E dopo vent'anni la storia si ripete. Che avesse ragione lui?

QUOTAZIONI CORRELATE

SimboloPrezzoVariazione
BELI.PA30,200,22
PSAN.BE13,190,29
FINMF9,000,00
FTSEMIB.MI21.819,48+143,73
E51,940,54

Un rapporto molto particolare quello tra italiani e corruzione. O per meglio dire tra politici italiani e corruzione. Vent’anni fa scoppiava Tangentopoli e l’unico risultato cosa che ci resta è... niente. Forse un retaggio di quel modo di pensare potrà essere individuato nelle parole, non si è più “corrotti”, ma “concussi”, nella depenalizzazione del falso in bilancio o nel fatto che per ottenere il varo della legge anticorruzione già chiesto dall’intera Europa all’Italia come prova di affidabilità anche economia oltre che di stabilità politica, ci sono voluti tempi biblici persino per i parametri della Camera, che ai 16 giorni per la Manovra Salva Italia contrappone i 1456 per la Convenzione internazionale anticorruzione, passata tra l’altro sotto silenzio e caratterizzata da innumerevoli e spesso macchinosi adempimenti burocratici. Evidente segno che in Italia il primo nemico da abbattere è la forma mentale. Si, perchè i fondi pubblici vengono ancora elargiti nel quasi totale anonimato, nebulosa la cifra del loro ammontare, scarsi, se non assenti i controlli per verificare che giungano (e intatti) ai diretti destinatari, assente l’obbligo di restituzione in caso di non utilizzo(a differenza di quelli europei).

Oggi some allora ci si trova di fronte al micidiale mixer di scandali per corruzione ed elezioni politiche e anche stavolta a vincere saranno quei partiti che nulla avranno a che fare con il sistema, nemmeno nel nome. Nel 1992 fu la Lega, adesso è il momento dei Movimenti. Allora il rapporto tra corruzione e politica era diretto: Silvano Larini uomo d’affari legato al Psi (Berlino: PSAN.BE - notizie) fece i nomi di Martelli e Craxi, (rispettivamente Ministro della Giustizia e segretario del Psi). Per uscire dal caos regnante, il Consiglio dei ministri non trovò di meglio che depenalizzare il reato di finanziamento illecito ai partiti (sarà da questo precedente che Berlusconi si ispirerà per la depenalizzazione del falso in bilancio? In fondo il ragionalmento non fa una grinza: se la legge mi dice qualcosa che non mi piace e io sono al potere perchè sottostare alla legge? Cambiamola!).

, Le (Parigi: FR0000072399 - notizie) tangenti allora distruggevano la Borsa che nel '92 scende sull'onda degli scandali e dell'impotenza politica contro le stragi di mafia.

Allora come oggi lo scherno del popolo: monetine per Craxi protetto dal Parlamento che per 4 volte nega l’autorizzazione a procedere (forse il “compagno G.” ovvero Primo Greganti, non ha parlato, ma qualcuno teme che possa farlo Bettino?). Oggi invece “l’onore” spetta a Mussari ex numero uno di Mps. Ma l’obiettivo non si sposta dalla politica alla finanza, ma quest’ultima diventa ulteriormente protagonista. In fondo già abbiamo dimenticato il sistema Fiorito, i festini di DeRomanis e tutto il resto del copione che da anni non cambia nemmeno quando arriva sotto i riflettori della cronaca giudiziaria.

La crisi, oggi è economica e quella politica è solo il riflesso dell’incapacità di una leadership nel guidare il proprio Paese. Allora Berlusconi vedeva le sue aziende con i conti in rosso di 6mila miliardi (di lire), Craxi, fino ad allora preziosissimo alleato, diventava una pericolosa zavorra, Roul Gardini, uomo più ricco d’Italia, si era suicidato: il mondo che Mr B. aveva vissuto e per alcuni contribuito a creare, stava disgregandosi. La “paura” dei comunisti (allora ancora almeno presenti nel nome), era troppa. L’arrivo di un nuovo deus ex machina nelle vesti di Marcello dell’Utri giunse a rivelarsi. E Berlusconi fu eletto, divenendo il primo dei populisti. Allora Craxi disse che il sistema delle tangenti era prassi comune, oggi lo ripete BErlusconi (pur senza mai usare la parola e affrettandosi a condannarla), ma specifica che a essere coinvolte sono le grandi aziende italiane (Finmeccanica (Other OTC: FINMF - notizie) , Eni (NYSE: E - notizie) , Mps) che devono regolarsi all’interno di questo sistema. Questi nomi lavorano per l’Italia e operano in suo nome. Si. Vero. In nome e null’altro visto che come abbiamo già detto altre volte, le grandi del Ftse Mib (Milano: FTSEMIB.MI - notizie) , con il giochetto delle partecipazioni e delle controllate, poco o nulla portano alla Madrepatria a discapito dei loro maggiori azionisti che paradossalmente spesso sono parti dello Stato italiano.

, Ma tutto passa sotto la tristezza di un Paese stanco, esaurito, anche nella voglia di chiedere chiarezza. Persino i comprimari sono appannati: allora c'era Di Pietro (che poi decise di passare dall’altra parte e ha scoperto quanto possono costare cari gli appartamenti...). Fu il volto più popolare dopo quello di Berlusconi. Oggi c’è Ingroia. Ma non raccoglie le stesse simpatie.

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