “base” per raccogliere le idee e i confidenti della polizia conoscono molto bene gli spot perugini in cui una persona non in pace con la legge può nascondersi in attesa di prendere il largo. L’uomo non ha opposto resistenza e non è ancora chiaro se abbia addirittura deciso lui stesso di riconsegnarsi, non sarebbe il primo caso. L’omicidio di Buglione presso la sua storica edicola napoletana di via Pietro Castellino all’epoca suscitò un’eco emotiva fortissima: l’uomo venne accoltellato al cuore e il 22enne D’Andrea, già nel mirino perché fin dai 13 anni considerato il capo di un banda di giovanissimi rapinatori di motorini, fu individuato e perseguito in punto di diritto come autore materiale.

Catturato l’assassino dell’edicolante Buglione evaso dal carcere di Perugia, stava scontando l’ergastolo. Le polemiche sull’evasione

Sull’evasione di Pippotto, non certo la prima in circostanze particolari, il sindacato di polizia Sappe aveva tuonato per mezzo del segretario nazionale per l’Umbria Fabrizio Bonino: “In svariate occasioni il Sappe ha rappresentato e manifestato a gran voce la grave carenza di personale di Polizia Penitenziaria in servizio presso l’Istituto perugino di Capanne. Se fossero state ascoltate le continue denunce del SAPPE, probabilmente tutti gli eventi critici denunciati e questa stessa evasione non sarebbe avvenuta. E la cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria”.

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