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Donne, Il giusto mezzo: metà Recovery Fund in politiche di genere

Mlo
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Milano, 5 ott. (askanews) - "I problemi delle donne sono tanti e non riguardano solo loro, ma lo sviluppo sano ed equo di tutti. Investire per combattere l'inattività e il basso tasso di occupazione femminile è il più grande moltiplicatore di Pil possibile". È quanto recita una lettera aperta, sottoscritta già da oltre 22mila donne, indirizzata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al governo da Il giusto mezzo, movimento di donne della società civile, a nome personale e in rappresentanza delle associazioni #DateciVoce, GammaDonna, Le Contemporanee, MammaDiMerda, PrimeDonne e European Women Alliance. Ispirato all'iniziativa della europarlamentare tedesca Alexandra Geese che ha inaugurato la stagione di #HalfofIt, il Giusto Mezzo - che ha come simbolo la metà della mela - chiede, supportato da uno studio delle economiste Azzurra Rinaldi e Elisabeth Klatzer, che metà dei fondi Next Generation EU (in Italia noto come Recovery Fund) sia destinato a politiche integrate di genere e a interventi sistemici in grado di attivare un effetto moltiplicatore. Lo studio ha dimostrato come i fondi siano oggi destinati soprattutto a settori tradizionali, ad elevata concentrazione di forza lavoro maschile (come costruzioni o trasporti), quando invece i dati dimostrano che in questa crisi i settori maggiormente colpiti sono quelli a maggiore concentrazione femminile (come il settore della salute o i servizi alla persona). Nella lettera chiedono la realizzazione e il rafforzamento delle infrastrutture sociali per la cura della prima infanzia - su tutti nidi e tempo pieno - e quella familiare in generale (anziani e non autosufficienti), pensando a un vincolo di spesa per le Regioni e i Comuni "inadempienti", che hanno percentuali minime di offerta di tali servizi, sia sulla spesa ordinaria che sui fondi UE e sul Recovery Fund. Poi, il rilancio dell'occupazione femminile. Oltre alle ipotesi di supporto fiscale per favorire l'ingresso delle donne sul mercato del lavoro, proponiamo nuove politiche di incentivazione e supporto delle imprese (con attenzione al tema dell'accesso al credito), del lavoro femminile dipendente e indipendente. Tutto questo passa da una riforma della formazione iniziale e selezione dei docenti. Infine, affrontare seriamente il gender pay-gap: la disparità salariale non è solo una questione femminile, ma allontana il Paese da un utilizzo efficace delle risorse con le quali creare benessere per tutti (ricordiamo che nel Global Gender Gap Report 2020 sotto il profilo dell'eguale retribuzione, il nostro Paese si colloca 125esimo su 153 Paesi analizzati).