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Elezioni Usa e mercati, la storia dice che non conviene disinvestire

Virgilio Chelli
·4 minuti per la lettura
Elezioni Usa e mercati, la storia <br /> dice che non conviene disinvestire
Elezioni Usa e mercati, la storia
dice che non conviene disinvestire

Capital Group sottolinea che l’esperienza dei passati anni elettorali insegna che scegliere la liquidità può ridurre i rendimenti a lungo termine del portafoglio

Calcolando il valore finale di diversi portafogli negli ultimi 22 cicli elettorali americani su un periodo di carico di quattro anni, risulta che l'investitore che è rimasto a bordocampo ha riportato il peggior risultato 16 volte e solo tre volte il migliore. Invece, gli investitori rimasti completamente investiti o che hanno continuato a farlo durante gli anni elettorali hanno avuto la meglio, con un saldo medio di portafoglio più alto per l'intero periodo. La divergenza sarebbe ancora più ampia se calcolata su periodi più lunghi. È ancora presto per sapere l'impatto della fuga verso la liquidità di quest'anno sui rendimenti a lungo termine, ma con l'S&P 500 in rialzo di oltre il 50% dal minimo di marzo è lecito supporre che molti abbiano perso almeno una del rally azionario e siano rimasti in panchina in vista delle presidenziali.

ANALISI SU 85 ANNI DI MERCATO

Lo sottolinea Martyn Hole, Investment Director di Capital Group, dopo aver analizzato oltre 85 anni di dati e identificato cinque modi in cui le elezioni influenzano i mercati e il comportamento degli investitori. Il mercato cerca sempre di prevedere l’esito elettorale, e una semplice metrica borsistica ha correttamente previsto il vincitore in 20 delle ultime 23 elezioni presidenziali dal 1936. Se lo S&P 500 è in rialzo nei tre mesi precedenti il voto, di solito vince il partito in carica, mentre se cala generalmente vince il partito avversario.

PIÙ DIFFICILE LA CONFERMA CON LA RECESSIONE

Inoltre, le ricerche svolte da Hole mostrano che quando il clima politico ed economico è più teso, c'è maggior probabilità che la parte sfidante: il mercato sconta l'incertezza dell'esito del voto e dei possibili cambiamenti politici, che possono portare a una maggior volatilità. Al 15 settembre 2020, l'S&P 500 era in crescita del 3% dal 3 agosto, vale a dire tre mesi precisi prima del voto, e del 5% su base annua. In tempi più normali questo favorirebbe il presidente in carica, ma considerata con la crisi da virus è tutta un’altra storia, afferma Hole, ricordando che dal 1912 solo una volta il presidente è stato rieletto avendo gestito una recessione a due anni dalle elezioni.

SBAGLIATO CERCARE DI ANTICIPARE IL MERCATO

Ma, avverte ancora l’esperto di Capital Group, gli investitori non dovrebbero usare questa tendenza per cercare di anticipare i mercati, perché tradizionalmente, che l'incumbent vinca o perda, la volatilità indotta dalle elezioni è solitamente di breve durata e lascia rapidamente il posto a mercati in rialzo. La storia mostra che la Borsa ha fatto bene indipendentemente dalla compagine che prevale Washington. Dal 1933, ci sono stati 42 anni in cui un partito ha controllato la Casa Bianca ed entrambe le camere del Congresso allo stesso tempo, e in questi periodi, le azioni hanno avuto un rendimento medio a due cifre - quasi identico ai guadagni medi degli anni in cui il Congresso è stato diviso tra i due partiti. Storicamente invece il risultato "meno buono" si è avuto quando il Congresso era controllato dal partito opposto a quello del presidente, ma anche questo caso ha registrato un solido ritorno medio del 7,4%.

INVESTITORI PIÙ CAUTI NEGLI ANNI ELETTORALI

Le elezioni insomma, storicamente non hanno fatto sostanzialmente alcuna differenza per i rendimenti degli investimenti a lungo termine, e nemmeno il colore del vincitore. Quest'anno è un unicum per tanti motivi, ma polemiche e incertezza hanno aleggiato su molte campagne elettorali in passato, e il mercato ha continuato a essere resiliente. Ma gli investitori si fanno spesso più cauti negli anni elettorali, con le risorse che vanno sul mercato monetario in misura molto maggiore, mentre i fondi azionari registrano maggiori afflussi netti nell'anno immediatamente successivo.

UNA STRATEGIA RARAMENTE VINCENTE

Questa è l'analisi di Capital Group rivolta agli investitori che vogliono ridurre al minimo il rischio durante gli anni elettorali e attendere che l'incertezza si plachi, ma il market timing è raramente una strategia vincente e può invece rappresentare un problema per i rendimenti di portafoglio. La tendenza ha accelerato nel 2020: fino al 31 luglio, i flussi netti del mercato monetario sono aumentati di 546 miliardi di dollari, mentre quelli sui fondi azionari sono diminuiti di 36 miliardi, con parte della fuga verso la sicurezza legata alla recessione indotta dalla pandemia e non alle elezioni. In ogni caso i fondi azionari hanno visto i maggiori deflussi a luglio, indicando che anche quest’anno gli investitori sono rimasti prudenti in vista delle elezioni.