Elezioni 2013: il lavoro nei programmi dei candidati

Eclissato dai tagli delle tasse e dell’IMU che vengono cavalcati in misura maggiore e minore a seconda dei vari candidati, il tema del lavoro, prioritario  in un’Italia che nel 2012 ha fatto registrare tassi di disoccupazione da record (11% ), sembra, almeno per il momento, essere relegato al ruolo di comparsa nella campagna elettorale che culminerà con le elezioni politiche di fine febbraio. Vediamo nel dettaglio i programmi dei sei principali candidati che si scontreranno alle elezioni politiche del 24-25 febbraio.

Partiamo da Mario Monti, da ciò che il premier dimissionario ha in mente per dare continuità al percorso di riforme iniziato quattordici mesi fa dal ministro Elsa Fornero. Fra i punti in evidenza dell’Agenda Monti vi sono la semplificazione normativa e amministrativa in materia di lavoro, il superamento del dualismo fra lavoratori protetti e non protetti, una flessibilità delle strutture produttive rispettosa della sicurezza economica e professionale dei lavoratori. Fra i propositi di Monti vi è anche quello di spostare il baricentro della contrattazione collettiva sui luoghi di lavoro e di proteggere le categorie maggiormente colpite dalla crisi: giovani, donne, over 55 ed esodati.

Per Silvio Berlusconi la ricetta è sempre quella del liberismo. I suoi progetti in merito al mondo del lavoro strizzano l’occhio ai giovani, con la promessa di una defiscalizzazione quinquennale per le imprese che assumeranno giovani a tempo indeterminato. Il Popolo della Libertà punta a ridare centralità alle PMI e a ridurre la tassazione sul lavoro e sulla produzione e ad accelerare i pagamenti della pubblica amministrazione ai privati. E ancora liberalizzazioni laddove esistono “monopoli o oligopoli statali” (istruzione, poste, energia e utility). E, poi, sgravi fiscali per le imprese di under 35, valorizzazione delle libere professioni, detassazione del salario di produttività, sviluppo del telelavoro e partecipazione dei lavoratori agli utili dell’azienda. Molte potenziali riforme a dispetto degli  807 disegni di legge relativi al mondo del lavoro rimasti al palo nell’ultima legislatura (Berlusconi + Monti).

Per il Partito Democratico di Pier Luigi Bersani il lavoro è “parametro di tutte le politiche”. Il primo passo da compiere è un “ridisegno profondo del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul lavoro e sull’impresa” che potrà essere riequilibrato “attingendo alla rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari”. Il secondo passo è la lotta alla precarietà, il terzo “spezzare la spirale perversa tra bassa produttività e compressione dei salari e dei diritti, aiutando le produzioni a competere sul lato della qualità e dell’innovazione”, il quarto una politica fiscale a sostegno dell’occupazione femminile.

Per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle gli elementi prioritari sono la salvaguardia delle industrie alimentari e manifatturiere locali, lo sviluppo del telelavoro, il sostegno alle produzioni locali, all’agricoltura di prossimità e a tutti coloro che sono punti iniziali o terminali di filiere corte. Nel programma di Beppe Grillo (che pur essendo il leader dei 5 Stelle non si candiderà coerentemente con il codice di autoregolamentazione del movimento) ci sono anche l’abolizione della legge Biagi, il sostegno alle società no profit e il sussidio di disoccupazione garantito.

Il lavoro è il cuore del programma politico di Sinistra Ecologia e Libertà che ha recentemente redatto il Manifesto contro la precarietà per proporre una revisione della riforma Fornero entrata in vigore lo scorso luglio. L’introduzione del reddito minimo garantito sarà uno dei punti di forza della campagna elettorale di Nichi Vendola, tanto più dopo che Jean Claude Juncker ha costretto anche Bersani a venire allo scoperto in merito a una norma che, in alcuni Paesi, risale addirittura alla fine dell’Ottocento. 

Chiudiamo con Rivoluzione Civile. Il neonato partito guidato da Antonio Ingroia fa della legalità la propria bandiera  e in tal senso una delle sue priorità è la lotta alla mafia e all’economia illegale che ha inquinato il mondo del lavoro con la concorrenza sleale. Rivoluzione Civile auspica, inoltre, il ripristino del diritto al reintegro qualora una sentenza giuridica dichiari illegittimo il licenziamento e il ruolo centrale della contrattazione collettiva nazionale.