Esodati: il governo allarga a 120mila quelli salvaguardati

Quella degli esodati è sicuramente una delle vicende più imbarazzanti affrontate dal governo Monti. Dopo le aspre polemiche che hanno visto contrapporsi il ministro Fornero prima ai sindacati e poi all'INPS, l'esecutivo ha deciso di allargare la platea di quelli "salvaguardati" (che potranno cioè andare in pensione ancora con le vecchie regole) dai 65mila riconosciuti con il decreto interministeriale dello scorso primo giugno - che attende ancora la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale - ad altri 55mila, per un totale di 120mila lavoratori. Il provvedimento verrà inserito nel prossimo, controverso decreto sulla spending review, per un costo totale di poco più di 9 miliardi di euro, per i quali è già stata trovata la copertura. Ma quanti siano realmente gli esodati è ancora in dubbio e fonte di polemiche (ricordiamo qui che secondo l'INPS si tratterebbe di 390.200 persone) e, se il governo dovesse decidere di allargare a tutti la deroga dalle nuove norme introdotte con la riforma delle pensioni, la copertura andrebbe in questo caso trovata in provvedimenti ad hoc. È quanto viene detto dalla Ragioneria Generale dello Stato nel documento illustrato il 18 luglio scorso dall'ispettore generale capo Francesco Massicci, nell'audizione presso le commissioni riunite Bilancio e Lavoro della Camera. Documento in cui si esclude a questo fine il ricorso al denaro risparmiato dallo Stato proprio grazie alla riforma pensionistica, una cifra stimata in 300miliardi di euro fino al 2060, poiché "afferendo all'ordinamento vigente, queste economie sono scontate negli andamenti di finanza pubblica a legislazione vigente", quindi "necessitano dell'adozione di ulteriori interventi compensativi nell'ambito degli equilibri di finanza pubblica".
I partiti di maggioranza e di opposizione e i sindacati hanno già definito insufficiente quest'allargamento della platea degli esodati proposto dal governo e proprio in Commissione Lavoro alla Camera è stato definito un testo che unisce proposte di PD, PDL, IDV e Lega Nord. "L'orientamento è quello di presentare emendamenti al Senato alla spending review" spiega l'ex ministro del lavoro Cesare Damiano (PD), primo firmatario "accogliendo alcune indicazioni che arrivano dalla nostra Commissione. Il riconoscimento dei soli accordi di mobilità stipulati in sede ministeriale crea disuguaglianze, esclude ad esempio le intese siglate presso le direzioni provinciali del lavoro. Sulla prosecuzione volontaria, inoltre, sono previsti troppi paletti". Secondo Giuliano Cazzola (PDL), bisogna trovare una soluzione strutturale alla questione degli esodati, come ad esempio una maggiore gradualità delle regole per il pensionamento, per evitare di ritrovarsi con una riforma pensionistica molto severa, ma piena di deroghe.
Insomma, l'incredibile odissea degli esodati continua e non si vede ancora una soluzione soddisfacente all'orizzonte.