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Elezioni e dubbi sui titoli tech: ecco l’asset allocation per questa fase

Antonio Cardarelli
·4 minuti per la lettura
Elezioni e dubbi sui titoli tech: ecco l’asset allocation per questa fase
Elezioni e dubbi sui titoli tech: ecco l’asset allocation per questa fase

Vittorio Iannetti (Pramerica SGR) vede opportunità nei governativi Usa e, a livello azionario, esprime una preferenza per l’Europa rispetto a Wall Street

Presidenziali Usa, prospettive per il dollaro, futuro dei titoli tecnologici americani. Insieme a Vittorio Iannetti, Team Asset Allocation Research di Pramerica SGR, abbiamo fatto il punto sui mercati, con un focus sull’asset allocation ideale per questa fase. Ecco quali sono, secondo l'esperto, gli aspetti più rilevanti per gli investitori e come agire di conseguenza.

Quale può essere l’impatto delle elezioni presidenziali sui mercati? Una vittoria di Biden può rappresentare un rischio per Wall Street?

“Le concessioni fatte da Biden all’ala progressista del partito in cambio dell’appoggio di Sanders, a oggi sottostimate dagli investitori, peserebbero negativamente sul mercato azionario nel breve termine, soprattutto nel caso in cui i democratici ottenessero la maggioranza anche al Senato. L’agenda democratica prevede infatti un significativo coinvolgimento del governo nell’economia, con una maggiore tassazione per le imprese utile a finanziare un’importante spesa in welfare. Nel medio-lungo termine, tuttavia, una redistribuzione del reddito avrebbe probabilmente un impatto positivo sulla crescita e, pertanto, una correzione dei mercati potrebbe rappresenterebbe un’opportunità. Inoltre, sebbene i rapporti con la Cina continueranno a essere tesi, una politica commerciale meno impulsiva potrebbe ridurre il premio per il rischio geopolitico richiesto dagli investitori, favorendo gli asset internazionali”.

Cosa dobbiamo aspettarci, nei prossimi mesi, dal mercato azionario Usa?

“Con la ripresa macroeconomica in rallentamento e una campagna elettorale dai toni decisamente accesi, l’acuirsi delle tensioni geopolitiche, l’evolversi dell’emergenza sanitaria, e le aspettative sugli utili aziendali saranno tutti elementi determinanti della performance del mercato azionario USA nei prossimi mesi. L’aspettativa degli investitori che gli utili aziendali tornino, entro la fine del 2021, ai livelli di fine 2019, appare eccessivamente ottimista. Infatti, il livello di occupazione, ancora lontano dai livelli pre-Covid, si ripercuoterà inevitabilmente sui consumi e quindi sugli utili aziendali, che potrebbero tornare alla normalità più lentamente. Un ulteriore elemento di incertezza è dato da una probabile contestazione dell’esito elettorale, che potrebbe tradursi in settimane di volatilità come avvenne nel 2000 a seguito della disputa tra Bush e Gore”.

La crescita dei titoli tecnologici è sostenibile? Oppure ci troviamo di fronte a un nuovo rischio bolla?

“Negli ultimi mesi la tecnologia ha guidato la sovra-performance dell’azionario USA e la correzione vista nel mese di settembre potrebbe protrarsi e riportare il settore su valutazioni meno “esuberanti”. Una vittoria democratica alle elezioni potrebbe tradursi non solo in un livello di tassazione più elevato, ma anche in una maggiore regolamentazione del settore. Su questo secondo aspetto, in tema privacy, sembrerebbe esserci una preoccupazione bipartisan. Una maggiore regolamentazione si tradurrebbe inevitabilmente in maggiori costi di compliance. Dunque, valutazioni estreme, pressioni regolamentari e rischi geopolitici (la tecnologia è al centro delle tensioni USA-Cina), sono tutti elementi che potrebbero pesare sul settore nei mesi a venire”.

La fase di debolezza del dollaro proseguirà ancora a lungo?

“Sebbene durante il mese di settembre il dollaro Usa si sia rafforzato soprattutto per una rinnovata avversione al rischio, riteniamo che la debolezza della valuta americana sia strutturale, in particolare nei confronti dell’euro e dello yen. Tra le motivazioni alla base di questa idea c’è il venir meno del vantaggio garantito da un differenziale dei tassi favorevole; il ridimensionamento dell’eccezionalismo americano, con una convergenza tra i tassi di crescita delle varie aree; l’aspettativa di un’imponente spesa fiscale necessaria a sostenere l’economia. Inoltre, la maggior coesione europea nelle scelte strategiche che ha seguito l’accordo sul Recovery Fund e l’attenuazione del rischio politico italiano sono entrambi elementi che favoriscono la “gamba Euro” del cambio. Per queste ragioni, dopo aver preso profitto in estate dalle posizioni corte Dollaro, potremmo sfruttare un eventuale rafforzamento della divisa statunitense per ricostituire le posizioni corte”.

Quali sono le vostre preferenze in termini di asset allocation? Che stile di investimento preferite in questa fase?

“In termini di asset allocation manteniamo un approccio cauto, con un sottopeso sull’asset class azionaria e una preferenza geografica per l’Europa rispetto agli Stati Uniti e per società di “qualità a un prezzo ragionevole”. Inoltre, riteniamo che, agli attuali livelli, gli spread corporate stiano già pienamente scontando gli effetti positivi delle politiche fiscali accomodanti e del supporto delle Banche Centrali. Per questa ragione è stata ridotta l’esposizione all’obbligazionario corporate. Riteniamo invece che ci sia del valore nei titoli governativi americani (a cambio coperto)”.