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## Energia, price cap su gas russo sarà discusso da leader Ue

Image from askanews web site
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Bruxelles, 8 set. (askanews) - L'ipotesi avanzata dalla Commissione europea di imporre un "price cap" (tetto al prezzo) del gas russo importato nell'Ue via gasdotti rimane ancora troppo controversa perché possa essere discussa dai ministri dei Ventisette al Consiglio straordinario Energia di domani a Bruxelles.

I ministri discuteranno invece, con l'obiettivo di trovare un comune denominatore, le altre quattro misure contro il caro energia che l'Esecutivo Ue ha ipotizzato nel suo "non paper" di ieri, proprio per alimentare il dibattito fra gli Stati membri.

Sulla base dei risultati della discussione al Consiglio Energia straordinario di domani, la Commissione finalizzerà e presenterà le sue proposte formali martedì prossimo, durante la riunione del Collegio dei commissari a Strasburgo. Ma secondo fonti diplomatiche a Bruxelles, la decisione sul "price cap" sarà molto probabilmente rinviata alla discussione fra i capi di Stato e di governo, durante il loro vertice informale del 6 e 7 ottobre, a Praga, o durante il Consiglio europeo formale di Bruxelles il 20 e 21 ottobre.

L'ipotesi del tetto al prezzo del gas russo è contestata, da un lato, dai paesi che temono di spingere così Mosca a interrompere del tutto le forniture all'Ue, e d'altro lato dagli Stati membri (Italia, Grecia, Belgio, Slovacchia, Slovenia, Romania, Lussemburgo e anche Polonia) che vorrebbero piuttosto un "price cap" generalizzato a tutto il gas importato, compreso quello liquefatto (Gnl).

Tuttavia, le posizioni stanno evolvendo. In particolare, l'Olanda, che è stato finora uno dei paesi che si opponevano con più forza a qualunque ipotesi di "price cap", è ora più possibilista, stando alle ultima affermazioni del premier Mark Rutte.

"In generale guardiamo con favore alle proposte della Commissione. Naturalmente, abbiamo domande su proposte particolari e su come garantire che ci sia abbastanza flessibilità nell'attuazione", ha detto Rutte nel pomeriggio durante un conferenza stampa a Rotterdam con la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, in occasione della consegna al premier del Pnrr olandese appena approvato dall'Esecutivo Ue.

"Immagino che il 'price cap' sugli oleodotti russi ponga ancora domande o preoccupazioni, ma abbiamo un'opinione più positiva su queste proposte", che "domani miglioreremo"; e "penso - ha concluso Rutte - che la Commissione valuterà nuovamente ciò che uscirà dal Consiglio".

Tra gli Stati membri dell'Ue c'è già abbastanza consenso, su altre tre delle cinque proposte informali della Commissione. La misura meno controversa sembra essere l'impegno a modificare il quadro delle regole Ue per consentire l'intervento degli Stati a sostegno (con prestiti e garanzie) della liquidità delle aziende energetiche, messe sotto enorme pressione sul mercato finanziario dalla estrema volatilità dei prezzi nel settore.

Sull'imposizione di una soglia massima di profitto, comunque remunerativa, per le fonti energetiche rinnovabili o a basso contenuto di carbonio, che permetta di finanziare con i ricavi eccedenti questo tetto le misure di sostegno per famiglie e imprese più vulnerabili, c'è abbastanza consenso, ma diversi paesi (Lettonia, Lituania, Malta, Olanda e Svezia) ne contestano l'obbligatorietà.

Un discorso simile vale anche per la riduzione dei consumi energetici del 5% che gli Stati membri dovrebbero garantire nei periodi della giornata in cui il prezzo dell'elettricità raggiunge il suo picco. Diversi Stati membri (Belgio, Francia, Polonia, Spagna), pur non essendo contrari, insistono affinché non abbia carattere obbligatorio (come sembra volere la Commissione) ma solo indicativo e volontario. La quarta misura, infine, ovvero il prelievo di solidarietà che verrebbe imposto agli "extra profitti" straordinari delle aziende fornitrici di energia da fonti fossili (sempre per destinarlo alla riduzione delle bollette di famiglie e imprese più vulnerabili), risulta controversa non tanto per il numero di obiezioni che ha sollevato, ma per l'argomentazione - sostenuta soprattutto dalla Polonia - secondo cui si tratterebbe in realtà di una misura di natura fiscale, che dovrebbe dunque essere decisa secondo una diversa base giuridica (che richiederebbe l'unanimità). In questo caso, è comunque possibile che la proposta finale e formale della Commissione venga riscritta come misura non fiscale.