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Draghi teme la guerra valutaria di Trump

Emanuele Canegrati
 

Ecco la view di Canegrati analista finanziario a BP PRIME .

I verbali della Banca centrale europea appena pubblicati hanno messo in luce tutti i timori dei banchieri centrali dell'Eurozona sul rischio che l'amministrazione Trump possa decidere deliberatamente di avviare una guerra valutaria contro l'euro.

Il resoconto della riunione di politica monetaria tenutasi lo scorso 24-25 gennaio e pubblicato il 22 febbraio, ha anche rivelato che i falchi della BCE hanno spinto per un cambiamento nella forward guidance della banca, sostenendo che le condizioni economiche nell'area euro sono ormai abbastanza solide da poter permettere di eliminare l'impegno espresso finora ad aumentare il programma di alleggerimento quantitativo in caso di rallentamento dell'economia europea.

Mario Draghi, il mese scorso, aveva risposto al segretario al Tesoro americano Steven Mnuchin, il quale aveva affermato in maniera lapalissiana che la debolezza del dollaro era positiva per l'economia americana. Draghi aveva ribattuto che l'amministrazione Trump è tenuta a rispettare come tutti gli altri paesi le regole del sistema monetario internazionale, che vietano alle nazioni di svalutare deliberatamente le loro monete.

La presa di posizione di Mnuchin è stata interpretata come un segnale che gli Stati Uniti potrebbero rinunciare alla loro politica valutaria del dollaro forte, una eventualità che potrebbe comportare effetti negativi per le esportazioni dei paesi dell'Eurozona e rendere più difficile per Francoforte il raggiungimento del suo obiettivo di riportare il tasso di inflazione vicino alla soglia del 2%.

I verbali mostrano anche che le paure di Draghi sono state ampiamente condivise dagli altri banchieri centrali. "Sono state espresse preoccupazioni in merito alle recenti dichiarazioni in campo internazionale sull'evoluzione dei tassi di cambio e, più in generale, sullo stato generale delle relazioni internazionali. È stata sottolineata l'importanza di aderire alle dichiarazioni concordate sul tasso di cambio: tali accordi escludono esplicitamente svalutazioni competitive", si legge nei verbali.

La volatilità dell'euro è, sempre secondo le minute della BCE, "una fonte di incertezza che richiede un attento monitoraggio".

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