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EBook The Skill: "Boom e crollo delle grandi imprese infrastrutturali"

Ssa

Roma, 17 dic. (askanews) - Storico volano economico del Paese ma oggi "grande malato": è la parabola che ha contraddistinto le grandi imprese infrastrutturali. Nelle settimane in cui tenta di decollare il Progetto Italia, l'ebook "Boom e crollo delle grandi imprese infrastrutturali. L'intervento strategico di CDP e 'l'eccezione Condotte'", firmato da Dario Tasca ed edito da The Skill Press, fa il punto sulla storia degli ultimi anni ricostruendo circostanze, rivelando dati e fornendo una lente interpretativa di accadimenti tutti da chiarire come l'abbandono di una grande azienda italiana, Condotte, lasciata fallire nella indifferenza generale.

In Italia il prolungato blocco del settore e la crisi dei grandi player hanno inciso sul ridimensionamento delle nostre stime di crescita: dal +1,5% ipotizzato nella legge di Bilancio del 2018 si è passati alla previsione della Commissione europea secondo cui il nostro prodotto interno lordo nel 2019 crescerà solo dello 0,2%. Queste le premesse da cui prende il via lo studio, che affronta il tema della crisi del comparto, fenomeno consolidato che dura da oltre dieci anni, e della sua proiezione mediatica.

Come si legge nel rapporto ANCE 2018, "gli investimenti hanno iniziato a ridursi fin dal 2005. Questo stato delle cose è il risultato di scelte di politica economica improntate esclusivamente al rigore che hanno scaricato sugli investimenti in conto capitale e in particolar modo sulla realizzazione di nuove infrastrutture, tutto il peso delle manovre finanziarie per l'equilibrio del bilancio dello Stato. Si può stimare che la drastica riduzione delle risorse disponibili per nuove infrastrutture abbia determinato, nell'ultimo decennio, la rinuncia a circa 60 miliardi di euro di investimenti in nuove opere pubbliche".

Il Rapporto ANCE 2019 afferma inoltre che "la crisi dei lavori pubblici è proseguita anche nel 2018. Gli investimenti nel comparto sono calati di oltre il 50% in 10 anni, determinando un deficit infrastrutturale di 84 miliardi di euro" e stima che "solo il 4% dei 140 miliardi di euro messi a disposizione a partire dal 2016 per lo sviluppo infrastrutturale nei prossimi 15 anni è stato attivato".

L'ebook offre una panoramica a 360 gradi della narrazione giornalistica di questi anni sul tema, non sempre improntata a una cristallina par condicio. A cavallo tra il 2017 e il 2018 è infatti ormai chiaro che tutte le grandi imprese di costruzioni stanno attraversando una crisi mai vista. In uno scenario che certifica in maniera chiara una crisi di sistema, Condotte è però la prima vittima a subire le conseguenze del deterioramento del clima economico, come avvenne per Lehman Brothers piegata da una fuga di investitori e di banche d'affari che la lasciarono senza liquidità. La società guidata da Duccio Astaldi diventa il caso di scuola, il bersaglio da colpire, l'esempio da dare all'esterno. A questo si accompagnano le inchieste giudiziarie, che presentano all'opinione pubblica una vicenda a tinte fosche e aiutano una narrazione catastrofista.

L'influenza strategica del sistema infrastrutturale è sentita e condivisa da tutti gli attori economici. Associazioni di categoria, operatori economici e sindacati, tutti sostengono che la ripresa degli investimenti edilizi potrebbe trainare altri settori - siderurgia, trasporti, materiali - e gli effetti di questa frenata vengono misurati in almeno mezzo punto di mancata crescita. Non sempre, però, i segnali e i messaggi lanciati dalla politica in quest'ultimo anno e mezzo sono stati univoci.

In questo contesto sta prendendo corpo l'operazione Progetto Italia, la creazione del futuro maxi polo delle costruzioni con l'acquisizione di fatto di Astaldi da parte di Salini-Impregilo sotto la regia di Cassa Depositi e Prestiti che supporta l'operazione attraverso CDP Equity, società controllata dalla Cassa. Il tutto all'interno di una strategia che in base a quanto annunciato da CDP e dal governo dovrà avere un'ottica di sistema, in sostanza allargando il sostegno anche alle altre società in crisi.