Esodati: trovate le risorse. La copertura arriverà dalle pensioni più ricche

Il salvagente agli esodati - i lavoratori incentivati a una prematura fuoriuscita dalla loro azienda ma rimasti senza mobilità – arriva da un emendamento della Legge di stabilità al vaglio del Governo. La modifica presentata da Pierpaolo Baretta (Pd) e Renato Brunetta (Pdl) non risolve il problema in senso assoluto ma amplia il bacino degli ex lavoratori che potranno beneficiare della pensione, rispetto ai 120mila esodati salvati dai precedenti interventi. La compensazione di questa voce di spesa, qualora si sforasse il tetto dei 9 miliardi di euro stanziati in apposito fondo e dei 100 milioni aggiunti con la Legge di stabilità, sarà a carico dei pensionati con assegni superiori sei volte al minimo, ovverosia con mensilità maggiori di 2.886 euro (a fronte di una minima attuale di 481 euro). Un provvedimento che ha ottenuto il placet da parte della Ragioneria di Stato.

Dopo numerosi tentativi andati a vuoto, dunque, Governo e Parlamento hanno trovato una soluzione condivisa sugli esodati eccedenti i 120mila già salvati dai precedenti interventi. Il problema, comunque, è lungi dall’essere risolto. Dal provvedimento, infatti, restano fuori tutti i lavoratori che nel 2011 hanno perso il lavoro per fallimento o chiusura della loro azienda. Secondo il Governo questi lavoratori non appartengono “tecnicamente” al gruppo degli esodati e saranno soggetti ad altre forme di ammortizzazione sociale.
 
Ad andare in pensione (aggiungendosi ai precedenti 120mila esodati) saranno i “lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria entro il 4 dicembre 2011” con “almeno un contributo volontario accreditato o accreditabile alla data di entrata in vigore della riforma delle pensioni”. Nella norma rientreranno anche coloro che dopo l’autorizzazione abbiano svolto qualche lavoro, non a tempo indeterminato e con un reddito annuo lordo complessivo inferiore ai 7.500 euro, e i lavoratori “collocati in mobilità ordinaria o in deroga a seguito di accordi governativi o non governativi, stipulati entro il 31 dicembre del 2011 e che hanno cessato il rapporto di lavoro entro il 30 settembre di quest’anno”.  La condizione essenziale affinché gli esodati possano avere accesso alla pensione è il perfezionamento dei requisiti del trattamento pensionistico “entro il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità della legge 223 del 1991, ovvero durante il periodo di godimento dell’indennità di mobilità in deroga e in ogni caso entro il 31 dicembre 2014”.

Per quanto riguarda le risorse per la compensazione delle uscite, il blocco dell’adeguamento al costo della vita delle pensioni sei volte più alte del trattamento minimo avverrà solamente se non saranno sufficienti i fondi di 9,1 miliardi di euro stanziati per gli esodati. Si tratta di un provvedimento che potrà essere applicato solamente a partire dal 2014 visto che queste pensioni sono già state deindicizzate.

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