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Etica Sgr dice no alle armi nucleari

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Etica Sgr dice no alle armi nucleari
Etica Sgr dice no alle armi nucleari

La società esclude la tecnologia nucleare dai comparti in cui investe e sono esclusi anche gli investimenti in armi convenzionali

Il tema delle armi nucleari è molto attuale e oggi nel mondo se ne contano circa 13.000: 9.000 in coda per lo smantellamento e 4.000 pronte all’uso sui missili intercontinentali e nelle basi militari. Numeri allarmanti visto che il TNP (il Trattato di non proliferazione nucleare) è stato firmato nel 1968 e in cui i Paesi firmatari d’impegnarsi per il disarmo e per l’uso dell’energia nucleare solo a fini pacifici. Dopo mezzo secolo quelle armi sono ancora presenti.

PRINCIPI FONDAMENTALI

"Etica Sgr considera il tema del disarmo nucleare importantissimo - spiega Luca Mattiazzi, Direttore Generale di Etica Sgr - direi identitario. I nostri fondi comuni etici dicono no a qualsiasi produttore di armi fin da quando sono stati istituiti, nel 2003. Con il nostro approccio etico alla finanza contribuiamo a far vivere concretamente uno dei principi fondamentali della Costituzione L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (Art. 11)". Infatti, Etica Sgr nel rapporto Don’t bank on the bomb, lanciato dalla Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari e della Ong olandese Pax, risulta nella lista delle realtà che non investono in produttori di armi nucleari.

UN MONDO NUCLEARE

Nonostante l'esistenza del tattato, alcuni firmatari recentemente hanno cambiato rotta. Nel 2020 la Gran Bretagna ha annunciato di voler incrementare il suo arsenale nucleare del 40%, arrivando ad un massimo di 260 testate. La Cina nel 2018 aveva 290 testate e ora se ne stimano 350. Diversi Paesi europei ospitano sul proprio territorio nazionale bombe statunitensi B-61 sebbene risultino ufficialmente non dotati di armi nucleari. Tra questi il Belgio, la Germania, i Paesi Bassi, la Turchia e anche l’Italia (nelle basi di Aviano e Ghedi). La Corea del Nord, India, Israele e Pakistan, al di fuori del Tnp, hanno un loro programma nucleare.

LENTO DISARMO

Come detto, l'opzione nucleare continua a comparire nei documenti strategici di grandi e piccole potenze. Anche la Nato ha che ha recentemente sottolineato l’importanza "dell’impegno a mantenere un mix appropriato di capacità di difesa nucleare, convenzionale e missilistica per la deterrenza e la difesa" (estratti di un comunicato del Consiglio Nord Atlantico, Bruxelles 14 giugno 2021). Il processo di disarmo che doveva essere stato avviato nel 1968 sembra essersi interrotto.

INIZIATIVE INTERNAZIONALI

Recentemente però, sembra arrivare qualche segnale positivo. Joe Biden e Vladimir Putin si sono accordati per il prolingamento della validità del trattato New Start (New Strategic Arms Reduction Treaty) per un altro quinquennio. Un trattato che limita le armi nucleari strategiche, fissando un tetto di 1.550 testate e 700 missili e bombardieri dispiegati per ciascuno dei due stati. Inoltre, nel 2019 sedici Stati non dotati di armi nucleari hanno lanciato l’Iniziativa di Stoccolma sul disarmo nucleare, con l'obiettivo di incoraggiare una discussione costruttiva sul progresso della diplomazia e per accelerare la dismissione delle testate. Nel 2020 sono state presentate a Berlino le 22 proposte, le cosiddette Stepping Stones per l’avanzamento del disarmo nucleare. Poi, nel 2021 Spagna Svezia e Germania hanno presieduto l'evento al quale hanno partecipato anche Argentina, Canada, Finlandia, Germania, Indonesia, Giappone, Giordania, Kazakhstan, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Corea del Sud, Spagna, Svezia e Svizzera. Tra le iniziative c'è anche la Giornata Internazionale per l’eliminazione delle armi nucleari, voluta dalle Nazioni Unite, che ricorre il 26 settembre.

NUOVO TRATTATO

Il TPNW è entrato in vigore a gennaio 2021, quando l’Honduras ha ratificato il Trattato come 50° Stato al mondo. Sull’adesione al TPNW sta lavorando l'International Campaign to Abolish Nuclear Weapons), coalizione globale della società civile che lotta per promuovere la piena implementazione del Trattato per la proibizione delle armi nucleari. ICAN, di cui fa parte la Rete italiana pace e disarmo, ha vinto il Premio Nobel nel 2017.

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