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Eni, la replica di Armanna: mai stato in Nigeria nel 2014 e 2015

Fcz

Milano, 29 gen. (askanews) - "Non sono mai stato in Nigeria nel 2014 e nel 2015. E dimostrare che non incontrai Eke in quegli anni è facilmente verificabile. In quegli anni non avevo il permesso di andare in Nigeria e non ho effettuato nessun volo aereo. Basta acquisire direttamente dalle autorità nigeriane i miei documenti di ingressi e di uscita nel Paese". Così Vincenzo Armanna, imputato e grande accusatore nel processo milanese sulla presunta maxi-corruzione di Eni e Shell in Nigeria, ha smentito le dichiarazioni di Isaac Chinonyerem Eke, l'ex-funzionario della polizia nigeriana in pensione dal 2016 che questa mattina ha reso testimonianza in aula. L'ex-poliziotto ha ammesso di aver incontrato Armanna due volte, la prima nel 2014 all'Hotel Hilton di Abuja e la seconda nel 2015 in un noto ristorante della capitale nigeriana, precisando di essersi limitato a "qualche scambio di battute" con lui.

Armanna ha in sostanza insistito con la propria versione dei fatti, e cioè di aver incontrato Eke nel 2012 all'hotel Hilton di Abuja. Su questo incontro, ha assicurato davanti ai giudici della settima sezione penale del tribunale di Milano, c'è una "evidenza processuale" rappresentata dalla testimonianza di Lorenzo Carpella. "Eke - ha aggiunto Armanna - era il responsabile della sicurezza nella zona di Abuja dove venne organizzato l'incontro con Scaroni".

La vicenda è quella della presunta maxi-tangente, pari a un miliardo e 92 milioni di dollari, che secondo il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e il pm Sergio Spadaro Eni e Shell avrebbero pagato a una cerchia di politici nigeriani per ottenere dal governo di Abuja il via libera all'esplorazione petrolifera del giacimento Opl 245. Sotto processo ci sono l'attuale amministratore delegato del Cane a sei zampe, Claudio Descalzi, il suo predecessore Paolo Scaroni e altri 13 imputati, comprese i due gruppi Eni e Shell. L'accusa, per tutti, è corruzione internazionale.