Tre emergenti da sorvegliare nel 2017 (malgrado la Fed)

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Attenzione ai mercati emergenti, che potrebbero essere messi nell’angolo – il prossimo anno – dall’annunciata “autarchia” del nuovo Presidente Trump e dal rialzo dei tassi Fed. Su questo tema c’è una certa condivisione di opinioni fra i gestori istituzionali specializzati in emerging, sebbene con accentuazioni più o meno forti. E’ il caso quindi di abbandonarli dopo il “rush” 2016, che in realtà pochi hanno saputo prendere al volo? Sulla domanda le convinzioni divergono, con alcuni nettamente sfavorevoli rispetto all’intero settore e altri invece più selettivi. Fra i secondi una certa attenzione è rivolta ai Paesi poco esposti al vento Trump e Fed. 

Puntare sulle economie chiuse

Tre si salvano ancora, perché difesi da una sfera protettiva che si chiama mercato interno. In altre parole sono le economie poco condizionate dalla domanda internazionale, salvo nell’ambito delle materie prime, riviste comunque al rialzo grazie alla crescita statunitense e (forse) cinese: loro potrebbero riservare ulteriori sorprese positive. Si tratta di Brasile, Indonesia e Russia. In effetti hanno già dato ottime soddisfazioni nel 2016. L’incertezza sta piuttosto nel capire se margini di crescita interesseranno il comparto azionario o quello obbligazionario. Un’analisi del quadro evidenzia situazioni piuttosto complesse. Su cui l’investitore italiano ha tuttavia margini per sorvegliare nuovi trend espansivi.

Indonesia un po’ ristretta

A Borsa Italiana sono quotati due Etf azionari riferiti a questo mercato, rispettivamente di Lyxor e DB. Buone performance da inizio anno (valore medio +19%), grazie al recupero della Borsa di Giacarta, tornata quasi sui massimi rispetto all’ultimo quinquennio. Da agosto si muove nel tentativo di rompere il livello dei 5.500 punti, ma trova una forte resistenza, mentre la rupia indonesiana continua a rafforzarsi sull’euro con buona progressività. Pochi margini invece nell’ambito obbligazionario: su Tlx è quotato un solo titolo governativo (3,375% in euro scadenza 2025) ma a lotto 100.000. Oltre agli Etf azionari non resta allora che un bond in Idr, presente al Mot: è il Soc Gen 7,25% scadenza 2019, che quota vicino alla pari. 

Brasile con grandi spazi

Decisamente maggiori i confini entro cui puntare sul Paese sud americano. Cinque gli Etf azionari quotati a Borsa Italiana, che nel 2017 hanno messo a segno in media un 50%. Il Bovespa, la piazza di San Paolo, da 16.200 è salita a 26.500 punti nell’arco di dodici mesi, ma ora evidenzia un testa e spalla precursore di una probabile ampia (e auspicabile!) correzione. Se tornasse sui 20.000 punti scatterebbe un interessante segnale di posizionamento. In campo obbligazionario stesso trend. I titoli di Stato presenti su Tlx ed espressi prevalentemente in Usd hanno in pochi casi tagli bassi e si caratterizzano per quotazioni elevate, finora poco scalfite dalle scelte Fed. Meglio piuttosto gli “high yield” di Petrobras (rating B+), così come il suo Adr – azione in versione Usa - quotato a Wall Street. Sale e scende in rapporto alle notizie sull’andamento del petrolio e del risanamento aziendale in atto da mesi. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) 2016 ha fatto scintille, con una rincorsa di oltre il 100%. Bene (Londra: 0N6T.L - notizie) anche la valuta nazionale, il real, ripresasi rispetto alla crisi del 2015: ha margini per proseguire il rafforzamento su dollaro ed euro

Russia senza limiti

Eccezionale la Borsa ma ancor più il rublo, la cui rincorsa sembra non volersi fermare. Soprattutto nelle ultime settimane il rafforzamento sull’euro è stato irruente, ma ora cominciano a diffondersi timori su una possibile retromarcia. In realtà già in estate c’era chi la prevedeva, sbagliando in pieno. Anche il listino moscovita desta preoccupazioni dopo l’accelerata degli ultimi due mesi. I relativi Etf (Lyxor e DB), quotati a Borsa Italiana, hanno messo a segno un +59% da inizio anno, così come i titoli di Stato in Usd, presenti su Tlx, non hanno ancora risentito del rialzo tassi da parte Fed. Purtroppo si caratterizzano però per tagli molto elevati. Meglio allora i corporate petroliferi: sempre su Tlx sono trattati vari Gaz Capital in euro e in dollari. Il migliore – come rendimento – risulta l’8,625% scadenza 2034, in $, a taglio 10.000: assicura il 6,1% lordo.

Aver prudenza sì, rinunciare no 

I margini sono compressi sia per il settore azionario sia per quello obbligazionario sia infine sul fronte valutario. Le pressioni al rialzo nei rispettivi ambiti derivano dall’eccessivo pessimismo di fine 2015 e inizio 2016. E’ possibile – anzi probabile – che anche il 2017 si caratterizzerà per risultati positivi, purché si sappiano sfruttare correzioni, e anche accentuate, ipotizzabili nel corso dei primi mesi, sull’onda di un po’ di panico riferito al contesto emerging nel suo insieme. Ciò non vuol dire chiudere la porta a questi mercati, che beneficiano in tutti e tre i casi soprattutto della pressione al rialzo dei consumi interni e del miglioramento del comparto commodities. Attenzione tuttavia all’esagerato ottimismo delle ultime settimane. 

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