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Ecco perché il petrolio può superare i 60 dollari al barile

Leo Campagna
·3 minuto per la lettura
Ecco perché il petrolio può superare i 60 dollari al barile
Ecco perché il petrolio può superare i 60 dollari al barile

La maggior parte delle materie prime sta mostrando una tendenza al rialzo: secondo Michel Salden (Vontobel Asset Management) il petrolio Brent ha le carte in regola per una vigorosa crescita

Sebbene le maggiori economie mondiali stiano ancora adottando misure di lockdown per contenere la pandemia, l’avvio del piano vaccini anti Covid-19 alimenta le aspettative di una ripresa nel corso di quest’anno. Aspettative che, a cascata, sostengono le quotazioni di gran parte delle materie prime.

DOLLARO USA DEBOLE, BANCHE CENTRALI E SPESE FISCALI

A sostenere i prezzi delle commodity concorrono anche altri fattori come la debolezza del dollaro USA, gli stimoli delle banche centrali e l'aumento della spesa fiscale per progetti infrastrutturali. “Tutte le materie prime cicliche, tra cui la soia, lo zucchero e il mais, sono attualmente scambiate a backwardation, cioè con il prezzo in contanti superiore ai prezzi impliciti nei corrispondenti contratti futures, evidenziando lo squilibrio tra domanda e offerta” fa sapere Michel Salden, Head of Commodities di Vontobel Asset Management.

RISCHIO DI SOTTOVALUTAZIONE DELLE ASPETTATIVE DI INFLAZIONE

Persino i cereali, le cui quotazioni risultavano in calo dal 2012, negli ultimi sei mesi hanno registrato un apprezzamento di oltre il 45% a causa della siccità in America Latina e in Cina: i due paesi si sono infatti assicurati riserve strategiche su queste materie prime per sopperire all’improvviso deficit. Salden fa inoltre notare che esiste anche un rischio di “sottovalutazione” delle aspettative di inflazione, dal momento che tutte le principali banche centrali hanno annunciato l’orientamento a tollerare prezzi al consumo anche oltre il 2,5%, preferendo garantire gli stimoli monetari.

LA SITUAZIONE SUI MERCATI PETROLIFERI

Da tenere sotto osservazione, in particolare, la situazione sui mercati petroliferi, dopo la decisione dell’Arabia Saudita di tagliare unilateralmente la produzione di 1 milione di barili al giorno (mbpd) per i mesi di febbraio e marzo nel corso dell’ultima riunione dell'OPEC. Una mossa che ha sostenuto le quotazioni del greggio permettendo di proiettare quelle del Brent in area 55 dollari al barile. Un contesto che consente al cartello OPEC+ di poter aumentare la produzione in grandi quantità nel secondo trimestre, quando i vaccini e le temperature più calde dovrebbero facilitare la mobilità e aumentare la domanda di petrolio.

LA RIPRESA DELLE ATTIVITÀ IN ASIA È INCORAGGIANTE

“A causa dei blocchi in Europa l'attuale domanda di petrolio è ancora fragile (-7 mbpd rispetto ai livelli del 2019). Tuttavia a fine anno si potrebbe arrivare ad un recupero con una domanda leggermente al di sotto dei livelli del 2019, pari a 100 mbpd. La ripresa dei. Le attività in Asia, riprese già al 100%, sono incoraggianti, soprattutto sul fronte fondamentale dei voli, ancora inferiori del 40% rispetto al 2018” specifica Salden.

TRATTATIVA MOSCA-WASHINGTON PER RIDURRE LE SANZIONI

Sullo sfondo, intanto, resta la trattativa tra Mosca e Washington per ridurre le sanzioni e avere il via libera per un aumento della produzione petrolifera russa nel secondo trimestre, grazie anche all’atteggiamento favorevole espresso in questo senso dall’Arabia Saudita.

IL BRENT HA POTENZIALE PER CRESCERE OLTRE I 60 DOLLARI AL BARILE

“E’ vero che la Russia teme un rimbalzo della produzione di olio di scisto statunitense nel caso in cui i prezzi del petrolio salissero troppo e troppo velocemente. E però anche vero che un rimbalzo nella produzione di shale oil è limitato dalle misure ESG (ambientali, sociali e di governance) che determinano un aumento dei costi di finanziamento” sottolinea l’Head of Commodities di Vontobel Asset Management, che poi aggiunge: ”Non è inoltre chiaro se la nuova amministrazione Biden consentirà all'Iran di esportare petrolio nel corso di quest'anno. Per tutte queste ragioni, riteniamo che il prezzo del petrolio abbia il potenziale per crescere con il Brent che scambia a oltre i 60 dollari USA a metà anno, con anche una situazione di backwardation più solida”