Italia markets closed
  • Dow Jones

    29.507,12
    +372,13 (+1,28%)
     
  • Nasdaq

    10.968,38
    +138,88 (+1,28%)
     
  • Nikkei 225

    26.173,98
    -397,89 (-1,50%)
     
  • EUR/USD

    0,9697
    +0,0099 (+1,03%)
     
  • BTC-EUR

    20.174,67
    -517,17 (-2,50%)
     
  • CMC Crypto 200

    446,07
    +17,29 (+4,03%)
     
  • HANG SENG

    17.250,88
    -609,43 (-3,41%)
     
  • S&P 500

    3.697,30
    +50,01 (+1,37%)
     

Energia, Emergenza costi per il settore conciario italiano

Image from askanews web site
Image from askanews web site

Roma, 6 set. (askanews) - Unic - Concerie Italiane, le cui aziende rappresentate ne sono protagoniste assolute, esprime l'allarme dei suoi imprenditori, che riunitisi in Consiglio Generale lo scorso 31 agosto, hanno dichiarato di fronteggiare una situazione contraddistinta da difficoltà tali da portare alla sospensione (se non alla cessazione definitiva) delle attività produttive del settore.

"Vediamo vanificati i nostri sforzi per superare il periodo dell'emergenza sanitaria e oggi sono realmente a rischio la competitività e la sopravvivenza stessa di molte fra le 1.100 aziende del comparto" dichiara il Presidente UNIC Fabrizio Nuti. La conceria in Italia dà lavoro a 18 mila persone, senza considerare l'indotto, e la salvaguardia dell'occupazione è sempre stata una sua priorità, come dimostrato anche durante la pandemia. Si tratta di 18 mila famiglie che fanno affidamento sulle concerie nazionali per il proprio sostentamento economico. "A fine giugno," continua Nuti "chiedevo una solidarietà di filiera, che permettesse alle concerie di adeguare i propri listini al boom inflazionistico in atto ormai da mesi. Si trattava e si tratta di una reale necessità. Non è più possibile per le aziende sostenere aumenti che non riguardano solo gli extra costi delle materie energetiche, ormai del tutto fuori controllo e con dinamiche tali da rendere quasi impossibile fare bilanci e strategie future, ma quasi tutti i principali costi di gestione di una conceria".

L'Ufficio Studi di UNIC ha calcolato che, ad oggi, senza considerare le fluttuazioni dei prezzi d'acquisto della principale materia prima conciaria (cioè la pelle grezza o semilavorata da cui inizia il processo di trasformazione), il costo complessivo di produzione di una pelle finita in Italia è già mediamente aumentato del 12,1% a metro quadro rispetto all'anno passato, a causa dei fortissimi rialzi della spesa unitaria per l'energia (+360% per gas e elettricità), depurazione acque (+42%), prodotti chimici (+31%) e lavorazione conto terzi (+24%). Inoltre, se le attuali tendenze di costo dei suddetti fattori dovessero continuare anche nelle prossime settimane, prevediamo un ulteriore incremento medio totale pari al 5,5% tra 3 mesi, a fine anno.