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Ecco perché le femministe giapponesi non supportano Sanae Takaichi la candidata Prima Ministra

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Photo credit: Anadolu Agency - Getty Images
Photo credit: Anadolu Agency - Getty Images

È meglio avere al governo una donna conservatrice che non sostiene la parità di genere oppure nessuna donna? È evidentemente quello che si stanno chiedendo anche le donne (e le femministe) giapponesi dato che, dopo le dimissioni per motivi di salute del Primo Ministro Shinzo Abe, si sta facendo strada una nuova candidata. Abe, infatti, sostiene una donna, Sanae Takaichi, per guidare il Partito Liberal Democratico al governo. Così, se i membri del partito la eleggeranno questo mese, diventerà quasi sicuramente la prima donna a capo del Giappone. Takaichi, tuttavia, non piace alle femministe giapponesi che non sono davvero favorevoli alla sua candidatura. Forse è il caso di capire perché.

Photo credit: KAZUHIRO NOGI - Getty Images
Photo credit: KAZUHIRO NOGI - Getty Images

Takaichi oggi ha sessant'anni ed è stata eletta per la prima volta in parlamento nel 1993 dalla prefettura di Nara nel Giappone occidentale. Dal 2006 è diventata una fedele alleata di Abe quando ha iniziato il suo primo periodo come Primo Ministro e poi nel 2012 quando è tornato al potere. Al governo ha ricoperto diversi incarichi e si è anche occupata di uguaglianza di genere, ma è proprio sulla questione pari opportunità che le femministe la criticano maggiormente. Takaichi, infatti, ha una visione conservatrice e tradizionale della donna e della famiglia, raramente sostiene la parità di genere e, anzi, si oppone ai matrimoni tra persone dello stesso sesso e all'abolizione della legge che impone alle coppie sposate di utilizzare un solo cognome nonostante lei sia divorziata e abbia sempre usato il suo cognome di nascita anche durante il matrimonio. A suo dire, la revisione della norma potrebbe portare a maggiori divorzi, relazioni extraconiugali e instabilità del nucleo familiare.

In Giappone le donne fanno ancora molta fatica a guadagnare terreno in politica, in particolare a livello nazionale, tanto che al momento rappresentano meno del 15% del Parlamento e solo due dei 21 ministri dell'attuale governo sono donne. "Per compensare questo svantaggio di essere una donna, devi mostrare un'eccessiva lealtà ai conservatori", ha spiegato al New York Times Mari Miura, professoressa di scienze politiche alla Sophia University di Tokyo. "E questo significa che devi essere antifemminista". La candidatura di Takaichi secondo le femministe giapponesi costituirebbe solo un'operazione di facciata per mostrare un Giappone attento alla parità e all'empowerment femminile quando in realtà la società è ancora di stampo fortemente patriarcale.

Ma c'è dell'altro: Takaichi, che cita spesso Margaret Thatcher come modello, ha fatto discutere in passato anche per questiono che non hanno a che fare con la parità di genere. Nel 2014 ha posato in una foto con Kazunari Yamada, un negazionista dell'Olocausto che guida il partito nazionalsocialista dei lavoratori giapponesi mentre anni prima, aveva sostenuto la pubblicazione del libro di un liberaldemocratico che elogiava le tattiche della campagna di Hitler. Insomma, il Giappone potrebbe anche avere presto la sua prima donna al governo, ma le femministe hanno le loro ragioni a sottolineare le notevoli criticità di questa candidatura. Non ci resta che aspettare i prossimi sviluppi .

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