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Eni-Shell Nigeria, sentenza appello abbreviato mediatori il 24 giugno

·2 minuto per la lettura
Logo di Eni presso una stazione di servizio a Roma

MILANO (Reuters) - La sentenza del processo abbreviato d'appello ai due mediatori condannati in primo grado nella vicenda delle presunte tangenti pagate da Eni e Shell in Nigeria arriverà il prossimo 24 giugno.

La Corte d'appello di Milano ha infatti rinviato a quella data il processo dopo che oggi si sono svolte le arringhe dei due difensori di Emeka Obi e Gianluca Di Nardo, per i quali lo scorso 22 marzo aveva chiesto l'assoluzione la stessa accusa, rappresentata dal sostituto procuratore generale Celestina Gravina.

Ieri la Nigeria, parte offesa nel procedimento, ha invece depositato una memoria per chiedere che la Corte non accolga la richiesta di assoluzione avanzata dal PG.

"Ho chiesto l'assoluzione per il mio assistito - ha detto l'avvocato Roberto Pisano, difensore del mediatore nigeriano Obi - in linea con le conclusioni alle quali era già arrivato il sostituto procuratore generale".

"D'altronde le varie corti internazionali che si sono occupate di questo caso, in Inghilterra, negli Usa o in Nigeria, non hanno mai ritenuto che Obi avesse messo in atto condotte illecite. Al contrario, come già detto dal pg, vi è la prova della piena innocenza del mio assistito e questo processo non si sarebbe mai dovuto fare".

Commento simnile dall'avvocato difensore di Di Nardo, Giuseppe Iannaccone: "Ho chiesto il proscioglimento con la più ampia formula perchè non esiste nessuna prova della corruzione da parte del mio assistito".

Il mese scorso, il tribunale di Milano, al termine del processo principale con rito ordinario ha assolto tutti gli imputati, compreso l'AD di Eni Claudio Descalzi, la stessa società e Shell, dall'accusa di corruzione internazionale per i medesimi fatti.

Obi e Di Nardo erano stati giudicati invece separatamente perché entrambi avevano chiesto di essere processati in abbreviato, un rito premiale che dà diritto a uno sconto di un terzo sulla pena edittale massima ma che si celebra solo sugli atti raccolti fino a quel momento e non su deposizioni e testimonianze in aula.

Nel processo ordinario, alcuni testi e imputati, i cui verbali di interrogatorio erano stati valutati come prove nell'abbreviato, non hanno confermato le loro dichiarazioni in aula. Inoltre il Tribunale non ha ammesso nel processo ordinario una serie di intercettazioni telefoniche che facevano invece parte del fascicolo del processo abbreviato.

Il processo d'appello di rito abbreviato, come il primo grado, si svolge in camera di consiglio, a porte chiuse.

(Emilio Parodi, in redazione a Milano Gianluca Semeraro, emilio.parodi@thomsonreuters.com; +39 02 66129523))