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ETF a confronto: Obbligazionari governativi EUR

Morningstar
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La pandemia di Covid-19 ha di nuovo catapultato il mondo nelle mani delle Banche centrali. La tenuta delle principali economie e il ritorno a dei livelli di attività considerati normali passano soprattutto dall’efficacia delle politiche monetarie.

Dal famoso “whatever it takes” di Mario Draghi nel 2012, la disponibilità della Banca centrale europea a supportare le emissioni sovrane di tutti i paesi dell’area euro ha dominato le prospettive per i mercati del reddito fisso del Vecchio continente. Nonostante i progressi sul patto Next Generation EU e sul Recovery Fund, continua a farlo ancora oggi.

La buona notizia è che l’impegno della Bce è forte oggi come lo era otto anni fa. Questo doppio mandato andrà incontro a tensioni solo quando i bassi rendimenti entreranno in conflitto con l’obiettivo sull’inflazione. Tuttavia, le ultime previsioni della BCE – che fissano l’inflazione di base allo 0,9% nel 2022 –  giustificano ancora più stimoli nel corso dell’anno e allontanano di molto tale prospettiva.

Lo scorso 10 settembre, la Bce ha confermato i tassi di interesse, con il saggio di riferimento fermo allo zero e quello sui depositi al -0,5%. La banca centrale ha inoltre ribadito che i tassi resteranno a questi livelli almeno fino a quando l'inflazione convergerà in maniera robusta vicina ma al di sotto del 2%.

Con i rendimenti obbligazionari globali e la volatilità del mercato a reddito fisso prossimi ai minimi storici, il periodo migliore per i titoli di Stato è probabilmente già passato. Tuttavia, la volontà della BCE di sostenere i mercati obbligazionari periferici continua a rappresentare un argomento positivo per i bond governativi europei. “Le azioni senza precedenti messe in campo dalla Bce e l’accordo tra i leader europei per il Recovery Fund non hanno fatto altro che rafforzare significativamente l’unione fiscale e monetaria europea, fattore che ha largamente supportato tutti gli asset denominati in euro – afferma in una recente nota Marie-Anne Allier, gestore obbligazionario Carmignac – In più, i bassissimi livelli assoluti dei tassi di interesse, uniti alla quasi certezza che il contesto di repressione finanziaria che non svanirà nel breve periodo (lower for longer), portano a un incremento dell’interesse per qualsiasi obbligazione che mostri un certo premio rispetto ad asset risk-free che offrano rendimenti nettamente negativi”.

I titoli di Stato italiani, come ogni asset dal rendimento positivo, hanno quindi tratto beneficio da questa situazione e dalla riduzione degli spread, sovraperformando rispetto a molti altri paesi europei (Spagna o Grecia, per esempio). Inoltre, spiega ancora Allier, la buona gestione della seconda ondata di contagi Covid-19, assieme a delle prospettive economiche migliori delle previsioni e a una maggiore stabilità politica, spiega il perché i titoli di Stato italiani si siano guadagnati il sostegno di una vasta platea di investitori.

Evoluzione della curva rendimenti dei titoli di Stato investment grade della zona euro a 10 anni

Fonte: Banca centrale europea

In linea di principio, le obbligazioni sovrane della zona euro dovrebbero rimanere ben supportate dai fondamentali delle politiche monetarie, in modo particolare, per quelle posizionate alla fine della curva. Ciò significherebbe rendimenti prossimi allo zero, o addirittura negativi, per gli emittenti più virtuosi.

Nel lungo periodo, assumendo che le misure della Bce abbiano l’effetto desiderato e l’economia della regione rimbalzi, ci potrebbe essere una tendenza verso l’alto dei rendimenti dei bond governativi della zona euro, il che si tradurrebbe anche in una discesa del valore di quelli già in circolazione.

Allo stato attuale, comunque, la principale sfida dell’Eurozona è quella di proseguire sulla strada della ripresa economica in un contesto di rischi in evoluzione, in particolare riguardo a una possibile seconda ondata di contagi e a un nuovo lockdown (cosa che sta già avvenendo in alcuni paesi, seppur in modo selettivo). Ci vorranno anni prima che il Prodotto interno lordo, anche se in miglioramento, possa recuperare le perdite dovute alla pandemia, senza dimenticare i problemi strutturali – in particolare la disoccupazione e la mancanza di flusso di credito alle piccole e medie imprese in alcune economie periferiche. In tutto ciò, però, le pressioni inflazionistiche rimangono assenti, il che è positivo per chi detiene bond in portafoglio.

L’offerta europea

Per gli investitori italiani, sono disponibili 47 Exchange traded funds che offrono un’esposizione alla categoria Obbligazionari governativi in euro. La tabella sottostante è composta dai dieci più grossi in termini di asset in gestione, mentre di seguito è riportato un focus sui tre replicanti coperti dalla ricerca qualitativa di Morningstar.

L’iShares Core € Govt Bond UCITS ETF EUR (Dist) (EUR) è un ETF che mira a tracciare la performance del Bloomberg Barclays Euro Treasury Bond Index attraverso la replica fisica a campione; il fondo acquista cioè un insieme di titoli scelti in modo da creare un portafoglio sufficientemente simile a quello del benchmark ma con un numero di componenti inferiore, in modo da ottimizzare i costi di transazione. L’indice offre esposizione alle obbligazioni governative denominate in euro con rating investment grade, una scadenza residua minima di almeno un anno e con un ammontare minimo di capitale in circolazione di 300 milioni di euro. iShares può effettuare il prestito titoli per un importo fino al 100% del valore patrimoniale netto (Nav) del fondo. Blackrock, società madre di iShares, gestisce il processo di prestito titoli e si tiene il 37,5% dei redditi derivanti, mentre il 62,5% restante viene condiviso con gli aderenti all’ETF. Le spese correnti ammontano allo 0,09%, le più basse di categoria. L’ETF ottiene un Morningstar Analyst Rating pari a Gold.

Anche il Xtrackers II Eurozone Government Bond UCITS ETF 1C utilizza la replica fisica a campione per tracciare l’iBoxx EUR Sovereigns Eurozone TR Index, che misura la performance dei bond governativi di tipo investment grade emessi in euro, una scadenza residua minima di almeno un anno e con un ammontare minimo di capitale in circolazione di due miliardi di euro. I quattro maggiori emittenti della zona euro (Italia, Francia, Germania e Spagna) rappresentano l’80% del valore dell'indice. La ripartizione per scadenze si rivela piuttosto equilibrata, con circa il 25-30% di emissioni a breve scadenza, il 40-50% a media e il 25-30% in obbligazioni a lunga scadenza. Le spese correnti sono pari allo 0,15%, al di sotto della media di categoria. Morningstar assegna a questo ETF un rating qualitativo pari a Silver.

Infine, il Lyxor Euro Government Bond (DR) UCITS ETF – Acc traccia il Bloomberg Barclays EUR Treasury 50 Billion Index attraverso una replica fisica completa (fino a maggio 2013 l’ETF utilizzava la replica sintetica e fino a dicembre 2019 replicava il FTSE MTS Investment Grade Eurozone Government Bond (Ex-CNO) All-Maturity Index). Il benchmark fornisce una copertura completa del mercato delle obbligazioni emesse dai governi della zona euro con un rating investment grade e un’emissione complessiva minima di 50 miliardi di euro. Le obbligazioni devono avere un minimo in circolazione di 300 milioni di euro e una scadenza residua di almeno un anno. La soglia minima di liquidità complessiva per i paesi porta all'esclusione degli emittenti minori nella zona euro, come la Slovenia e la Slovacchia. Questo fondo non effettua prestito titoli. Le spese correnti sono pari allo 0,17%. Il team di analisti di Morningstar assegna un Analyst Rating pari a Silver.

Di Valerio Baselli

Autore: Morningstar Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online