Prima azienda di radio poi casa produttrice di moto: la storia eclettica della Ducati

In un incontro organizzato da Assolombarda le storie di tre imprese italiane famose nel mondo grazie alla creatività

Il  design funziona quando sa farsi dare per scontato, e si mimetizza nelle abitudini di chi lo usa. Assolombarda, l’associazione degli industriali di Milano, ha organizzato un incontro per scovare la creatività che c’è dietro gli oggetti di uso più comune. Tre storie italiane, come quelle della macchina del caffè espresso Cimbali, dei prodotti per la cucina Alessi, o della moto Ducati. A raccontarli, sono stati invitati i custodi di queste storie: i curatori del Museo della Macchina per Caffè di Binasco, del Museo Alessi di Milano e del Museo Ducati di Bologna.

La Ducati ha un passato interessante da raccontare, molto lontano da quella che conosciamo oggi: le due ruote, la partecipazione al Motomondiale, il motore desmodromico. Ma i fratelli Ducati, dal 1926 fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, si occupavano di radio, e producevano condensatori elettrici. La Società Scientifica Radio Brevetti Ducati è nata in uno scantinato in Via Collegio di Spagna a Bologna: in pochi anni, grazie alla bravura di Adriano Ducati (il primo a collegare simultaneamente via radio i cinque continenti) erano diventati la fabbrica italiana più importante del settore, con tre stabilimenti nel bolognese. “Non bisogna per forza andare a cercare figure come Steve Jobs o Bill Gates, anche i nostri Ducati hanno avuto inventiva e coraggio”, racconta con orgoglio Livio Poli, direttore del Museo Ducati.

La fabbrica era stata riconvertita a uso militare durante la guerra e bombardata dagli americani nel 1944. Nel dopoguerra, nel momento in cui toccava ripartire da zero, i Ducati fecero la conversione che avrebbe fatto la loro fortuna globale, da elettrotecnica a meccanica. Il primo risutato fu un motore per biciclette, un monocilindrico chiamato cucciolo, il primo oggetto a cambiare il corso di questa storia. Con il cucciolo, i Ducati vendettero 250mila bicimotore nel mondo.

La seconda svolta arrivò sempre dal design, con Pietro Taglioni, l’ingegnere che nel 1956 inventò il primo motore monocilindrico, che fece la fortuna della Ducati nelle corse alla fine degli anni 50, e quello desmodromico, ancora oggi in uso sulle due ruote bolognesi. Negli anni, i Ducati hanno perso il controllo della fabbrica e del marchio. L’anno scorso il 70% degli asset è passato ad Audi. Oggi una moto su dieci (l’11%) nel mondo è una Ducati.