Italia markets close in 7 hours 30 minutes
  • FTSE MIB

    23.254,96
    -9,90 (-0,04%)
     
  • Dow Jones

    31.535,51
    +603,14 (+1,95%)
     
  • Nasdaq

    13.588,83
    0,00 (0,00%)
     
  • Nikkei 225

    29.408,17
    -255,33 (-0,86%)
     
  • Petrolio

    60,02
    -0,62 (-1,02%)
     
  • BTC-EUR

    40.792,55
    +1.876,63 (+4,82%)
     
  • CMC Crypto 200

    983,85
    -2,80 (-0,28%)
     
  • Oro

    1.719,00
    -4,00 (-0,23%)
     
  • EUR/USD

    1,2006
    -0,0054 (-0,44%)
     
  • S&P 500

    3.901,82
    +90,67 (+2,38%)
     
  • HANG SENG

    29.095,86
    -356,71 (-1,21%)
     
  • Euro Stoxx 50

    3.709,40
    +2,78 (+0,07%)
     
  • EUR/GBP

    0,8650
    -0,0003 (-0,03%)
     
  • EUR/CHF

    1,1025
    +0,0007 (+0,06%)
     
  • EUR/CAD

    1,5233
    +0,0001 (+0,01%)
     

È finito un film

Alessandro De Angelis
·ViceDirettore
·2 minuto per la lettura
(Photo: Francesco Fotia / AGF)
(Photo: Francesco Fotia / AGF)

Perché in fondo la politica ha una logica e la data del 27 gennaio, giorno della relazione in Aula sulla giustizia non è Cigno nero, ma un appuntamento già noto la settimana scorsa, quando il governo ha incassato una fiducia piccola. E, nell’euforia collettiva ha affogato l’elementare previsione che i numeri non sarebbero stati sufficienti a superare il primo scoglio su Bonafede. Dunque Conte si dimette, anzi è costretto a dimettersi, cedendo al pressing di quanti, tra Pd e Cinque stelle, suggeriscono di “non cadere in Aula” perché logica vuole che se uno cade in Aula, poi difficilmente può giocarsi il “reincarico” per la formazione di un nuovo governo. E già questo archivia tutte le chiacchiere sul voto, disvelando la strumentalità con cui veniva evocato con l’intento di spaventare i parlamentari inducendoli a sostenere il governo in nome della tutela delle poltrone.

Finisce un film: l’ossessiva, testarda, eterna ricerca di blindare l’assetto esistente protrattosi, con un governo immobile, fino a quota 86mila morti. E da domani inizia un altro film: dimissioni, consultazioni, percorso che porterà alla formazione di un altro governo. È, oggettivamente, una vittoria tattica di Renzi, di cui è stata celebrata una frettolosa uscita di scena, che – giusto o sbagliato che sia, ognuno ha il suo giudizio – ha portato tutti sul terreno da lui voluto di una crisi formale, per discutere di nuovi assetti. E qui c’è un dato politico per nulla irrilevante. Perché quella che si apre con le dimissioni di Conte non è una “crisi pilotata”, di una maggioranza che è tale, dove una forza politica chiede una “svolta”, un “cambio di passo”, un “nuovo programma” (chiamatelo come volete”) e un nuovo assetto. E lì arriva. È una crisi in cui i “...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.