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Dopo la scossa della Bce la prossima settimana tocca a Fed e Boe

Image from askanews web site
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Roma, 10 giu. (askanews) - Archiviate con non poche turbolenze le decisioni della Banca centrale europea - che ha prenotato un doppio aumento dei tassi di interesse a luglio e settembre, senza approntare, per ora, nuovi strumenti anti spread - ora i fari del mercati si spostano sulla Federal Reserve americana, che la prossima settimana vedrà a sua volta svolgersi il direttorio, il Fomc.

Già prima dei dati di oggi, le attese erano di un proseguimento della manovra aggressiva sui rialzi dei tassi, con un nuovo aumento da 50 punti base. Quest3 aspettative non possono che rafforzarsi, dopo che l'inflazione negli Stati Uniti ha sorpreso al rialzo con una nuova accelerazione all'8,6% a maggio.

Gli analisti del gigante sull'obbligazionario Pinco rilevano, peraltro, che vi sono delle particolari problematiche in questi dati, specialmente nelle pressioni che si sono create sui costi degli affitti, che tendono a risultare molto più persistenti di altre voci inflazionistiche. L'atteso (o forse bisognerebbe ora dire sperato) calmieramento del carovita, quindi, almeno negli Usa potrebbe rivelarsi meno agevole del previsto, sempre che si materializzi.

L'appuntamento con la Fed è mercoledì alle 20 italiane e, mezz'ora dopo, il presidente Jay Powell terrà la conferenza stampa esplicativa. Ma il giorno dopo sarà il turno anche della Banca d'Inghilterra, con annunci di politica monetaria, posto che in Gran Bretagna il costo del denaro è stato già portato all'1%. Powell avrà un'altra occasione per parlare venerdì 17.

La prossima settimana sarà poi densa di appuntamenti anche per i banchieri centrali dell'eurozona. Alcune ricostruzioni di stampa hanno descritto uno scenario di "falchi" della Bce euforici e vittoriosi a fronte di "colombe" amareggiate e sconfitte. Tra i falchi si potrebbe annoverare la tedesca Isabel Schnabel, componente del Comitato esecutivo che martedì sera interverrà alla Sorbona di Parigi. Tra le colombe invece c'è certamente l'italiano Fabio Panetta, anche lui nel direttorio ristretto della Bce che mercoledì pomeriggio avrà una audizione al parlamento europeo.

Sempre mercoledì la presidente Christine Lagarde, a meno di due ore prima delle decisioni della Fed, interverrà alla London School of Economics. Giovedì, prima della Banca d'Inghilterra, torneranno a parlare sia Panetta, sia il vice presidente Louis de Guindos. Giovedì pomeriggio si terrà l'Eurogruppo dei ministri delle Finanze. E chissà se altri, come ha fatto oggi il titolare dell'Economia Daniele Franco - che ha raccomandato di effettuare i rialzi dei tassi "evitando tensioni non necessarie e shock" - riterranno di commentare le decisioni della Bce.

Venerdì le riunioni proseguiranno allargate a tutto l'Ecofin e in mattinata Eurostat fornirà i dati definitivi sull'inflazione di maggio.

Intanto il bilancio della reazione dei mercati alle decisioni della Bce, e alla linea mostrata nella conferenza stampa esplicativa da Lagarde, difficilmente potrebbe essere più negativo. Le Borse sono crollate, ma questo non è per forza l'elemento più problematico, specialmente se non dovesse proseguire nelle prossime sedute. E in più, oggi, la dinamica appare molto legata anche ai dati sull'inflazione Usa.

Più delicata è la questione sui titoli di Stato. Sono scattate vendite, ovviamente un riprezzamento era inevitabile, sia per l'imminente stop a fine giugno degli acquisti netti di titoli, che però era ampiamente atteso, sia per i rialzi dei tassi. Tuttavia queste vendite sono state più penalizzanti per i paesi della "periferia" dell'eurozona, Italia in particolare. Il rendimento dei Btp decennali in circolazione è balzato di ben 40 punti base in due sedute, al 3,85% è ai massimi dall'inizio del 2014. Lo spread si è allargato a 234 punti base.

Certamente questo non è l'effetto che la Bce avrebbe voluto vedere. Ma ancor più particolare è stata la reazione sul mercato dei cambi. Solitamente una valuta viene sostenuta dalla prospettiva di rialzo dei tassi di interesse, l'euro invece, ieri, per pochi istanti ha segnato un piccolo balzo rialzista, ma poi ha drasticamente invertito la rotta e accusato un protratto calo che oggi, a 1,0519 dollari, lo vede riportarsi ai minimi da tre settimane a questa parte.

Diversi fattori potrebbero essere alla base di questi movimenti, tra cui rinnovati rafforzamenti del dollaro legati alle aspettative di inasprimento della Fed. Ci si potrebbe anche interrogare anche se queste debolezze non riflettano anche rinnovate perplessità sulla tenuta dell'Unione. Ma al di là delle speculazioni, il calo dell'euro, adesso, è di per sé problematico, perché favorisce l'inflazione importata che, anche in questo caso, è tutt'altro che auspicata dalla Bce.

I numerosi appuntamenti della prossima settimana potrebbero essere quindi l'occasione per i banchieri centrali dell'area euro spiegare al meglio le loro posizioni, per cercare di eliminare eventuali "tensioni non necessarie". E questa volta non si può imputare l'exploit a uno scivolone della Presidente (come con il famigerato "non siamo qui per chiudere gli spread"). La linea che Lagarde ha illustrato ieri ricalcava quella votata all'unanimità dal Consiglio.

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