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Draghi contro le sanzioni sul gas: "L'Ue mantenga l'ingaggio con Putin"

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(Photo: STRINGER via Getty Images)
(Photo: STRINGER via Getty Images)

“Se vogliamo adottare delle sanzioni che prevedano anche il gas, siamo veramente capaci di farlo? Siamo forti abbastanza? È il momento giusto? Chiaramente la risposta è no”. Il pragmatismo di Mario Draghi sfida anche i desiderata del primo alleato dell’Italia e dell’Ue, Joe Biden. Nella conferenza stampa di fine anno, il premier scavalca le reticenze europee su cosa fare con Vladimir Putin che ‘assedia’ di truppe il confine con l’Ucraina. Per Draghi “l’Ue deve mantenere il suo ingaggio con Putin”, anche perché al momento l’Unione non ha un fattore “di deterrenza” da poter usare. Tanto più che gli Stati membri non riescono a trovare un accordo su come contrastare l’aumento dei prezzi dell’energia.

Le parole del presidente del Consiglio (e possibile futuro presidente della Repubblica, come lui stesso lascia intendere nella conferenza stampa, non ritraendosi dalle numerose domande sul tema) puntano ad assestare una direzione di marcia alle scelte che l’Unione Europea è chiamata a compiere, ora che il presidente Usa - alleato indiscutibile, ‘ritrovato’ dopo la parentesi Trump - insiste a sollecitare una reazione ferma da parte delle cancellerie del vecchio continente contro le minacce di Mosca, oltre che della Cina. Com’è nel suo stile, Draghi non guarda alla necessità dei proclami, ma allo stato di necessità che costringe tutti i paesi dell’Unione ad affrontare la complicatissima sfida dell’aumento dei prezzi del gas, materia prima sulla quale sono tarati i prezzi delle altre fonti di energia.

Draghi si mostra persino dubbioso su certi resoconti di quanto sta avvenendo al confine con l’Ucraina. “Alcune fonti parlando di un rallentamento dello schieramento di truppe russe nelle ultime settimane - dice - Altre fonti americane dicono che nei prossimi giorni ci saranno altri dispiegamenti”. Il fatto è che al momento l’Unione non ha ‘armi’ a disposizione per reagire. Né dal punto di vista di “missili, cannoni, eserciti”, perché il progetto di difesa comune è in ancora in fase di discussione e la Nato, grazie a Biden, “ha individuato la priorità nel quadrante indo-pacifico”. Né dal punto di vista economico, in quanto eventuali sanzioni scatenerebbero l’offensiva di Putin sulle forniture di gas.

Ecco perché, spiega Draghi, “l’Ue deve mantenere il suo ingaggio con il presidente Putin, il quale, cercando la telefonata con Biden, sembra voglia mantenere un atteggiamento dialogante, in cui forse degli sviluppi che non portino a decisioni irreversibili sono ancora possibili”. Il riferimento è all’ultimo colloquio tra il presidente Usa e il capo del Cremlino, a distanza di sei mesi dal loro bilaterale a Ginevra a giugno. Certo, occorre rispettare gli accordi di Minsk, continua Draghi: “Non sono stati osservati da nessuna delle due parti, né dal presidente dell’Ucraina Zelensky, né da parte russa. Rispettarli potrebbe essere il primo passo per sdrammatizzare la situazione”.

Ecco, ma intanto l’Ue dovrebbe trovare il modo per fronteggiare il problema dei prezzi dell’energia saliti alle stelle. Dopo il record di ieri (180,5 euro per megawattora, in rialzo del 22 per cento, secondo il il benchmark Ttf), il prezzo del gas resta sugli stessi livelli anche oggi (180,2 euro per megawattora nell’hub olandese, riferimento per l’Europa). Un’impennata che minaccia seriamente la ripresa, messa già a dura prova dalla diffusione della nuova variante di covid, omicron. Eppure all’ultimo Consiglio europeo dell’anno, il 16 dicembre scorso, i leader dell’Unione non hanno raggiunto un accordo su questo dossier, il più urgente di tutti. Draghi era lì, ha discusso fino a notte fonda con i partner dell’Ue, ma alla fine il capitolo energia è stato addirittura eliminato dalle conclusioni finali.

Ora l’Italia e gli altri paesi del sud Europa, che chiedono stoccaggi comuni del gas su base volontaria per calmierare i prezzi, dovrebbero aspettare fino al Consiglio europeo di marzo per un’altra discussione sul tema. Potrebbe essere troppo tardi: è in inverno che il fabbisogno di gas è più irrinunciabile, per i riscaldamenti. Ed è per questo che, rispondendo ad una nostra domanda in conferenza st Draghi chiede “un’iniziativa” di tipo europeo “senza aspettare il summit di marzo”.

All’orizzonte, non c’è un’azione europea sull’argomento, dopo che i leader l’hanno di fatto abortita al Consiglio della settimana scorsa, divisi su diverse questioni. Non tanto sullo stoccaggio comune del gas, sottolinea anche Draghi, quanto sull’Ets, il sistema di tracciamento delle emissioni che gli Stati dell’est, dipendenti dal carbone, ormai contestano senza mezzi termini, da quando sono aumentati i prezzi. E poi sulla tassonomia, il documento che la Commissione Europea avrebbe dovuto presentare oggi per stabilire quali fonti inquinano e quali invece sono ‘verdi’. Presentazione slittata, dopo che il summit del 16 dicembre ha ‘fotografato’ distanze addirittura tra Francia e Germania: la prima convinta che il nucleare debba essere incluso nella tassonomia, la seconda contraria.

Draghi però dice che “la Commissione Europea sta lavorando”. E intanto va avanti il “livello nazionale: un sostegno ci sarà, se necessario, oltre quello che è già stato deciso” con gli aiuti alle fasce più colpite. Il problema però è nel manico: cioè nel meccanismo che oggigiorno regola i prezzi dell’energia su quelli del gas, i più alti di tutti. Anche questo è stato argomento di accesa discussione a Bruxelles: gli Stati del nord difendono strenuamente il sistema attuale, che, è la loro tesi, serve a far arrivare maggiori risorse al settore delle rinnovabili.

Ma intanto strozza gli Stati che sono più indietro nella transizione. “Ci sono grandi produttori che stanno facendo profitti fantastici perché adesso i prezzi sono tarati sul gas”, dice Draghi in conferenza stampa. “Occorrerà riflettere per chiamare i grandi venditori di energia a partecipare al sostegno dell’economia di imprese e famiglie”.

È questa la cornice di difficoltà che, secondo Draghi, lascia pochi margini di azione all’Ue nei confronti di Putin, a meno che l’azione non significhi dialogo. E ora è anche più chiaro il motivo per cui il presidente del Consiglio non ha partecipato al vertice europeo sul partenariato orientale a Bruxelles il 15 dicembre scorso, forum finalizzato a legare all’Unione le ex repubbliche sovietiche Armenia, Azerbaigian, Bielorussia (stavolta assente per le tensioni con Lukashenko sui migranti), Georgia, Moldavia e Ucraina, strappandole all’influenza del Cremlino. Un summit che non è tra le priorità italiane, storicamente. Men che meno adesso, che dialogare con Putin è utile, oltre che necessario, Draghi dixit.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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