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Ecco come accedere ai nostri dati che il Fisco usa per “spiarci”

·3 minuto per la lettura
Ecco come accedere ai nostri dati che il Fisco usa per “spiarci”
Ecco come accedere ai nostri dati che il Fisco usa per “spiarci”

Presentando istanza scritta all'Agenzia delle Entrate il contribuente può sapere quali spese guarda il redditometro per definire il suo reddito

C’è un modo per eludere l’occhio indiscreto del “Grande Fratello del Fisco”, il cosiddetto redditometro. Grazie a un provvedimento in vigore dal 4 agosto 2020, ogni contribuente può verificare quante e quali delle sue spese vengano prese in considerazione dall’anagrafe tributaria per ricostruire il suo reddito complessivo.

COS'È IL REDDITOMETRO

Prima di capire come comportarsi per tenere d’occhio la longa manus del Fisco, facciamo un breve punto su come funziona il redditometro, che da luglio dovrebbe rientrare in vigore dopo un blocco durato tre anni. Si tratta di uno strumento che quantifica la capacità contributiva di ogni italiano sulla base di un paniere di spese che comprende oltre 50 voci tra acquisti alimentari, abbigliamento, calzature e medicinali.

IL FISCO SOSPETTOSO

Un sofisticatissimo algoritmo predisposto dall’Agenzia delle Entrate deduce da tali spese il reddito del contribuente e rileva eventuali anomalie rispetto alle sue disponibilità economiche. Se, per esempio, un cittadino guadagna mille euro al mese e compra una Porsche da 400mila euro, è probabile che il Fisco si insospettisca e proceda a un controllo. Non è peraltro necessaria una discrepanza così ampia tra reddito e spese effettuate per far scattare gli accertamenti del caso, ecco perché è importante sapere su quali dati si basa il redditometro per i suoi calcoli.

IL REDDITOMETRO STA PER TORNARE IN AZIONE

Lo si conoscerà con più precisione dopo il 15 luglio 2021, termine previsto per la consultazione pubblica promossa dal Ministero dell’Economia e finalizzata a ripristinare il redditometro dopo il blocco del 2018. La consultazione è riservata alle associazioni più rappresentative dei consumatori e mira a individuare gli elementi che definiscono la capacità contributiva dei cittadini onde determinarne i redditi a partire dal 2016.

L'ISTANZA DA PRESENTARE PER ACCEDERE AI DATI

Vediamo ora come procedere per prevenire il Grande Fratello del Fisco. Il contribuente può scoprire quali informazioni che lo riguardano siano all’esame delle banche dati dell’anagrafe tributaria presentando un’istanza di accesso ai documenti amministrativi. Tale istanza deve essere redatta sulla base dello schema presente nel sito dell’Agenzia delle Entrate in conformità alle disposizioni in materia di accesso documentale aggiornate con il provvedimento del 4 agosto 2020.

TUTTI I SOGGETTI PRIVATI POSSONO PRESENTARE L'ISTANZA

Effettuando l’accesso alle banche dati dell’anagrafe tributaria, il contribuente saprà su quali spese si è basato il redditometro per definire le sue disponibilità economiche. Tutti i soggetti privati possono richiedere l’accesso ai dati dell’anagrafe tributaria nell’ottica di prevenire un accertamento del proprio reddito. L’istanza di accesso documentale, si legge nel sito dell’Agenzia delle Entrate, va rivolta all’ufficio preposto alla raccolta delle informazioni di cui si richiede la visione, i cui recapiti sono reperibili sempre dal sito dell’Agenzia.

LA RICHIESTA SCRITTA

La richiesta, prosegue il vademecum, si può presentare in via informale (verbale) o formale (scritta). Quest’ultima è di gran lunga preferibile e si può redigere utilizzando il modello sul sito dell’Agenzia a cui accennavamo prima. L’invio dell'istanza può avvenire tramite posta elettronica certificata, raccomandata o consegna a mano all’ufficio di competenza.

IL RICORSO IN CASO DI RICHIESTA RESPINTA

La richiesta di accesso agli atti è un diritto del contribuente. Se l’ufficio dovesse respingerla, lo stesso contribuente ha 30 giorni di tempo per presentare ricorso alla Commissione per l’accesso istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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