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Energia, Lanuzza (Gruppo Cap): "Gli scarti alimentari insieme ai fanghi per produrne di più"

·1 minuto per la lettura

“Ai fini dello smaltimento per la produzione di energia, l'unica differenza tra il contenuto di una fognatura e uno yogurt è la classificazione, ma le caratteristiche di questi prodotti sono compatibili con i nostri depuratori, che nascono per i fanghi ma hanno spazio anche per altre materie organiche”.

Così Andrea Lanuzza, direttore generale di gestione del gruppo CAP, ha spiegato i passi avanti della società nella costruzione di un modello economico in grado di produrre biometano con il rifiuto umido, estendendola agli impianti di depurazione già attivi per massimizzare l’efficienza e limitare il consumo di suolo.

Nel 2020 la società ha chiuso due partnership con Danone e con la piattaforma ThinkAbout, realtà attiva nell'ambito della riduzione dello spreco alimentare, che rende disponibili i prodotti alimentari a fine ciclo, destinati a diventare rifiuti: nell'impianto di depurazione Sesto San Giovanni diventano biogas e poi energia termica. Così come a Robecco sul Naviglio, dove si utilizzano gli scarti alimentari delle mense di Milano Ristorazione. Sempre a Robecco, CAP ha dato vita a un'altra applicazione nell'ottica del recupero delle materie di scarto: da luglio 2020 ogni giorno si recuperano circa 10 tonnellate di sabbia, estratte dal processo di depurazione, da reimpiegare come materie prime nei cantieri aziendali, evitando lo smaltimento in discarica e l'utilizzo di nuove sabbie, estratte dalle cave.

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