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Dorothy Garrod, l’archeologa che viaggiava per indagare le origini dell’umanità

·5 minuto per la lettura
Photo credit: Heritage Images - Getty Images
Photo credit: Heritage Images - Getty Images

In un mondo di soli uomini quale era l’archeologia di inizio ‘900, si è fatta spazio infrangendo uno dei molti soffitti di cristallo che impedivano alle donne di volare alto. Archeologa specializzata nel paleolitico, Dorothy Garrod è stata tra le prime donne a laurearsi in antropologia, la prima con una cattedra a Cambridge e punto di riferimento nella ricerca sulle origini dell’umanità. Ha trovato le sue risposte percorrendo l’Europa e il Vicino e Medio Oriente.

Nata a Melton nel Suffolk nel 1892 e cresciuta a Londra, è l’unica femmina di quattro figli che crescono in un ambiente colto e pieno di stimoli. Il padre è un medico celebre per i suoi studi sul metabolismo e medico era stato anche il nonno, nonché baronetto. Ma dei quattro bambini solo Dorothy è destinata a un futuro. Due fratelli li perde nel corso della Prima Guerra Mondiale, un terzo muore di influenza in Francia pochi giorni prima della smobilitazione. Tutte le speranze ricadono su Dorothy. Che non ne delude neanche una.

Da Londra a Gibilterra via Malta

Educata a casa per gran parte della sua infanzia, nel 1913 entra al Newnham College di Cambridge e completa i corsi nel 1916. Nel frattempo presta servizio nella Catholic Women’s League per tutti gli anni di guerra, fino al 1919 quando raggiunge il padre a Malta. È lì che inizia a interessarsi all’archeologia, incantata di fronte ai templi megalitici dell’isola. Al ritorno non ha dubbi, dritta a Oxford per studiare antropologia al Pitt Rivers Museum. È qui che incontra il suo mentore, Robert Ranulph Marett, e si laurea nel 1921.

Tramite Marett incontra anche Abbé Breuil dell’Istituto di Paleontologia Umana di Parigi, con cui studia per due anni e visita le caverne dipinte sui Pirenei. Abbé Breuil addestra la sua allieva a riconoscere un manufatto preistorico senza neanche guardarlo, solo toccandolo nascosto dentro una sacca. Appena è pronta parte per Gibilterra, studierà la Devil’s Tower Cave, a soli 350 metri da Forbes’ Quarry dove poco prima è stato trovato un teschio del Neanderthal. Nel 1925 arrivani i risultati. Da qui in avanti collezionerà premi, riconoscimenti e stima.

In Kurdistan e in Palestina

Nel 1928 scava nel sud del Kurdistan la grotta di Hazar Merd e quella di Zarzi. È convinta che sia necessario ampliare la prospettiva delle ricerche preistoriche non più limitandosi all’Europa ma espandendo lo sguardo verso Est. L’anno dopo scava a Wadi el-Mughara in Palestina, oggi Israele, unendosi a un progetto di ricerca promosso dalla American School of Prehistoric Research e dalla British School of Archeology di Gerusalemme. I 12 scavi sul Monte Carmelo richiedono 22 mesi di lavoro da cui emerge uno schema temporale che dimostra come le grotte di Tabum, El Wad, Es Skhul, Shuqba e Kebara siano state abitate ininterrottamente per un periodo di 500.000 anni.

Sceglie sempre le donne per le sue squadre di lavoro, preferendole agli uomini. Le ingaggia nei villaggi vicini e aiuta le loro famiglie. È anche la prima a usare la fotografia aerea per le sue indagini sul campo. Il libro che pubblica nel 1937 dopo le ricerche in Palestina, The Stone Age of Mount Carmel, diventa un caposaldo del settore. È scrupolosa, metodica, attenta ma anche svelta perché vuole condividere in tempi brevi i risultati delle proprie ricerche per renderli disponibili agli altri studiosi.

Bulgaria, Cambridge, Francia

Nel 1938 è in Bulgaria dove esplora la grotta di Bacho Kiro e un anno dopo viene nominata docente di archeologia a Cambridge, posizione che manterrà fino al 1952. È la prima donna a ottenere un simile incarico. Le studentesse accolgono la notizia con gioia e incredulità e organizzano una festa in suo onore nella quale ogni portata ha il nome di un reperto archeologico.

Il Cambridge Review scrive: “l’elezione di una donna è un enorme passo avanti verso la parità tra uomini e donne nelle università.” Ma non è così, di strada da fare ce n’è ancora tanta. E Dorothy Garrod inizia a percorrerla. Subito si impegna a cambiare le cose. Come donna non è considerata un membro dell’università a pieno titolo, non può votare e non può prendere la parola riguardo alle decisioni di dipartimento. Questa situazione durerà fino al 1948. Ma agisce in altri modi. Introduce nuovi moduli di studio che allargano la prospettiva al mondo intero e soprattutto sostiene le ricercatrici. Nonostante gli impegni accademici, durante le vacanze estive parte e scava in Francia, con Germaine Henri-Martin a Fontéchevade e con Suzanne de St. Mathurin a Angles-sur-l’Anglin.

In Libano

Tra il 1941 e il 1945 si assenta per prestare di nuovo servizio in guerra, questa volta con la Women’s Auxiliary Air Force grazie alla sua esperienza con la fotografia aerea. Ma dopo la guerra riprende il suo posto in facoltà. Lo lascerà solo nel 1952 trasferendosi in Francia per continuare le sue ricerche. Ma ormai ha capito che scavare unicamente in Europa rende ciechi i ricercatori, serve una visione più ampia. Perciò nel 1958, a 66 anni, se ne va a scavare a Adlun in Libano con l’assistenza di Diana Kirkbride.

L’anno seguente le viene chiesto di scavare con urgenza a Ras-el-Kelb, a nord di Beirut, dove è stata trovata una grotta con resti significativi durante la costruzione di una strada. Scava per sette settimane, febbrilmente. Torna a Adlun nel 1963 con un team di giovani archeologi ma la sua salute già vacilla e spesso non può presentarsi sul campo. Muore nel 1968 a Cambridge per le conseguenze di un infarto di pochi mesi prima.

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