Esodati, Italia e Stati Uniti a confronto

Quello degli esodati non è solo un problema italiano: una ricetta di metodo arriva dall'America

Per 65 mila esodati, grazie al primo decreto interministeriale del primo giugno 2012, registrato alla Corte dei Conti, la salvezza è giunta.

Il provvedimento, con 8 articoli, disciplina le modalità di attuazione del decreto Salva Italia del 2011,individuando la ripartizione dei soggetti interessati.

Nel contingente dei 65 mila che potranno andare in pensione con le vecchie regole, pur con delle restrizioni rispetto ai vecchi paramenti di salvaguardia, figurano 25.590 lavoratori in mobilità che hanno cessato l'attività lavorativa al 4 dicembre; 3.460 lavoratori in mobilità lunga con cessazione dell'attività lavorativa al 4 dicembre 2011; 17.710 titolari di prestazione straordinaria; 10.250 autorizzati al versamento volontario dei contributi; 950 lavoratori esonerati; 150 lavoratori in congedo per assistere figli disabili; 6.890 esodati con rapporto risolto al 31 dicembre 2011 che non abbiano ripreso a lavorare e maturino la decorrenza entro il 2013.

Coloro che rientrano nelle ultime tre categorie, dovranno presentare richiesta di accesso alla salvaguardia presso le direzioni territoriali del lavoro, entro 120 giorni dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. Apposite commissioni esamineranno le domande comunicando all’Inps l’esito delle decisioni.

Si chiude così, per il momento, un angoscioso problema che ha infiammato il dibattito, e che ha scatenato polemiche sopratutto per il classico balletto all’italiana sulle cifre, in una pubblica contesa di fuoco tra il ministro del lavoro Fornero e l’Inps.

Ma dove nasce un problema che esiste anche in altre realtà, ovvero quello dei lavoratori che hanno perso il lavoro ma che sono ancora troppo giovani per percepire una pensione pubblica e restare fuori dal mercato. NoisefromAmerika, autorevole blog di economia, ne dibatte in un interessante articolo prendendo a modello gli esodati americani, descritti da una ricerca di Kevin Milligan, accademico della University of British Columbia. Il chiarimento di partenza è che un cittadino americano che perde il lavoro a 55 deve aspettare fino a 62 per ricevere il Retirement Insurance Benefit in misura ridotta, fino al compimento dei 65 anni per goderne integralmente. Il lavoro di Milligan si basa anche su dati numerici chiari, ricavati da interviste dettagliate alle stesse persone ripetute nel tempo, che afferiscono in una banca dati pubblica chiamata Health and Retirement Study che raccoglie interviste a circa 22.000 americani di età superiore ai 50 anni. L'intervista, ripetuta dopo un biennio, mira a ottenere dati sulla salute, la casa, il lavoro, la pensione. Numeri e dettagli utili per il dibattito pubblico sulle pensioni ma non solo. Milligan ha conta quante persone figurino nel gruppo 53-54 anni, che lavoravano fino all'anno prima e hanno zero reddito da lavoro ma non si classificano come ritirate dalla forza lavoro.

Sono l'1,32% delle donne occupate e l'1,34% degli uomini occupati. Avere dati attendibili permette di evitare le pastoie all’italiana: questo è il senso, pur esistendo comunque una diversità fra i due mercati del lavoro. Come vivono invece, dal punto di vista economico, la situazione, gli esodati a stelle e strisce? Nel gruppo di età 55-61 anni, la metà si aiuta grazie al reddito del coniuge, più le donne invero che gli uomini. Il 27% delle donne, sopravvive grazie a redditi che derivano dai risparmi, dagli immobili.

La corrispondente cifra per gli uomini è 42%. Il 19% circa degli uomini esodati e il 6% circa delle donne invece gode di assistenza pubblica, con pensioni o sussidi. Gli esodati che restano sotto la soglia di povertà sono circa il 20% del totale, sia tra gli uomini sia tra le donne.

Come notano gli studiosi, “le percentuali sommano a più di 100 perché un esodato può evitare lo stato di povertà grazie a diverse tipologie di reddito”.Morale del discorso: è necessario avere dati pubblici chiari e disponibili davanti a un simile problema. E capire chi deve godere dei benefici del welfare pubblico, con una chiara determinazione di chi ha diritto reale agli aiuti statali. Al fine ovviamente di avvantaggiare coloro il cui stato conduce alla soglia di povertà. Chiarire a chi spetta realmente il beneficio dovrebbe essere la priorità, ancor prima della guerra per quantificare a chi.

La Camera conferma la fiducia al ministro Fornero - VideoDocRoma, (TMNews) - L'Aula della Camera ha respinto la mozione di sfiducia individuale presentata da Italia dei Valori e Lega nei confronti del ministro del Lavoro, Elsa Fornero. Confermata dunque la fiducia al ministro. I voti a favore delle mozioni sono stati 88, 435 i contrari, 18 gli astenuti, come proclama il presidente di turno Rosy Bindi.