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Eriksen: "Inter, è solo l'inizio. Vogliamo costruire un ciclo: ora capisco Conte e sono felice"

·4 minuto per la lettura

"Prima di arrivare allInter, era stato difficile vincere. E adesso, invece, vivo forse il momento migliore della mia carriera". Da esubero di lusso a protagonista assoluto. Christian Eriksen racconta la sua metamorfosi nerazzurra nella lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport.

Christian Eriksen e Antonio Conte | Jonathan Moscrop/Getty Images
Christian Eriksen e Antonio Conte | Jonathan Moscrop/Getty Images

Possiamo considerarla una sua rivincita personale?
"Non ho rivincite da prendere contro nessuno. Io gioco soltanto a calcio: a volte va bene e altre male. Poi questo sport cambia velocemente, praticamente ogni settimana. Sei mesi fa vivevo una certa situazione, ma ora abbiamo vinto un trofeo e posso solo dire di essere molto felice di stare all’Inter".

Appena arrivato, disse alla Gazzetta: “Voglio interrompere il dominio Juve”. Fatto. Ora prevede l’apertura di un ciclo?
"Questo scudetto è un buon punto di partenza... Ora possiamo continuare e costruire un ciclo".

E per riuscirci quanto è importante che Conte rimanga?
"Conte è importantissimo per tutti, anche per il modo in cui giochiamo. Seguiamo alla lettera le sue indicazioni e in campo si vede. Siamo tutti felici di aver vinto con lui. Ma la sua permanenza non è una mia decisione: dipende da lui e dal club".

Ma qual è stato il vero segreto del successo?
"La squadra stessa. Tutti abbiamo contribuito in modo diverso a un obiettivo comune. È dura per tutti giocare contro di noi, questa stagione è stata una grande performance di squadra".

Conte ripete sempre: “Noi abbiamo capito Christian e lui ha capito noi...”. Ci spiega chi ha capito cosa?
"Io sono arrivato con la mente aperta per imparare. Quello che non ho capito all’inizio è che dovevo seguire sempre il sistema di Conte. Che dovevo eseguire e ricordare tutte le giocate che lui aveva preparato per la squadra. In precedenza, ero più abituato all’intuito, ero libero di prendere decisioni in un secondo in base a quello che vedevo. Invece col mister c’è sempre un piano generale da seguire. Bisogna essere preparati, sapere sempre dove sono i compagni e dove possono spostarsi. Ho dovuto imparare tutto questo, adattarmi a un ritmo diverso, poi a gennaio ci siamo parlati e ho iniziato a giocare di più e a dimostrare che ero capace".

Torniamo all’autunno, quando entrava solo per qualche minuto. Si è dato una spiegazione per quelle sostituzioni?
"Ne ho parlato con l’allenatore e so che lui prende le decisioni migliori per la squadra in quel momento. Se mi faceva giocare così poco è perché, evidentemente, pensava che gli potessi essere utile in quei minuti. Non c’era niente di personale. È chiaro poi che avrei voluto giocare di più, ma ho sempre rispettato le sue decisioni. Sapevo che sarebbe arrivata l’occasione e che l’avrei dovuta sfruttare. E così è stato".

Ma è stata la punizione al Milan la vera svolta?
"Solo nella percezione esterna. Il gol al Milan ha forse cambiato il modo in cui gli altri mi guardavano, ma non ciò che pensavamo all’interno. La situazione è cambiata quando ho potuto giocare con più continuità e ho guadagnato la fiducia di compagni e tecnico".

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Quanto è stato davvero vicino a lasciare l’Inter? E adesso si vede a lungo nel club?
"Sei mesi fa potevo essere considerato fuori, è vero, ma ora è cambiato tutto. Nessuno può prevedere il futuro, ma sono contento di restare qui e di avere uno scudetto sul petto".

Aveva affrontato Lukaku in Premier: è un giocatore diverso adesso in Italia?
"Non avevo dubbi su Romelu neanche in Premier, ma nel nostro sistema lo considero il centravanti migliore che ci sia. È impressionante, ma ora è diventato ancora più dominante di prima. Meglio averlo come compagno che contro...".

Perché in Inghilterra tanti calciatori importanti si sono pronunciati sulla Superlega e in Italia nessuno?
"È un progetto di cui nessun giocatore sapeva niente e che in due giorni è finito, quindi è difficile farsi una idea. Come calciatore devi rispettare il club in cui ti trovi, e il club a sua volta deve rispettare i tifosi e tutta la gente coinvolta. Semplicemente, non avevamo niente da dire perché quella è una decisione di club e proprietari: non so nel futuro, ma al momento non è un progetto sul tavolo".

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