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Draghi vede Salvini: nessuna concessione e difende Speranza

Federica Fantozzi
·Giornalista
·1 minuto per la lettura
Getty images (Photo: Getty images)
Getty images (Photo: Getty images)

Tra il 20 aprile caldeggiato da Salvini per l’inizio delle “riaperture in sicurezza” e la festa nazionale del 2 giugno avanzata dal ministro Garavaglia, Mario Draghi si divincola con il consueto sorrisetto: “Non ho una data perché dipenderà dall’andamento dei contagi e dalle vaccinazioni delle categorie fragili”. Il punto non cambia: decide la scienza, decidono i dati. Il problema però, il premier – reduce dal faccia faccia con il leader della Lega - se lo pone eccome: “Il migliore sostegno per l’economia sono le riaperture, lo chiedono tutti, sono consapevole della situazione”. Il governo, insomma, ci sta lavorando: “Vedremo le prossime settimane, devono essere di aperture e non di chiusure ma in sicurezza, si può riconsiderare anche prima del 30 aprile ma dipenderà dai parametri”. Si concede addirittura una battuta: “Non diamo per persa la stagione turistica, magari aprirà prima del 2 giugno...”.

Parole che certamente non dispiacciono all’ex vicepremier gialloverde. Nessuna concessione, invece, sulla “linea prudenziale” tenuta da Speranza, che Salvini ha messo – non da oggi – nel mirino: “No al rosso ideologico, non vogliamo un Paese tutto rosso Speranza”, ha ribadito nel colloquio. E non è un caso che il faccia a faccia subito precedente del premier sia stato con Pier Luigi Bersani, fondatore di Articolo Uno, che ha difeso il “suo” ministro invocando un “aggiustamento politico” dell’azione di governo e un’assunzione di responsabilità sulle scelte da parte del premier. Che arriva, puntuale e pubblica: “A Salvini ho detto che ho voluto io Speranza nel governo e ne ho molta stima”.

A Palazzo Chigi, il leader leghista ha portato l’obiettivo di riaprire “in base ai dati” a cominciare da metà aprile e a partire “...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.