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I dubbi della costituzionalista su Autostrade: "Milleproroghe mina fiducia tra privati e Stato"

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Il decreto milleproroghe pubblicato in Gazzetta ufficiale presenterebbe diversi profili di incostituzionalità. Tagliando drasticamente gli indennizzi previsti per un concessionario in caso di revoca della concessione e stabilendo che sia Anas il nuovo affidatario potrebbe mancare dei requisiti di "omogeneità" e dei "presupposti di necessità e urgenza".  

Il parere è di Paola Bilancia, docente di Diritto costituzionale all'Università Statale di Milano. Nel milleproroghe - con cui lo stesso leader politico del M5S, Luigi Di Maio, ha detto essere stato avviato il "percorso che ci permetterà di revocare le concessioni" ad Autostrade per l'Italia - non si sarebbe dovuto trattare un argomento così 'delicato', sottolinea. 

"Il tema delle concessioni e della loro revoca o decadenza dovrebbe avere una propria autonomia legislativa", e quindi essere normato da una legge ad hoc. Sembra invece quasi una norma "intrusa" in un decreto che dovendo solo prorogare dei termini di legge, ha allargato il suo contenuto. Si è scritta una norma, argomenta Bilancia, che potrebbe essere valutata come "non coerente con il contenuto del decreto legge", un fatto "già sanzionato più volte dalla Corte Costituzionale, sempre molto attenta all'omogeneità all'interno di un decreto legge".  

E questo anche se il decreto nella versione pubblicata in Gazzetta ufficiale ha ampliato il suo titolo in 'Disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica'. Poi, sottolinea la costituzionalista all'Adnkronos, i presupposti di necessità e urgenza "potevano essere ravvisati un anno e mezzo fa con la caduta del Ponte Morandi, non oggi". 

Dal punto di vista amministrativo, poi, "voler cambiare con un provvedimento normativo le clausole di un contratto di concessione in essere mette a rischio la tutela del legittimo affidamento tra i privati e lo Stato, e quindi la loro fiducia".  

Nel testo, Bilancia ravvisa un'altra contraddizione: "Si inserisce una norma ordinamentale, che disciplina una revoca, e poi si parla di un affidamento temporaneo" ad Anas, senza una gara. "Si può passare da un concessionario privato a un affidatario pubblico, anche se temporaneo, senza prevedere una gara europea?", si chiede la professoressa. 

Insomma, si aprono le porte ad un contenzioso tra Autostrade e Stato che potrebbe essere "la causa del secolo, perché chiama in causa tematiche costituzionali, amministrative e civilistiche".  

Da non dimenticare, poi, c’è il fatto che Atlantia, che controlla Autostrade, è una holding quotata in Borsa ad azionariato diffuso: "Solo il 30% è di proprietà dei Benetton, il resto appartiene anche ad investitori istituzionali esteri: ogni mossa comporta un rischio reputazionale per tutto il sistema Paese".