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Effetto Covid, ecco perché tenere tutti i risparmi sul conto corrente è un errore

Redazione
·3 minuto per la lettura
Effetto Covid, ecco perché tenere tutti i risparmi sul conto corrente è un errore
Effetto Covid, ecco perché tenere tutti i risparmi sul conto corrente è un errore

Il risparmio degli italiani continua ad aumentare a causa dei timori per la pandemia, ma “parcheggiare” i soldi in banca è davvero la scelta migliore?

La tendenza al risparmio degli italiani è una caratteristica storica, che ci distingue dal resto delle nazioni europee e del mondo. Già prima della pandemia, la quantità di denaro “parcheggiato” dagli italiani sui conti correnti era molto elevata, ma i timori legati alla crisi economica derivante dal Covid-19 hanno incrementato ancora di più i risparmi. Secondo il bollettino Abi di ottobre, la liquidità sui depositi ha raggiunto quota 1.714 miliardi, ormai poco sotto il Pil annnuale italiano che, nel 2019, è stato di 1.787 miliardi di euro. Solo nel mese di ottobre la liquidità sui conti correnti è cresciuta di 32 miliardi, in aumento del 9,5% rispetto a ottobre 2019.

RISPARMIO IN CRESCITA

Senza una chiara prospettiva economica, imprese e cittadini tendono a rimandare gli investimenti più importanti. Il risultato è un aumento del denaro fermo sui conti correnti, una sorta di “consolazione” quasi fisica che di dà sicurezza nell’eventualità di affrontare momenti difficili. Come dimostrano i dati Abi, durante i mesi della pandemia la tendenza al risparmio degli italiani è cresciuta come mai prima. Ma siamo sicuri che lasciare i soldi sui conti correnti sia la soluzione più adatta?

MANCATA PARTECIPAZIONE AI RIALZI DI BORSA

Gli aspetti da considerare, prima di rispondere, sono molti. Considerando solo quelli principali, la prima evidenza è che lasciando il denaro sui conti correnti – o peggio ancora disinvestendo denaro per metterlo in banca – si rischia di non intercettare i rialzi di mercato. Un esempio concreto lo abbiamo avuto proprio nei mesi immediatamente successivi alla prima ondata pandemica, quando molti investitori, presi dal panico di fronte ai pesanti ribassi di marzo, hanno deciso di disinvestire per “salvare il salvabile”. Ebbene, il risultato è stato perdersi i rialzi di mercato dei mesi successivi perché, per esempio, l’indice S&P 500 di Wall Street, da gennaio, oggi segna +14,2%, nonostante i ribassi di febbraio e marzo. Come dimostrano varie analisi, infatti, i mercati tendono a recuperare le perdite accumulate durante le crisi, come era successo dopo quella del 2008.

L’IMPOSTA DI BOLLO

Ma lasciando i risparmi sui conti non si rischia solo di non intercettare i rialzi di mercato, ovviamente a patto di investire con tutte le tutele del caso e avvalendosi di professionisti. Ci sono costi più o meno nascosti, infatti, che vanno ad intaccare il capitale guadagnato con fatica. Il primo è l’imposta di bollo fissa (34 euro per le persone fisiche, 100 per le partite Iva), che viene pagata sui conti con giacenza media di almeno 5000 euro e che diventa proporzionale nel caso di conti deposito.

L’INFLAZIONE

La seconda, più subdola perché non immediatamente visibile, si chiama inflazione. Vero, l’inflazione, negli ultimi anni è rimasta molto bassa, ma una piccola crescita c’è comunque stata e non va dimenticato che l’obiettivo della Bce è portare l’inflazione intorno al 2% annuo. Di fatto, lasciando il capitale sul conto si va incontro alla perdita del potere d’acquisto e diversi studi sulle ultime due decadi, tenendo conto sull’inflazione registrata dall’Istat, fissano questa perdita in circa un quarto in 20 anni. Per questi motivi, dunque, non è sbagliato parlare di “illusione della liquidità” quando i risparmi vengono lasciati sui conti correnti.