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L'Europa vuole più controllo sui bilanci nazionali

L’unione bancaria al centro del consiglio europeo. Giovedì e venerdì, infatti, i leader dei 27 Paesi Ue cercheranno di trovare un punto d’incontro sulla spinosa questione che riguarda l’unione bancaria, anche se pare non siano attese decisioni sostanziali in questi due giorni.

Il lavoro da fare è ancora molto su questo tema. A complicare l’accordo tra le diverse posizioni, c’è anche la censura sui bilanci nazionali. Le prime ore del vertice, infatti, sono state caratterizzate dalle discussioni tra la cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Francois Holland sull’ipotesi di istituire un Commissario con poteri di censura sui bilanci nazionali.

A sostegno del Commissario, la Merkel ha detto che la proposta avanzata dal ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble sarebbe un ulteriore passo avanti per disciplinare i conti pubblici. Ma Hollande ha ribattuto seccamente, precisando che “il tema non è all’ordine del giorno” e che la priorità rimane quella dell’unione bancaria. Nei giorni scorsi, qualche segnale di apertura su questo fronte: il ministro degli Affari europei, Enzo Moavero, si era detto ottimista sulla possibilità che il vertice fosse la sede in cui compiere passi in avanti, anche se non ancora definitivi, sulla vigilanza bancaria europea. Soprattutto rispetto alla posizione tedesca, da sempre contraria ad un trasferimento alla Banca centrale europea della vigilanza su tutti gli istituti di credito della zona euro.

L’unione bancaria prevede, appunto, una supervisione del settore creditizio a livello dell’Eurozona e anche migliori garanzie per i cittadini che hanno i loro risparmi in una qualsiasi banca dell’area, Grecia compresa. Una rassicurazione quanto mai opportuna in un momento di difficoltà e paura tra i risparmiatori e cittadini in generale. Il progetto fatica a prendere forma perché, oltre alla Germania, sono contrari anche i Paesi del Nord Europa, virtuosi e poco inclini a pagare di tasca loro i debiti altrui. Il compito di supervisione sarebbe affidato alla Banca centrale europea che, già dal prossimo gennaio, potrebbe iniziare il controllo, coadiuvata dai governi nazionali. Una prospettiva che garantirebbe maggiore tutala e che in qualche modo potrebbe evitare, in tempi di crisi, che si ripropongano situazioni come quelle delle banche greche. Come detto, la Germania nicchia. O meglio, la Merkel sarebbe anche d’accordo, a patto che l’unione riguardi solo le “banche sistemiche”, le più importanti, escludendo gli istituti regionali, che hanno il loro peso in Germania. Ad osteggiare questo meccanismo, tra gli altri, c’è anche il Regno Unito. Nonostante non faccia parte dell’area euro, Londra avrebbe già espresso la sua diffidenza, creando una sorta di singolare alleanza d’intenti proprio con Berlino.

L’unione bancaria porterebbe dei vantaggi per i Paesi più deboli. E una vera e propria garanzia per i depositi bancari dei cittadini. Attualmente se un istituto fallisse, il livello massimo di recupero è di 100mila euro. Nell’ipotesi dell’unione delle banche questo massimale verrebbe aumentato. Ma il discorso è più complesso. La supervisione dell’Eurotower permetterebbe ai Paesi che hanno fatto ricorso agli aiuti europei per ricapitalizzare gli istituti di credito, di non dover garantire direttamente le somme, ma potrebbe essere l’Esm (Meccanismo europeo di stabilità) a rifinanziare direttamente gli istituti in difficoltà. I vantaggi per il debito pubblico di Stati in grave crisi come Spagna – che ha richiesto 100 miliardi nei mesi scorsi per le sue banche, ma non li ha ancora utilizzati – o Grecia, sono evidenti. I tassi d’interesse sui bond non aumenterebbero vertiginosamente e lo spread ne trarrebbe beneficio.

Insomma l’unione bancaria gioverebbe di più ai Piigs, meno alle economie virtuose di Eurolandia. Ma potrebbe garantire anche tassi su mutui e su prestiti alle piccole e medio imprese più leggeri. In Italia, per esempio, le aziende soffrono di un caro-tassi sui prestiti a breve termine che sono tra i più alti d’Europa. Secondo i dati della Cgia di Mestre, nel nostro Paese, per prestiti inferiori ad un anno i tassi toccano il 4,06%, contro il 3,92% della Germania o il 3,05% dell’Olanda. La media dei Paesi dell’area euro, comunque, ha toccato il 3,72%. L’eventuale unione bancaria, potrebbe anche giocare a favore, nel lungo periodo, ad un riallineamento dei tassi, con la supervisione della Bce.

E a proposito della Banca centrale, occorrerà capire come potrà far fronte al suo compito nel caso di unione bancaria. Sono circa 6mila gli istituti di credito della zona Ue. Un numero molto grande da controllare direttamente. Più probabile un sistema di vigilanza che da Francoforte riesca ad appoggiarsi ai vari sistemi nazionali.


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