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Dpcm: protesta degli chef stellati contro la chiusura anticipata alle 18

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ristorante
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Continua a destare preoccupazione la stretta imposta dal nuovo Dpcm, firmato oggi dal premier Giuseppe Conte, riguardante la chiusura anticipata di bar e ristoranti alle ore 18.

Dpcm. Protesta degli chef stellati

La preoccupazione serpeggia tra gli addetti della ristorazione, che anzi, a seguito delle norme presenti nel nuovo Dpcm, firmato oggi 25 Ottobre, dal premier Giuseppe Conte, rischia di tramutarsi in rabbia, a causa della chiusura anticipata di bar e ristoranti alle ore 18.

A salire sulle barricate, anche chef stellati del calibro di Antonino Cannavacciuolo, Massimo Bottura e Davide Oldani, solo per citarne alcuni, che dichiarano: -“Noi rispetteremo le regole, naturalmente, ma così diventa davvero difficile per tutti: farci chiudere alle 18 è inammissibile”.

La protesta arriva dopo l’ennesimo Dpcm da parte del Governo, che già a partire dai mesi di Maggio-Giugno, aveva chiesto ai gestori dei ristoranti di adeguarsi alle nuove normative per favorire il distanziamento anche a tavola, così come dichiara lo chef Cannavacciuolo, chef stellato del ristorante «Villa Crespi» di Orta San Giulio (Novara): “Ci siamo messi in regola da maggio, rispettando leggi e regolamenti, riducendo i coperti, prevedendo i distanziamenti. Abbiamo fatto tutto per riaprire in sicurezza. e ora rischiamo di dover chiudere un’altra volta. Non dovevamo arrivare a questo punto. Per l’impegno che ci abbiamo messo non ce lo meritiamo”. Sulla stessa linea anche Davide Oldani: –“La salute pubblica, quella dei clienti e dei nostri collaboratori ha la priorità. Seguiremo le regole, come del resto abbiamo fatto in questi mesi. Naturalmente è un colpo pesante per noi ristoratori”.

Anche Massimo Bottura, chef e proprietario dell’Osteria Francescana a Modena, non vede con entusiasmo questa nuova serrata anticipata : –“Ci penalizzano per negligenze altrui, i ristoratori che hanno rispettato le regole avrebbero il diritto di lavorare”

Una protesta trasversale

É una protesta trasversale quella che in queste ultime ore stà attraversando le cucine dei ristoranti di tutta Italia, come dimostrato da Ciccio Sultano, chef stellato del ristorante Duomo di Ragusa, che con un messaggio su Instagram dice: –“Sono senza parole di fronte alla prospettiva che dovremo chiudere alle 18. Tanto vale aprire solo per il pranzo o non aprire proprio. È inaccettabile che, invece di assumerci tutti una fetta di responsabilità si decida per la legge del taglione. Posso dire che dal momento della riapertura a oggi, il mio ristorante come chiunque si sia attenuto alle regole e le abbia fatte rispettare, ha rappresentato una sorta di presidio medico. Nel mare magnum della ristorazione le situazioni e i comportamenti non sono sempre gli stessi. Fare di tutta l’erba un fascio, di solito, denota un fondo di paura o di incomprensione della realtà”.

L’appello al Governo

Dai ristoratori un appello di aiuto al Governo, in termini economici, che gli consenta di non chiudere le loro attività, così come accade in altri paesi, quali Gran Bretagna e Stati Uniti, come dichiarato da Max Mascia in un’intervista al Corriere: – “Ci sono tanti ristoratori che hanno investito, anche tanto, e che rischiano di fallire. Soprattutto tanti giovani che hanno iniziato da poco e che rischiano di non farcela. Insomma, per molti locali, le misure restrittive di questo nuovo dpcm, potrebbero rappresentare un macigno insormontabile, forse una vera pietra tombale“. Ma dagli stessi ristoratori arriva anche una proposta, ossia differenziare le divese attività, come ristoranti, pub, pizzerie, apericena e imponendo loro obblighi diversi a seconda che ci si trovi in grandi città o piccoli centri, lasciando i locali aperti nei secondi e mettendo l’obbligo di non uscire dal Comune dopo le 18.