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Ecco come gestire il rischio asimmetrico nel debito locale dei mercati emergenti

Redazione
·4 minuto per la lettura
Ecco come gestire il rischio asimmetrico nel debito locale dei mercati emergenti
Ecco come gestire il rischio asimmetrico nel debito locale dei mercati emergenti

Wim Vandenhoeck illustra come l’approccio di Invesco all’investimento nel debito locale dei mercati emergenti miri a sfruttare i potenziali rialzi riducendo al contempo i rischi di ribasso

L’investimento nel debito dei mercati emergenti denominato in valuta locale è caratterizzato da una significativa complessità e da una potenziale volatilità. Ciò è il frutto di una complessa interazione tra molteplici fattori, tra cui: cambi valutari, qualità creditizia, tassi d'interesse, condizioni macroeconomiche e politiche regionali. Tutti questi fattori impongono un cambio di prospettiva in termini di gestione del rischio e di abilità dei gestori. L’approccio di Invesco in questo ambito, mira ad avvalersi dei potenziali rialzi riducendo al contempo i rischi di ribasso.

CAPITALIZZARE L’ABILITÀ DEI GESTORI

“Riteniamo che investire in quest'area richieda una visione strutturata in grado, da un lato, di cogliere tutte le sfaccettature della gestione del rischio e, dall’altro, di capitalizzare l’abilità dei gestori, allo scopo di garantire un'esperienza d'investimento più serena sui mercati emergenti, potenzialmente volatili”, fa sapere Wim Vandenhoeck, gestore di portafoglio di Invesco.

MINIMIZZARE IL POTENZIALE DI RIBASSO

Il fund manager, quando investe nel debito locale dei mercati emergenti, si propone di massimizzare i benefici derivanti dall'esposizione a opportunità di rendimento e reddito potenzialmente interessanti, che vanno di pari passo con i rischi relativamente più alti di questa asset class. Al contempo, ritiene che le abilità del team di gestione possano contribuire a minimizzare il potenziale di ribasso, anche se ciò potrebbe significare il dover rinunciare a determinate operazioni che potrebbero tradursi in rendimenti superiori a quelli medi di mercato. “Siamo dell'idea che affinché il tracking error possa costituire un indicatore valido della volatilità di un portafoglio deve essere utilizzato per il trattamento ottimizzato delle differenze positive e negative tra il portafoglio in questione e il benchmark”, puntualizza inoltre Vandenhoeck.

LA GESTIONE ATTIVA DEL TRACKING ERROR

Tradotto in pratica, significa mantenere un tracking error contenuto (quindi un andamento del portafoglio molto aderente al benchmark) e una volatilità più alta nei periodi di propensione al rischio, quando il team di Invesco reputa che le condizioni di mercato siano favorevoli. Ovvero di mantenere un tracking error elevato e una volatilità ridotta nelle fasi di avversione al rischio: in sostanza ridurre significativamente la volatilità del portafoglio rispetto al benchmark quando il team di gestione di Invesco ritiene che le condizioni di mercato potrebbero peggiorare e diventare rischiose.

UN APPROCCIO STRUTTURATO IN QUATTRO STEP

La declinazione di questa gestione dinamica del tracking error, è delineata in un articolato percorso d’investimento. Una meticolosa pianificazione delle scelte di portafoglio per consentire agli investitori di attraversare i vari cicli di mercato senza troppi scossoni, integrando un elemento capace di mitigare le perdite di capitale nelle fasi di recessione: un approccio strutturato, composto da quattro step, per affrontare le turbolenze dei mercati emergenti mirando ai rendimenti annualizzati superiori ai livelli di mercato sul lungo periodo.

ANALISI E BUDGET DI RISCHIO

“In primo luogo si procede a un'analisi macro globale dei mercati emergenti e sviluppati, nonché dei legami tra i due. Siamo convinti che nessuna regione e nessun mercato possano essere analizzati in maniera isolata senza tenere conto dei vari fattori esterni che entrano in gioco, ad esempio le relazioni commerciali o internazionali”, specifica Vandenhoeck. Successivamente viene stabilito un budget di rischio, ovvero il rischio complessivo che si è disposti ad assumere, così come il livello di rischio rispetto al benchmark.

RISCHIO DEI SINGOLI PAESI E RIGOROSA SELEZIONE DEI TITOLI

Poi, e siamo al terzo step, una volta delineato un contesto di rischio generale, ci si addentra nell’analisi dei singoli paesi, determinando i livelli di rischio adeguati e le tipologie di asset (tassi d'interesse, cambi e/o credito) in cui investire. L’ultimo passaggio consiste nella rigorosa selezione dei titoli. “Ci proponiamo di identificare opportunità specifiche nei vari paesi attraverso una o più tipologie di asset. Esaminiamo i profili di rischio/rendimento esibiti e i fondamentali dei titoli” riferisce il gestore di portafoglio di Invesco.

INDIVIDUARE LE MIGLIORI IDEE DI INVESTIMENTO

“L’insieme di questi passaggi permette di individuare opportunità specifiche all’interno delle quali vengono selezionate le migliori idee di investimento nel debito emergente in valuta locale tramite un processo bottom-up coerente con il budget di rischio top-down del team di gestione Invesco” conclude Vandenhoeck, secondo il quale è il budget di rischio trainato dalle considerazioni macro a dettare la configurazione finale del portafoglio, ragion per cui le decisioni a livello di singoli titoli devono inserirsi in questo discorso, non il contrario.