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Durante il voto per il Colle il consenso per i partiti si sta spostando?

·7 minuto per la lettura

AGI - Fotografare gli equilibri del consenso ai partiti nei giorni in cui si elegge il nuovo Presidente della Repubblica ci fornisce una pietra di paragone importante per giudicare, quando questo importante passaggio istituzionale sarà alle nostre spalle, chi saranno i vincitori (e chi gli sconfitti) di questa battaglia politica di primissimo piano.

Ecco perché la Supermedia di oggi è particolarmente importante. Il quadro, a dire il vero, non si presenta molto diverso da quello delle scorse settimane, con il Partito Democratico sempre in prima posizione con il 21,3% davanti a Fratelli d'Italia (19,4%) e Lega (18,3%).

Tutti gli scostamenti registrati sono attribuibili a normali oscillazioni statistiche: in linea di massima, il trend di medio periodo ci dice che i primi 3 partiti sono sostanzialmente stabili, mentre il M5S si conferma in difficoltà (sotto il 15%) e Forza Italia in lieve – ma costante – ripresa.

In termini aggregati, il centrodestra sembra leggermente meno tonico rispetto alle settimane scorse, mentre il centrosinistra – sia nel suo formato “classico” sia inteso come componente giallo-rossa all'interno della maggioranza di Governo – recupera un po' di terreno. Ma si tratta, anche qui, di scostamenti che non modificano in modo sostanziale il quadro che abbiamo imparato a conoscere bene negli ultimi mesi.

Ci pare interessante fornire un aggiornamento nel consenso alle forze che sostengono il Governo Draghi: forze che, anche nell'ultimo periodo, raccolgono le preferenze di oltre il 70% degli italiani, nonostante un avvio dell'anno non privo di criticità (legate alle politiche di contrasto ai contagi da Covid-19) e all'incertezza che aleggia un po' su tutta la politica viste le incognite sul futuro del Presidente del Consiglio stesso – tutt'ora tra i favoriti per la successione a Sergio Mattarella al Quirinale.

Naturalmente, come è stato notato da diversi osservatori, la vasta maggioranza che sostiene l'attuale governo di unità nazionale è in realtà estremamente frammentata, e non è possibile trasporla sic et simpliciter in una maggioranza “presidenziale” in grado di eleggere il nuovo Capo dello Stato.

La battaglia politica che si sta svolgendo in queste ore viene combattuta da una piccola “folla di minoranze”, tutte troppo deboli numericamente per essere decisive, ma tutte a loro modo troppo “ingombranti” (per un motivo o per un altro) per accettare un esito sgradito. Ecco perché l'esito di questa elezione presidenziale si ripercuoterà inevitabilmente sull'appeal di un partito/leader (o più d'uno) e per contro vedrà altri uscirne ridimensionati, indeboliti, meno credibili agli occhi – anche – degli elettori.

#Quirinale: con la proclamazione di Rossella Sessa (FI), appena subentrata alla Camera a un deputato scomparso pochi giorni fa, i grandi elettori totali da oggi sono 1009.
In questa grafica trovate la loro divisione per partito. pic.twitter.com/zmdcX29faT

— YouTrend (@you_trend) January 25, 2022

Già, gli elettori. Mentre la politica in questi giorni è completamente bloccata, concentrata com'è sull'elezione del Presidente della Repubblica, sappiamo cosa pensano i cittadini di queste elezioni? La risposta, naturalmente, è affermativa. Nelle scorse settimane gli istituti di sondaggio hanno abbondantemente interpellato gli italiani su questo evento, e abbiamo già visto quali siano i nomi più (o meno) graditi come futuro Presidente. Innanzitutto, va detto che l'elevatissima attenzione posta dai media su queste elezioni non è frutta di una “distorsione”: secondo Euromedia, il 70% degli italiani si dice interessato all'elezione del nuovo Presidente della Repubblica, una percentuale notevole se si considera il trend (in netto calo) della partecipazione e del coinvolgimento politico nel nostro Paese, e che raggiunge il 90% tra gli elettori di Forza Italia, PD e altri partiti minori di centrosinistra.

Per quanto riguarda il Presidente “ideale”, ossia le qualità che dovrebbe avere il Capo dello Stato, gli italiani dimostrano di avere le idee piuttosto chiare, in linea con quello che stabilisce la Costituzione e che si è ormai consolidato in decenni di consuetudine repubblicana. Da una recente indagine di Ipsos, infatti, emerge come le principali caratteristiche che gli italiani si aspettano dall'inquilino del Quirinale siano la capacità di garantire il funzionamento delle istituzioni, la capacità di trasmettere serenità e vicinanza ai cittadini, e il suo ruolo di arbitro “super partes”: tutte caratteristiche, queste, citate da una quota di intervistati ben superiore al 60%.

Da questo orientamento discende – quasi automaticamente – il desiderio che il prossimo Presidente sia eletto in modo condiviso, superando le (tante) divisioni, invece di provare a far prevalere una candidatura di parte: come confermato dal sondaggio Quorum/YouTrend per SkyTG24, secondo cui il 68% degli italiani vorrebbe una figura non divisiva, mentre per un 21% andrebbe bene anche una figura espressione di una singola area politica.

Sorprendentemente, secondo Ipsos una maggioranza quasi sovrapponibile degli italiani (il 69%) esprime però sfiducia nei confronti della lungimiranza delle forze politiche, affermando di ritenere che i partiti si faranno guidare nella scelta dai propri interessi, piuttosto che guardare al bene del Paese; ma poi, per quanto riguarda l'esito, torna a fare capolino un certo ottimismo: la maggioranza relativa, infatti (35%), è più propensa a credere che alla fine verrà eletto un Presidente di orientamento indipendente, piuttosto che uno di centrodestra (28%) o di centrosinistra (6%).

Per quanto riguarda Draghi, più nello specifico, abbiamo già visto come gli italiani lo ritengano senza dubbio adatto ad essere il successore di Mattarella; ma anche come (secondo diverse rilevazioni) preferiscano continuare a vederlo alla guida del governo fino a fine legislatura.

Piuttosto, è interessante notare come, almeno nei primi – infruttuosi – scrutini, siano state avanzate diverse candidature “di peso” che lasciano intravedere la possibilità concreta di un primo Capo dello Stato donna: da Casellati a Moratti, passando per Belloni e Cartabia, sono molte le possibilità (alcune delle quali ancora sul tavolo) che vengono incontro a un orientamento molto diffuso ormai anche tra i cittadini: il 58% degli italiani intervistati da Ipsos riterrebbe l'elezione di una donna al Quirinale “un segnale importante”, e sul fatto che questo possa rappresentare un fatto “importante” concorda oltre il 60% secondo il sondaggio Quorum/YouTrend.

Si è parlato molto anche del metodo con cui viene eletto, nel nostro sistema istituzionale, il Capo dello Stato. Secondo alcuni osservatori, infatti, lo stallo di questi giorni sarebbe solo un'ennesima dimostrazione del fatto che sia ormai giunto il tempo che il Presidente della Repubblica venga eletto in modo diverso, magari direttamente dai cittadini (come avviene in altri Paesi, siano essi basati su una forma di governo presidenziale – come gli Stati Uniti – oppure parlamentare – come la nostra).

Su questo gli italiani mostrano di essere divisi, ma in modo molto variabile a seconda di come viene loro posta la questione (come spesso avviene quando si parla di sondaggi “a tema”). Ad esempio, secondo il sondaggio Quorum/YouTrend gli italiani si dividono esattamente a metà tra chi è d'accordo con l'attuale sistema (47,0%) e chi invece preferirebbe l'elezione diretta (46,4%) da parte dei cittadini. Euromedia invece ha chiesto se agli italiani “vorrebbero” poter eleggere il Presidente, e qui le percentuali cambiano molto: oltre 2 su 3 rispondono di sì, mentre meno di 1 su 4 (il 24,1%) continua a dichiarare di preferire il sistema vigente.

Infine, uno sguardo al “post”: cosa succederà dopo che sarà eletto il nuovo Presidente? I dati di Euromedia su questo ci dicono che gli italiani sono divisi sostanzialmente a metà tra chi dice che si andrà a votare alla scadenza naturale della legislatura, tra un anno (40,3%) e chi invece pensa che – chiunque sarà il nuovo inquilino del Colle – si andrà ad elezioni anticipate nel corso di quest'anno (42,8%). Naturalmente, le risposte variano in funzione dello scenario che viene proposto, anche per quanto riguarda i destini del governo: ecco perché, ipotizzando un'elezione di Draghi al Quirinale, ben il 45% degli italiani ritiene che l'attuale maggioranza sia destinata a rompersi, percentuale che si dimezza (23%) nel caso che invece Draghi rimanga al suo posto alla guida dell'esecutivo.

È molto probabile che nei prossimi giorni avremo una risposta a molte delle incognite indagate dalle inchieste che abbiamo appena passato in rassegna.

 

NOTA: La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto. La ponderazione odierna, che include sondaggi realizzati dall'11 al 26 gennaio, è stata effettuata il giorno 27 gennaio sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati.
I sondaggi considerati sono stati realizzati dagli istituti Euromedia (20 gennaio), Piepoli (25 gennaio), Quorum (21 gennaio), SWG (17 e 24 gennaio) e Tecnè (15 e 22 gennaio).
La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it.

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