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Emergenza fisco, i Commercialisti si preparano allo sciopero

Pierpaolo Molinengo

Il proliferare degli adempimenti fiscali e il no alla richiesta di rendere facoltativa la compilazione degli Indicatori di affidabilità fiscale (Isa) per l’anno d’imposta 2018, spinge le associazioni nazionali dei commercialisti a proclamare il primo sciopero di categoria.

Nel rispetto delle modalità contemplate dal codice di autoregolamentazione vigente, le sigle sindacali ADC, AIDC, ANC, ANDOC, FIDDOC, SIC, UNAGRACO, UNGDCEC e UNICO annunciano l’astensione degli iscritti all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili da alcune attività nelle giornate di lunedì 30 settembre e martedì 1 ottobre e nella settimana che va da lunedì 30 settembre a lunedì 7 ottobre. In particolare, il 30 settembre e il 1° ottobre i commercialisti si asterranno dalla trasmissione telematica, quali intermediari finanziari, dei modelli di pagamento F24 e, nella settimana dal 30 settembre al 7 ottobre, non parteciperanno alle udienze presso le Commissioni tributarie provinciali e regionali.

Stefano Sfrappa, presidente del Sic, Sindacato Italiano Commercialisti, riassume in questa intervista le ragioni che hanno portato la categoria alla mobilitazione.

Quali sono i motivi alla base della proclamazione dello sciopero dei commercialisti?

Gli Indicatori di affidabilità fiscale (ISA), dei quali tanto si parla da mesi, sono soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Più che di una goccia parlerei di un macigno, visto che sono rimaste inascoltate le richieste di disapplicazione per il 2018 provenienti dal nostro Consiglio Nazionale, dai Garanti del Contribuente di mezza Italia, dalla stampa specializzata e da pressoché tutte le associazioni sindacali dei commercialisti, a partire dal Sindacato Italiano Commercialisti che ormai da mesi ne richiede la disapplicazione o, in alternativa, l’applicazione facoltativa. Non era mai successo tutto questo prima d’ora. Inoltre la cosa peggiore è l’inaffidabilità dello strumento (la cui norma istituiva è del 2017 n.d.r.) che non rende credibile il rapporto fisco/contribuente. Con queste premesse impossibile avviare un vero rapporto di compliance con l’Agenzia delle entrate né tantomeno combattere l’evasione tributaria. E di questo siamo delusi e amareggiati, come professionisti, visto che ci viene richiesto un impegno straordinario e non retribuito per ricalcolare gli esiti del software di controllo, ma prima ancora come cittadini.

Che cosa rivendica la categoria?

Ascolto e rispetto. I nostri studi sono un presidio di legalità in tutto il territorio nazionale e se lo Stato incassa il dovuto alle scadenze stabilite dalla Legge è proprio grazie al nostro importante contributo. Da un lato siamo esattori (ai quali lo Stato non corrisponde aggi esattoriali!) e dall’altro facciamo opera di moral suasion sistematica a ricondurre nel perimetro della legalità tutta una serie di soggetti che per difficoltà non sempre plausibili tendono a sfuggire o a ritardare i propri obblighi tributari. Pretendiamo inoltre il rispetto dello statuto del contribuente, il quale prevede ad esempio che per rispettare un adempimento siano lasciati al contribuente almeno 60 giorni rispetto all’ultima modifica normativa o di prassi.  Nel caso degli Isa c’è stata violazione ripetuta. Mi chiedo come possa uno Stato civile pretendere dai cittadini il rispetto delle norme quando è esso stesso il primo a disapplicare una norma importante come lo Statuto del contribuente. Il differimento stesso dei pagamenti da giugno a settembre ha comportato, a nostro avviso, un danno di non poco conto per la casse erariali e per questo riteniamo che anche nella pubblica amministrazione occorrerebbe risalire alle responsabilità individuali.

Ci saranno altre azioni di protesta?

La proclamazione dello sciopero, così come configurata, dovrebbe essere accompagnata dalla richiesta di apertura di un dialogo finalmente costruttivo e reale con il nuovo ministro dell’Economia. Immaginiamo in tal senso un presidio, in un giorno da individuare, unitamente a una forte iniziativa di carattere mediatico. Questioni così importanti andrebbero affrontate anche nei dibattiti televisivi, cui purtroppo la nostra categoria è sistematicamente assente.

Autore: Pierpaolo Molinengo Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online