Emergenza in famiglia o visita medica, come utilizzare i permessi retribuiti

Cosa prevedono i contratti collettivi e quali sono i diritti dei lavoratori in materie di permessi retribuiti e ferie

Una telefonata ricevuta in ufficio annuncia che la propria casa si sta allagando per la rottura di una tubatura. Un figlio di pochi anni si scopre ammalato poche ore prima di recarsi al lavoro. Situazioni che possono verificarsi rischiando di mandare nel panico il lavoratore.

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La differenza rispetto alle ferie
In questi casi intervengono i permessi retribuiti, previsti da tutti i contratti collettivi (CCNL) e spesso integrati da accordi aziendali. Ricordando che si tratta di un istituto differente dalle ferie.
Infatti il diritto a queste ultime è dettato dalla Costituzione, anche se l'ammontare annuo delle ferie spettanti è precisato dai contratti collettivi. Mentre il diritto ai permessi retribuiti o permessi orari o rol scaturisce dai contratti collettivi. Le ferie sono un diritto inalienabile del lavoratore, che deve usufruirne per poter ricostituire il proprio stato psicofisico per non meno di 15 giorni continuativi. Ferie che devono essere concordate con il datore di lavoro, il quale può anche decidere di posticiparle per motivazioni di carattere produttivo.

I permessi retribuiti invece costituiscono un diritto del dipendente per motivi personali che non necessariamente devono essere espressi al datore di lavoro. Ne consegue che il dipendente ha la possibilità di richiedere tali permessi con un margine di anticipo sufficiente e ai quali il datore di lavoro ha scarse possibilità di opposizione. Infatti i permessi retribuiti sono richiesti in base alle necessità personali del lavoratore, non sempre quindi possono essere concordati con il datore di lavoro (ad esempio in caso di gravi motivi familiari o di lutto). Inoltre, spesso l'anticipo con cui il dipendente è costretto a richiedere questi permessi è molto breve.

Nel commercio 72 ore di permessi
Ad esempio, nel contratto del commercio, uno dei più applicati dalle aziende italiane, nel caso di società con un numero di dipendenti pari o superiore a 15, ogni lavoratore ha a disposizione 72 ore pagate di rol da utilizzare a propria discrezione. Nei contratti del credito e della sanità privata, invece, è prevista la banca ore che prevede la possibilità di accantonare un certo numero di ore di lavoro supplementare e straordinario da utilizzare come permessi retribuiti in base alle esigenze del lavoratore. In caso comunque i permessi pagati siano già stati utilizzati tutti o non previsti dal proprio contratto di lavoro, è possibile, in casi di urgenza o imprevisto, ricorrere ai permessi non retribuiti.

Dal lutto al matrimonio, le possibilità previste dai contratti
I Ccnl solitamente riconoscono i permessi retribuiti per i seguenti casi:

  • Lutto per la morte del coniuge o di un parente entro il secondo grado o di affini di primo grado o di un soggetto componente la famiglia anagrafica del dipendente. I permessi retribuiti per lutto riconoscono il diritto al lavoratore di assentarsi dal lavoro per tre giorni consecutivi entro i sette giorni successivi alla data del decesso.
  • Concorsi ed esami nell'ambito di un massimo di otto giorni all'anno di permessi retribuiti.
  • Matrimonio. Il lavoratore ha diritto a 15 giorni (incluso quello della cerimonia) consecutivi di permesso. Il congedo per il matrimonio non influisce sui giorni di ferie maturati ed è utile ai fini dell'anzianità di servizio.
  • Nascita figli. In tal caso i beneficiari sono i papà che possono godere di circa tre giorni di assenza retribuita dal lavoro.
  • Gravi motivi personali o familiari: è l'ufficio del personale dell'azienda che valuterà se la motivazione che spinge il lavoratore a richiedere un permesso retribuito possa o meno rientrare tra i "gravi motivi personali". I permessi retribuiti per gravi motivi familiari o personali corrispondono a tre giorni ogni anno convertibili, sotto richiesta e previa accettazione da parte dell'ufficio del personale, in 18 ore annuali.
  • Documentata grave infermità che può essere relativa al coniuge, anche legalmente separato, o a un parente entro il secondo grado, anche non convivente, o a un soggetto componente la famiglia anagrafica del dipendente. I permessi retribuiti derivanti dalla grave infermità di una persona cara possono essere di massimo tre giorni all'anno da godere entro sette giorni dall'insorgenza della grave patologia. In alternativa, il dipendente può fare richiesta di una riduzione dell'orario pari al numero di ore di lavoro previste nei giorni di permesso che intende sostituire.