ENI in lieve calo. Analisti divisi sulle prospettive del titolo

Anche la seduta odierna viene vissuta all’insegna della debolezza da ENI (NYSE: E - notizie) che si muove in linea con l’indice delle blue chips, riuscendo però a difendersi dalle vendite meglio degli altri protagonisti del comparto. Il titolo, dopo aver chiuso la sessione di ieri con un calo di poco superiore ad un punto percentuale, anche quest’oggi ha imboccato la via delle vendite. Nel corso della mattinata ENI è arrivato a segnare un minimo intraday a 17,44 euro, con una flessione di oltre un punto pecentuale, salvo poi recuperare qualche posizione e presentarsi ora a 17,56 euro, con un calo dello 0,45% e oltre 5,2 milioni di azioni passate di mano fino ad ora, rispetto alla media giornaliera degli ultimi tre mesi pari a circa 10,5 milioni di pezzi. Nelle ultime due sedute ENI ha prestato il fianco alle vendite non solo per via del ribasso che ha colpito Piazza Affari, ma anche e soprattutto per il netto calo accusato dai prezzi del petrolio. Proprio la netta contrazione delle quotazioni dell’oro nero, unitamente ad una produzione della divisione E&P debole nel primo trimestre di quest’anno, penalizzando così il titolo nel breve periodo. Ad accendere i riflettori su ENI quest’oggi sono stati quest’oggi gli analisti di JP Morgan che hanno diffuso un report sulle compagnie oil integrate. Nella loro analisi gli esperti hanno segnalato che la produzione della società del cane a sei zampe nei primi tre mesi di quest’anno sarà influenzata dalle interruzioni registrate in Libia e in Nigeria. In questa direzione la banca americana si aspetta che nel primo trimestre di quest’anno ENI possa riportare una contrazione della produzione nell’ordine del 4% su base trimestrale. Gli esperti di JP ritengono che la debolezza del business gas contribuirà a mettere sotto pressione l’utile del primo trimestre di ENI, stimato in calo del 5% rispetto agli ultimi tre mesi dello scorso anno.

, Malgrado le prospettive non siano delle migliori per il gruppo petrolifero italiano, la banca americana ha confermato la sua view positiva sul titolo, reiterando la raccomandazione “overweight”, con un prezzo obiettivo a 21,5 euro, che offre un potenziale di upside di oltre il 20% rispetto alle attuali valutazioni di Borsa. Più cauti i colleghi di Societè Generale che nei giorni scorsi hanno mantenuto invariato il rating “hold” sul titolo, con un target price a 19,3 euro. La banca francese ha focalizzato la sua attenzione sul dividendo del gruppo che quest’anno dovrebbe essere pari a 1,1 euro rispetto agli 1,08 del 2012, per poi salire a 1,12 euro con riferimento al bilancio del 2014. Se queste previsioni venissero confermate, si tratterebbe di un payout del 49,7% e del 52,1% per l’anno in corso e per il prossimo e il rendimento del dividendo, pari a oltre il 6%, si confermerebbe tra i più alti delle società petrolifere europee.

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