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Eni, teste smentisce lettera: conobbi Armanna solo nel 2014

Fcz
·3 minuti per la lettura

Milano, 29 gen. (askanews) - "Il manager Eni Vincenzo Armanna? L'ho incontrato due volte grazie al mio amico Timy Aya, funzionario della marina nigeriana ora in pensione. Il primo incontro avvenne all'Hotel Hilton di Abuja nel 2014, scambiammo qualche battuta e me ne andai. La seconda volta lo vidi nel 2015, sempre ad Abuja, in un noto ristorante della città. In un primo momento non lo avevo neppure riconosciuto. Fu Timy a ricordarmi che era Armanna. Anche in quel caso ci scambiammo qualche battuta, mangiammo qualcosa e poi me ne andai". Lo ha assicurato Isaacc Chinonyerem Eke, ex super funzionario della polizia nigeriana in pensione dal 2016, durante la sua testimonianza nell'aula del processo milanese sulla presunta maxi corruzione di Eni e Shell in Nigeria. Con la deposizione, l'uomo ha in sostanza smentito il contenuto di una lettera finita tra gli atti dell'indagine condotta dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, che accusano di corruzione internazionale l'attuale amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, il suo predecessore Paolo Scaroni e altri 13 imputati (tra cui le due società Eni e Shell) per la presunta maxi tangente, pari a1 miliardo e 92 milioni di dollari, che sarebbe stata pagata nel 2011 a una cerchia di politici del governo nigeriano per ottenere la concessione sull'esplorazione del giacimento petrolifero Opl-245. Nella lettera, Eke affermava di aver conosciuto Armanna, imputato ma anche grande accusatore nel processo milanese, "durante una cena con colleghi a fine 2009", precisando che fu "un amico comune americano" a presentarglielo "come principale contatto di Agip in Nigeria" e che lui venne introdotto con il nome di Victor Naxfar. Lo stesso Armanna, sentito dai magistrati milanesi durante le indagini preliminari, aveva parlato di un colloquio con un certo Victor, ossia l'allora responsabile delle guardie del corpo del presidente nigeriano, che gli aveva riferito dei 50 milioni di dollari in contanti consegnati nel 2011 a Roberto Casula, ex capo divisione espolorazioni di Eni, e destinati ad alcuni top manager del gruppo. In quell'occasione Victor, sempre stando a quanto fatto mettere a verbale da Armanna, avrebbe anche fatto i nomi dei politici nigeriani destinatari della mazzetta e parlato anche di un incontro nella residenza del presidenziale nigeriana tra l'allora premier Jonathan Goodluck e l'allora numero uno di Eni Scaroni. Questa mattina, davanti ai giudici della settima sezione penale del Tribunale di Milano, l'uomo ha ammesso di essere stato lui a firmare quella lettera, escludendo ogni sua responsabilità sul contenuto. "Non ho scritto io queste parole - ha detto in aula - la lettera l'ha scritta il mio amico Timy e io l'ho firmata perché mi è stato detto che serviva per una testimonianza in Italia. Ho fatto quello che mi è stato chiesto da Aja. Perchè l'ho firmata? Perchè Timy mi disse di fare così, precisandomi che questo era quello che hanno bisogno di sapere da me". Il testimone ha anche negato di aver avuto contatti con l'apparato di sicurezza del presidente nigeriano nè di aver essersi mai presentato con il nome di Victor: "Mi chiamo Isaac Eke e il mio nome compare in tutti i documenti ufficiali". Infine ha chiarito che Armanna gli promise di pagarli il biglietto aereo per venire in Italia a testimoniare: "Poi non lo ha fatto, ci ho pensato io", ha sottolineato. Dura la reazione dell'aggiunto De Pasquale che accusato il testimone di aver sottoscritto una "falsa dichiarazione" e ha aggiunto: "Qui c'è una totale smentita rispetto a quanto scritto nella lettera. Non credo ci sia bisogno di invocare una falsa testimonianza".