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"Eravamo pronti a un Natale fantastico, ma metà dei clienti ha cancellato"

·4 minuto per la lettura
Giorgio Locatelli / Instagram (Photo: Giorgio Locatelli / Instagram)
Giorgio Locatelli / Instagram (Photo: Giorgio Locatelli / Instagram)

“Sembrava dovesse essere un Natale fantastico, ora ogni giorno registriamo circa il 50% di cancellazioni”. La crisi pandemica si riflette anche sull’attività dello chef Giorgio Locatelli, proprietario nel cuore di Londra della Locanda che porta il suo nome, frequentata anche da Kate Moss e dalla famiglia reale. La crisi è arrivata sin lì, simile a quella vissuta in Italia, dove la Fipe (Confcommercio) stima che il prossimo 25 dicembre nei ristoranti sono attesi 500mila clienti in meno.

Chef Locatelli, come si presenta per il suo locale il secondo Natale dell’era Covid?

“Alla fine di ottobre e inizi novembre avevamo praticamente il ristorante completamente prenotato fino a dicembre, con le nuove direttive che sta dando Johnson e con l’aumento dei contagi, stiamo avendo alcuni giorni il 40%, altri il 60% di cancellazioni. Tutti i pranzi di business sono stati cancellati. Eravamo carichi, attendevamo un Natale e un fine anno fantastico, ci troviamo davanti un periodo di incertezza incredibile. Non sappiamo quanto tempo riusciremo a stare ancora aperti. Sono quasi convinto che avremo un altro lockdown”.

Nessuna differenza con lo scorso anno?

“Abbiamo avuto un settembre, ottobre e novembre da scoppio. Con delle vendite di vino strabilianti. La ripresa l’abbiamo sentita, ma il problema adesso sarà gennaio, se non si piega la curva”.

Che clima si respira tra clienti e dipendenti. Temono anche loro un’altra chiusura?

“Sì, se arrivi a un lockdown sicuramente ci saranno degli aiuti per pagare gli stipendi al personale, ma stanno tutti sulle spine”.

Sono trascorsi due anni dall’inizio della pandemia: come ne esce la ristorazione?

“Antonino dice che chi salta in queste situazioni è chi non ha una grande forza alle spalle o i giovani incapaci di affrontare un periodo di crisi così esteso. La crisi fa da pettine, lasciando in piedi i più forti. Sono anch’io convinto di questo, ma non vorrei che l’apparato della ristorazione venga decimato. Qui a Londra soprattutto dalla somma del problema Covid con quello Brexit”.

Brexit e Covid: quanto pesano nella difficoltà a reperire personale?

“Londra sta soffrendo tantissimo. Ma non credo sia una cosa relazionabile al Covid, quanto alla Brexit. Abbiamo avuto un calo di interesse da parte dei ragazzi europei, specie quelli che facevano qui l’Erasmus e non possono più scegliere l’Inghilterra. Al momento ci sono troppe difficoltà a ottenere un permesso di lavoro, specie se non hai una qualificazione. Tutti i ristoranti di Londra stanno cercando qualcuno: si parla di 150mila unità in meno. Hotel hanno chiuso due o tre piani, non perché non avessero clientela, ma perché non avevano la capacità di garantire il servizio in camera”.

Oltre a questo, quali altri problemi ha creato la Brexit alla ristorazione?

“C’è il problema dell’importazione. Alla dogana non si capiscono le regole, tanti prodotti vengono fermati e non si sa perché. Prima lavoravamo molto bene con l’Italia, specie con i prodotti freschi, ora le certificazioni per entrare in Inghilterra sono complicatissime, tanti trasportatori si rifiutano di fare qui le consegne”.

Non è un bel periodo…

“No, non è un bel periodo e sai perché? Viene penalizzato chi si preoccupa della qualità e collabora con i produttori piccoli. Per i più grandi le importazioni pesano meno. Il made in Italy è più penalizzato delle produzioni da supermercato. Ma per noi è basilare che si vada a mangiare al ristorante qualcosa che non trovi al supermercato”.

Lei è un frequentatore dell’Italia quanto di Londra: che differenza ha notato nella gestione del Covid?

“Le pandemie si sono svolte nei paesi in maniere differenti. Non tanto il governo, ma il Nhs ha fatto un lavoro egregio. Credo sia stato fatto anche in Italia, ma la crisi è stata più politicizzata”.

Non solo ristorazione, anche la tv torna nella vita di Giorgio Locatelli. È ripartito Masterchef, il cooking show prodotto da Endemol Shine Italy, ogni giovedì alle 21.15 su Sky Uno e sempre disponibile su Sky Go e NOW. Siamo all’undicesima stagione. Cosa ha da offrire ancora questo programma?

“Con Antonino e Bruno lavoriamo molto bene insieme e riusciamo a offrire tre espressioni diverse di un piatto, una bella mistura. I clienti quest’anno sono più che all’altezza. Probabilmente il Covid ha dato questi due anni di incubazione alla preparazione di Masterchef e sembrano più agguerriti e preparati di qualunque altro anno”.

Tv, ristoranti, mille impegni: come sarà il Natale di Giorgio Locatelli?

“Il 22 vado alle Bahamas e torno il 9 gennaio, per lavoro però”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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