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Elezioni e lockdown aumentano il nervosismo

Pierluigi Gerbino
·5 minuto per la lettura

La terza ondata, che dovrebbe concludere il movimento correttivo dei mercati, ha mostrato la scorsa settimana la sua faccia feroce. La prima gamba ribassista di 12 sedute, che ha occupato quasi tutto il mese di settembre, ha riportato un po’ di realismo (solo un po’) sui mercati, dopo l’euforia estiva, che non si è vista solo sulle spiagge e nelle movide, ma anche sui listini azionari, in particolare quelli americani, andati a segnare nuovi massimi storici come se la recessione fosse solo un incubo notturno.

E’ seguito un rimbalzo di 12 sedute, dove l’entusiasmo è tornato a prevalere e gli indici USA hanno tentato di riportarsi sui massimi storici, ignorando la curva dei contagi da Coronavirus che nel vecchio e nuovo continente assumeva progressioni esponenziali. Ma le prime misure di lockdown parziale in Europa e la sensazione che la sfida elettorale americana si stesse complicando, con la possibilità di un esito contestato e di tensioni istituzionali inedite e molto pericolose, hanno convinto molti investitori a passare la seconda parte del mese di ottobre a prendere profitto, disegnando sul grafico di SP500 ed anche del tecnologico Nasdaq100 una nuova gamba ribassista, che ha ormai quasi eguagliato la profondità della prima. Si tratta di un modello correttivo ABC che potrebbe essere pubblicato come esemplare in un manuale sulla teoria delle onde di Elliott.

Quella in pieno svolgimento è l’onda (C) ribassista finale, che normalmente si sviluppa con 5 onde di grado minore, di cui quelle dispari impulsive, cioè col compito di dettare la direzione e percorrere molta strada, mentre quelle pari correttive. Ora dovremmo essere nell’onda 3 impulsiva, probabilmente quasi al termine, anche se per ora non ne abbiamo ancora evidenza. Dato che l’onda di grado maggiore (la C) che la incorpora è ribassista, la 3 esprime un impulso ribassista che ha già percorso un bel pezzo di strada. 

Dopo la 3 dovrebbe venire un rimbalzo (onda 4) e poi esserci un’altra botta ribassista impulsiva che chiuderà la correzione (onda 5, che dovrebbe fare anch’essa abbastanza strada in discesa). 

Secondo questo modello non deve perciò stupire che la settimana finale di ottobre sia stata molto pesante per i mercati azionari.

In USA SP500 ha fatto -5,64% settimanale, il Nasdaq100 il -5,47%, ma peggio ancora è andata agli indici europei, con Eurostoxx50 che ha sofferto un -7,52% settimanale, il Dax tedesco a -8,61% e il nostro FtseMib solo leggermente meglio della media, con -6,96%. Una settimana decisamente da dimenticare, che rappresenta per tutti questi indici la peggiore dopo i crolli di febbraio e marzo. 

Per coloro che non si accontentano di modelli grafici che cercano di interpretare l’emotività della massa degli operatori, ma vogliono spiegare l’andamento dei mercati con le notizie e l’evoluzione dell’economia, cerco, con un po’ di fatica, di attribuire la colpa della forte scivolata innanzitutto alla percezione che i mercati hanno avuto dell’affanno dei governi europei, che hanno preso atto di non riuscire a controllare la curva dei contagi senza inasprire in modo sostanziale e con conseguenze economiche pesanti le misure di restrizione della mobilità sociale. Il succedersi quasi quotidiano di misure sempre più restrittive da parte dei vari governi di tutta Europa, conduce gli operatori a ridurre il rischio e vendere in massa.

A questo aggiungerei l’evoluzione della campagna elettorale americana, che si fa sempre più “cattiva” e vede Trump molto aggressivo nel disperato tentativo di colmare il divario che, secondo i sondaggi, ancora lo separa dal suo sfidante Biden. E’ un’impresa difficile, ma non certo impossibile, dato che la media degli ultimi sondaggi riporta il dimezzamento del distacco rispetto ad inizio ottobre (da circa 12 punti agli attuali 6) nel voto complessivo e soprattutto una riduzione a pochi punti il distacco tra i candidati negli stati chiave che decideranno le sorti del voto. E’ una situazione che si è fatta molto simile a quella che i sondaggi fotografavano alla vigilia del voto 4 anni fa, quando la Clinton venne superata al fotofinish dal proprietario di Miss Universo. 

La borsa aveva cominciato a scegliere Biden ad inizio ottobre, quando il virus colpì Trump e quando si convinse che forse Biden avrebbe fatto piovere dal cielo ancora più dollari di quanti il partito repubblicano avrebbe concesso a Trump. Però la rapida guarigione dal Covid e la combattività del grande comunicatore è riuscita ad imporre il Presidente uscente agli occhi di molti americani come il nuovo Superman, secondo forse solo a Zlatan Ibrahimovic. 

Anche il messaggio che sta lanciando nel giro vorticoso di comizi, tutti rigorosamente senza mascherina, è un mirabile concentrato di promesse e di minacce, di quelli in grado di far presa sugli indecisi: “Se mi eleggete l’America vivrà la sua miglior crescita di sempre ed in 15 giorni avrete il vaccino che sconfiggerà il virus. Se scegliete Biden lui chiuderà l’America e vi manderà sul lastrico”. 

Ce n’è abbastanza per temere un esito molto incerto e, siccome prima verranno conteggiati i voti espressi martedì ai seggi e solo dopo quelli postali, che questa volta sono il triplo di quelli del 2016, si preannuncia un’attesa piuttosto lunga per conoscere il vincitore. E c’è anche il rischio concreto che il perdente, se sarà Trump, inizi una battaglia legale per contestare il voto ed avveleni i pozzi istituzionali, rifiutandosi di lasciare la Casa Bianca.

Una sorta di lockdown presidenziale. Ci mancava anche questa.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online