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Draghi e Meloni condannano la Germania per la decisione sullo scudo

Olaf Scholz
Olaf Scholz

In Germania, l’inflazione ha raggiunto il 10%, il livello più alto dall’inizio degli anni Cinquanta. A essa si aggiungono i prezzi del gas a quote astronomiche e la falle nelle condutture del Nord Stream nel mar Baltico. Il ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner, ha dichiarato: “Ci troviamo nel pieno di una guerra dell’energia, sono in gioco benessere e libertà“.

Germania, scudo di 200 miliardi come “chiarissima risposta a Putin”

Il governo guidato dal cancelliere Olaf Scholz ha quindi deciso di utilizzare uno scudo di ben 200 miliardi di euro come, sempre secondo il ministro delle Finanze del Paese, “chiarissima risposta a Putin. Il rischio è che vengano distrutte molte delle conquiste che nei decenni sono state costruire: non lo possiamo accettare e ci difenderemo”.

“I prezzi devono calare e caleranno”, così che imprese e cittadini possano affrontare “questa immensa sfida”, ha dichiarato il cancelliere in una conferenza stampa virtuale (poiché ha contratto il Covid-19).

“Apriamo un grande ombrello che permetta a tutti i cittadini, i lavoratori e anche le imprese, di affrontare l’aumento dei prezzi del gas. Questo ombrello che farà da freno al prezzo del gas sarà finanziato con un fondo per la stabilizzazione economico pari a 200 miliardi di euro“, ha annunciato Scholz.

Il pacchetto di misure sarà valido “quest’anno e anche oltre il prossimo anno. Dopo la distruzione dei gasdotti nel Mar Baltico, sappiamo che presto cesserà del tutto l’approvvigionamento di gas alla Germania. Ma noi ci siamo preparati. Siamo pronti. Importiamo gas da altri Paesi, utilizziamo le capacità di tanti porti all’est e al nord, i nostri stoccaggi a oggi sono pieni al 90%. Le centrali di carbone continuano a funzionare, mentre due delle ultime tre centrali nucleari continuano a rimanere a essere collegate fino ad aprile 2023″, ha detto ancora il cancelliere.

Draghi, “risposta unita di fronte alle minacce comuni”

A Mario Draghi sembra non essere andata giù la mossa della Germania. “La crisi energetica richiede da parte dell’Europa una risposta che permetta di ridurre i costi per famiglie e imprese, di limitare i guadagni eccezionali fatti da produttori e importatori, di evitare pericolose e ingiustificate distorsioni del mercato interno e di tenere ancora una volta unita l’Europa di fronte all’emergenza”, ha dichiarato il premier italiano.

“Davanti alle minacce comuni dei nostri tempi, non possiamo dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali. Nei prossimi consigli europei dobbiamo mostrarci compatti, determinati, solidali, proprio come lo siamo stati nel sostenere l’Ucraina”, ha continuato Draghi.

Per il momento non sembra passare nemmeno l’idea dell’Italia, appoggiata dalla Francia, di applicare un price cap generalizzato: contrari proprio la Germania e altri 11 Stati che temono un nuovo choc delle forniture. Con la mossa tedesca, il rischio è ora che ogni Paese decida per sé, vanificando gli sforzi dell’Unione europea.

Meloni, “risposta immediata a livello europeo

Simile a quella di Mario Draghi la posizione adottata da Giorgia Meloni, che ha sentito il premier per telefono e in una nota ha dichiarato: “Di fronte alla sfida epocale della crisi energetica serve una risposta immediata a livello europeo a tutela di imprese e famiglie”.

“Nessuno Stato membro può offrire soluzioni efficaci e a lungo termine da solo in assenza di una strategia comune, neppure quelli che appaiono meno vulnerabili sul piano finanziario. Per questo l’auspicio è che nel Consiglio europeo sull’energia di domani, prevalgano buon senso e tempestività. Su questo tema di vitale importanza per l’Italia confido nella compattezza di tutte le forze politiche“, ha spiegato Meloni.