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Elezioni: Fisher, che cosa mi fa più paura nell'Italia del dopo Draghi

(Adnkronos) - "Con Draghi con un piede fuori da Palazzo Chigi e le imminenti elezioni politiche, l'Italia è nuovamente al centro dei timori globali. Molti ritengono che il problema adesso sia il debito perché è solo grazie a Draghi se il Paese è riuscito a evitare il default. Tuttavia, non è il debito pubblico il principale ostacolo per l'Italia e per i mercati azionari". Ad affermarlo in un articolo su 'Il Sole 24 Ore', è il presidente esecutivo di Fisher Investments worldwide, Ken Fisher.

"Mi spiego meglio. Le opinioni sul debito italiano - sottolinea - abbondano e la mia è poco convenzionale. Ma partiamo dai fatti: stando agli ultimi dati disponibili, il costo degli interessi è sceso, passando da oltre il 40% del gettito fiscale annuo di metà anni Novanta, al 12,4% della fine del primo trimestre di quest' anno. Se il Paese non è andato in default allora, non succederà certo adesso. È vero, recentemente i tassi sono aumentati, ma la vita media ponderata del debito in essere è pari a 7,1 anni, rispetto ai 5,6 di vent' anni fa. I bassi costi di finanziamento precedenti sono rimasti invariati e ci vorrebbero anni di tassi alle stelle e di pessima gestione fiscale perché si verifichi un default". La venerazione di Draghi da parte degli investitori, sottolinea, "li ha sviati, portandoli a credere che sia solo merito di 'Super Mario' se i tassi si sono mantenuti su livelli contenuti. Gli osservatori si concentrano sui 'populisti' di destra e di sinistra e sui loro piani di spesa, il che, per quanto possa sembrare logico, è fuorviante".

I deficit, osserva Fisher, "sono fattori importanti per un Paese, ma i mercati azionari guardano oltre. Il vero rischio è rappresentato da provvedimenti estremi: minacce ai diritti di proprietà, dietrofront sulle riforme attuate in un periodo di crisi che creerebbero vincitori e vinti. L'aspetto chiave da tenere d'occhio è l'eventuale stallo governativo che potrebbe dover affrontare il successore di Draghi, chiunque sarà. Negli ultimi anni la presenza di una situazione di stallo ha impedito l'adozione di misure radicali. Indipendentemente dallo schieramento politico, è evidente che nuove leggi rendano più complesso il calcolo del profilo di rischio e rendimento dei nuovi investimenti, riducendo gli incentivi ad assumere rischi e incoraggiando investimenti potenzialmente controproducenti. I mercati detestano queste situazioni. Lo stallo elimina questo problema e favorisce i mercati azionari. La gente odia le dispute politiche che si concludono con un nulla di fatto, ma i mercati no. La composizione del prossimo governo resta un'incognita. Stando ai sondaggi, Fratelli d'Italia sembra essere in vantaggio, ma l'incertezza è elevata. Il che è positivo: se nessun partito dovesse ottenere una maggioranza tale da permettergli di approvare provvedimenti sgraditi ai mercati, questi ne saranno doppiamente felici".