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Economia zona euro torna a crescere a marzo grazie a manifattura - Pmi

·3 minuto per la lettura
Il simbolo dell'euro davanti all'ex sede della Banca centrale europea

LONDRA (Reuters) - L'attività economica della zona euro è sorprendentemente tornata a crescere questo mese, con le fabbriche che hanno aumentato la produzione al ritmo più alto di oltre 23 anni, compensando il rallentamento costante dell'attività dei servizi, dominante nel blocco.

È quanto emerge dagli indici Pmi flash a cura di Ihs Markit.

Tuttavia, con buona parte del continente colpita da una terza ondata di infezioni da coronavirus e da nuove misure di lockdown e alle prese con una lenta distribuzione dei vaccini, la lettura finale del sondaggio e i numeri di aprile potrebbero essere più contenuti.

Il Pmi composito flash, considerato un valido indicatore della salute economica, è balzato oltre quota 50, che separa la crescita dalla contrazione, toccando a marzo 52,5 da 48,8 di febbraio, ai massimi da fine 2018.

Anche i partecipanti più ottimistici di un sondaggio Reuters avevano previsto una crescita fino a 51,0, con la proiezione mediana che si attestava su un modesto incremento a 49,1.

"L'outlook tuttavia si è deteriorato, tra tassi di contagio in crescita e nuove misure di lockdown", ha detto Chris Williamson, capo economista di Ihs Markit.

"Il settore dei servizi rimane l'anello debole dell'economia, ma anche in questo ambito il ritmo del calo è diminuito a marzo, grazie alla crescita del manifatturiero di cui hanno beneficiato anche le imprese dei servizi, al fatto che i consumatori si sono adattati alla vita in pandemia e alle prospettive che rimangono relativamente positive".

Il Pmi flash relativo ai servizi è arrivato a 48,8 dai 45,7 di febbraio, numeri ancora in territorio da contrazione ma i più alti da agosto e ben al di sopra delle aspettative mediane di 46,0 emerse dal sondaggio Reuters.

Un balzo nei costi input ha spinto le imprese dei servizi ad aumentare i prezzi per la prima volta in poco più di un anno. I prezzi output sono saliti a 50,8 da 48,1.

Qualunque segno di crescenti pressioni sui prezzi potrebbe essere gradito alla Bce, che ha faticato finora a portare l'inflazione vicino al proprio obiettivo, ma un sondaggio Reuters questo mese ha suggerito che la crescita dei prezzi sia solo momentanea.

Nel frattempo, la forte domanda di beni manufatti ha fatto balzare il Pmi manifatturiero a 62,4 da 57,9 segnando la lettura più alta dall'inizio della serie storica nel giugno 1997 e ben sopra le aspettative del sondaggio Reuters, che prevedeva 57,7.

L'indice che misura la produzione, che contribuisce al Pmi composito, è balzato a un massimo di 63,0 da 57,6.

Il rialzo della manifattura è stato guidato da una crescita record della produzione industriale in Germania, accompagnata dalla crescita della produzione più alta da gennaio 2018 sia in Francia che nell'intera regione, sottolinea Ihs Markit.

Il balzo nella produzione giunge mentre le fabbriche nella zona euro tentano di soddisfare una domanda crescente, anch'essa ai massimi del sondaggio, con l'indice dei nuovi ordini a 64,2 contro i 57,8 di febbraio.

Nel frattempo le speranze che la campagna vaccinale possa accelerare e garantire il ritorno ad un qualche tipo di vita normale hanno tenuto alto l'ottimismo. L'indice composito della produzione futura è sceso leggermente dai massimi degli ultimi tre anni registrati a febbraio di 67,0, portandosi a 66,8.

(Tradotto da Redazione Danzica, in Redazione a Milano Sabina Suzzi, luca.fratangelo@thomsonreuters.com, +48587696613)