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E se avessimo chiuso le Borse? Chiedere scusa

Guido Gennaccari
·3 minuto per la lettura

Marzo 2020 ha segnato sui vari listini azionari il record come massimo drawdown giornaliero e settimanale per alcuni indici mentre, ad aprile 2020, il petrolio su una scadenza del future è andato addirittura negativo. Alcuni operatori del settore, regolatori e politici quali Savona, Tamburi, Della Valle e Renzi, avanzarono la proposta di una chiusura delle contrattazioni di borsa: premere l’interruttore per spegnere il meccanismo che consente di dare un valore agli asset quotati oltre alla possibilità di trasformali in liquidità e viceversa. Nascondere la polvere sotto il tappeto non serve a nulla. La borsa valori è il termometro dell’economia, la linfa vitale del capitale finanziario al servizio delle imprese, il luogo dove la domanda e l’offerta di liquidità si incrociano. La borsa è lo specchio, non la causa degli eventi registrati. Con la Borsa è possibile investire, partecipando al finanziamento del business sottostante nel lungo periodo con obiettivo di profitto, oppure speculare cercando semplicemente di raggiungere l’obiettivo di un profitto noncuranti del mezzo e dei tempi con cui ottenerlo: “il fine (guadagno) giustifica i mezzi (speculazione)”.

Il mercato, ossia la finanza al servizio dell’economia reale (in teoria), è necessario ma può essere “drogato” se le regole lo consentono (eccessiva leva finanziaria o monetaria da QE), se i regolatori non riescono a vigilare con efficacia o in ritardo, oppure a causa di operatori che agiscono senza adeguati sistemi di risk management e compliance con ricadute sistemiche gravi e profonde sui mercati finanziari e l’economia (Lehman Brothers). Cosa sarebbe potuto accadere alla Borsa se fosse stata chiusa? Perché non viene proposta la chiusura quando si presentano fenomeni opposti quali le bolle finanziarie create dall’euforia con rialzi non giustificati dai fondamentali (Dot.com)?

Ipotizzare di non avere un mercato di negoziazione implica incentivare scambi otc o nel dark web, magari favorendo la decentralizzazione tramite cryptocurrencies, con pesanti svantaggi per l’operatore retail rispetto a chi consente e favorisce tali scambi fuori mercato: illiquidità, prezzi in super saldo, certezza della negoziazione, scambi in mano alla malavita con fenomeni di usura…e le materie prime? Cosa sarebbe successo alla filiera delle varie imprese che producono nell’economia reale? Azioni chiuse e petrolio aperto? Se qualcuno avesse chiesto ai favorevoli della chiusura: ok domani chiudiamo, ma come risolviamo questi problemi?

Immaginate il blocco dei bancomat, come in parte avvenuto in Grecia, su scala globale; chi non avesse avuto disponibilità liquide, seguendo il principio “investire è fondamentale per proteggersi dell’inflazione”, cosa avrebbe dovuto fare? Chiedere prestiti alla banca mettendo in garanzia i titoli sospesi dalle contrattazioni e a che prezzo? Questi ragionamenti varrebbero anche se i mercati azionari non avessero recuperato (o quasi) i livelli pre-covid. Anche la Cina aveva prolungato la chiusura della Borsa dopo il Capodanno cinese ma ha dovuto poi riaprire subito, stesso discorso per le Filippine, in Usa o altri paesi il problema non si è posto. Il momentaneo divieto di vendite allo scoperto naked (short selling) invece è un palliativo che non serve a nulla, come dimostrato dalla storia recente ma necessario perché da l’idea politica che qualcosa si sia pur fatto. La richiesta di chiusura della borsa è pervenuta da professionisti seri, capaci e affermati quali Tamburi, però sbagliare è umano ma perseverare…basterebbe semplicemente che qualcuno abbia il coraggio di dire “scusate, ci siamo sbagliati, una lezione per il futuro”.

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