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Elezioni, sindacalisti: Destra 'occupa' roccaforti operaie? manca sinistra credibile

(Adnkronos) - Non è una notizia che tra alcune delle roccaforti operaie il Pd abbia fatto il suo tempo; piuttosto è il sorpasso di Fdi sulla Lega a movimentare un quadro legato ad una trasformazione del lavoro che la sinistra non ha saputo rappresentare nè intercettare. Sesto San Giovanni, l'ex Stalingrado d'Italia, Taranto, Piombino ma anche Mirafiori e Grugliasco, per citarne alcune: le tute blu abbandonano i 5 stelle e ancora dipiù la Lega e preferiscono la destra. E' questa l'analisi che offrono, conversando con l'Adnkronos, alcuni dei maggiori sindacalisti, ex leader ma a loro volta anche ex segretari dei metalmeccanici, di quell'industria manufatturiera oggi in affanno tra inflazione e recessione.

Una nuova destra operaia, dunque? "Direi di no. Ma la cosa più evidente è che a dettare questo voto sia stata il trascinarsi delle crisi, crisi mai risolte, lo stato di incertezza e la precarietà del vivere: sono queste cose ad aver a determinato il cambio di passo. Non ho analisi sociologiche da offrire ma la sensazione, che poi è anche la grande colpa della sinistra e dei progressisti, è quella di non essersi mai misurati con la crescente precarietà del lavoro, anzi a volte averla addirittura favorita" dice Susanna Camusso, storica segretaria generale, prima donna a guidare la Cgil e oggi eletta tra le fila del Pd al Senato, conversando con l'Adnkronos. Ma anche il cambio della realtà industriale ha fatto il suo gioco: "Sesto era una roccaforte operaia ma ora è cambiata la composizione della città, le grandi fabbriche se ne sono andate da lungo tempo", annota ancora. Quanto alla vittoria della destra tra le tute blu di Cgil, Cisl e Uil Camusso comunque non ravvisa nulla di 'strutturale'.

" Anzi se guardo al programma sociale delle destre mi pare che i lavoratori non troveranno nessuna di quelle risposte che hanno cercato in un altro voto. Il vero problema infatti, quello più clamoroso, è che manca la sinistra. Manca una sinistra credibile, vissuta credibilmente dagli elettori", prosegue Camusso ribadendo come il vero cantiere da aprire sia proprio questo; "la rappresentanza del lavoro, dei più deboli e dei poveri".

A puntare il dito sul lavoro e su una inadeguata attenzione della sinistra ai lavoratori anche l'ex segretario Fim, le tute blu della Cisl, Marco Bentivogli, sceso in pista in questa tornata elettorale con il terzo polo. "C'è un problema di rappresentanza del lavoro: di fatto il centro sinistra e la sinistra hanno un po' dimenticato che il saper parlare al mondo del lavoro è una condizione necessaria per rappresentare la propria base sociale. Fare invece una sinistra che evoca una lista di punti e al dunque, anche quando ha occasioni di governo, non incide sulle condizioni reali del mondo del lavoro, questo gli si ritorce contro". E' un problema dunque di strategia e di argomenti con cui trattare un fenomeno in rapida evoluzione: "non si può andare nelle fabbriche solo in campagna elettorale", dice ancora ricordando come la 'svolta' a destra delle tute blu sia cominciata negli anni '90 quando si sono iniziate a chiudere anche le sezioni operaie.

"L'idea di immaginare che quel ruolo di rappresentanza del lavoro potesse appartenere solo ai sindacati è stato il momento di svolta. Prima è passato tutto alla Lega, che è partita dalle fabbriche del Nord, anche piccole, poi ai 5 stelle, ma il problema è che serviva anche una capacità di capire la trasformazione del lavoro", spiega ancora ricordando la forza di fuoco dei sindacati di allora e le dimensioni industriali di quel tempo che nulla hanno più a che vedere con l'oggi: "La Stalingrado di Italia, quando Fim Fiom e Uilm erano unite nella Flm nel '74, avevano 36mila iscritti più 40mila operai distribuiti in 3-4 fabbriche ...bestioni da 10mila lavoratori l'uno. oggi la taglia media dell'impresa è 12 dipendenti", conclude.

Preferisce virare sul 'politically correct', invece, Luigi Angeletti, ex segretario generale Uil, ma ancora prima ex leader delle tute blu del sindacato di via Lucullo. "Il problema è che la sinistra parla di minoranze, di problemi percepiti come minoritari. Ma l'Italia è fatta di lavoratori dipendenti che lavorano, spesso sottopagati ma sicuramente i primi a pagare le tasse e che per questo non si sentono rappresentati: e dopo la legge Zan e lo jus scholae quando sarà il turno di occuparsi di quelli che pagano le tasse?", dice all'Adnkronos. Nuova destra operaia quindi? "Questa è una storia che dura da anni. La Lega è il primo partito tra gli operai già a fine XX secolo: e questo perché è un partito che se ne preoccupa e che considera gli operai non una categoria dello spirito ma una condizione effettiva", replica.

"Se si analizza la fluttuazione del voto negli ultimi 20-30anni si vede come il voto dei lavoratori dipendenti, quello che determina la fortuna o la sfortuna di coalizioni, è quello più mobile. Se negli anni passati il centro sinistra ha vinto è solo grazie al voto dei lavoratori dipendenti, tutto qui", conclude. (di Alessandra Testorio)