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"Ergastolo ostativo? Il miglior modo di combattere la mafia è riaffermare lo Stato di diritto"

Federica Olivo
·Giornalista, Huffpost
·1 minuto per la lettura
Il prof. Glauco Giostra - la sede della Corte costituzionale - l'apertura di una cella di un carcere (Photo: Ansa)
Il prof. Glauco Giostra - la sede della Corte costituzionale - l'apertura di una cella di un carcere (Photo: Ansa)

Arriverà tra pochi giorni la sentenza della Corte costituzionale sulla possibilità di concedere la liberazione condizionale agli ergastolani per mafia che non hanno collaborato con la giustizia. Al vaglio della Consulta, l’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario, che era stato già in parte dichiarato incostituzionale nel 2019, nella parte in cui vietava la possibilità di concedere i permessi premio ai condannati per reati particolarmente gravi che non si fossero aperti a collaborazioni con lo Stato. In quei giorni il clima era infuocato, esattamente come ora. I sostenitori di questa normativa - introdotta nei primi anni ’90, quando la mafia costituiva un’emergenza e lo stato cercava di dispiegare ogni sua forza per contrastarla - accusavano chi ne metteva in dubbio la costituzionalità di voler, in buona sostanza, fare un favore alla mafia. Di non capire il rischio di questa apertura.

Il professor Glauco Giostra, docente ordinario di procedura penale alla Sapienza di Roma, già presidente della Commissione ministeriale incaricata di elaborare il progetto di attuazione della delega in materia penitenziaria, intervistato da HuffPost fa riferimento proprio a quel clima e ricorda che dal giorno dopo quella controversa decisione “i permessi concessi agli ergastolani non collaboranti per reati di mafia non raggiungono le dita di una mano”.

Per Giostra non ci sono dubbi sulla necessità di una maggiore cautela nel concedere benefici, come la liberazione condizionale, ai condannati per mafia non collaboranti. Ma la possibilità di ottenerli non può essere preclusa. “Non possiamo leggere - spiega - nell’art.27 Cost. “le pene debbono tendere alla rieducazione del condannato, salvo che si tratti di mafioso non collaborante”. E a chi continua a sostenere che modificare, alla luce della sua eventuale incostituzionalità, l’articolo 4 bis...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.