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Europa divisa. Sui mercati ci sono ancora rischi all'orizzonte

Rossana Prezioso
 

La mattinata parte debole per Piazza Affari, sebbene nemmeno le altre piazze europee dimostrino una direzionalità decisa.

La situazione sui mercati

Alle 10.30 Piazza Affari registra un attivo non superiore allo 0,26% pari a 21.548 punti. Lo stesso dicasi per il resto del Vecchio COntinente: il Dax viene fotografato allo stesso momento con un passivo dello 0,3%, il Cac40 di Parigi è a -0,06% mentre il Ftse 100 di Londra è a +0,4%.

Non sembra aver avuto un grande impatto il dato atteso sul Pil cinese del secondo trimestre che ha confermato una crescita al 6,9% su base annua contro attese del 6,8%. Il motivo è stata la parallela iniezione di liquidità di circa 20,7 miliardi di dollari sul mercato interbancario, fatta dalla Banca Centrale cinese (Pboc) che, invece, è stato interpretato come un gesto preventivo. In altre parole, in molti si sono chiesti: se l'economia nazionale ha dimostrato slancio oltre le previsioni, per quale motivo dare un supporto così immediato e soprattutto imprevisto? La prima risposta potrebbe essere quella di una presa di coscienza dei tanti fattori di incertezza e instabilità ancora presenti sul fronte internazionale e dei vari punti deboli su quello nazionale, a loro volta rappresentati dalla stretta sulle transazioni immobiliari e sui prestiti bancari.

La view di El-Erian

Dello stesso parere sembrerebbe essere anche Mohamed El-Erian, Chief Economic Adviser per Allianz (Swiss: ALV-EUR.SW - notizie) , il quale allarga lo spettro della sua analisi alla situazione internazionale e sottolinea che, per quanto sia stato fatto molto, a quasi 10 anni dallo scoppio della crisi, è ancora presto per cantare vittoria. Il primo obiettivo delle istituzioni finanziarie internazionali è stato appunto il settore bancario: come primo step si è deciso di ristabilire la fiducia nel settore bancario, riorganizzandone le fondamenta e, soprattutto, rafforzandone i parametri. Nello specifico, infatti, El-Erian ricorda che le direttive emanate e i provvedimenti presi, erano tutti mirati ad un aumento dei capitali di cuscinetti, della liquidità in generale e della trasparenza, il tutto, contemporaneamente a una diminuzione delle attività rischiose e dei comportamenti definiti imprudenti anche per riuscire a riportare la fiducia dei risparmiatori, diventati spesso diffidenti, dopo i diversi scandali degli anni scorsi. Stando alle sue dichiarazioni, l'attività di rafforzamento del settore e di miglioramento della regolamentazione, ha visto in prima linea gli Usa, con un sistema che è stato poi preso ad esempio, con i dovuti adeguamenti, anche dall'Europa e che perciò ha riportato una maggior serenità anche sul fronte finanziario. Tanto, quindi è stato fatto, ma non per questo, come già accennato, è il caso di dichiarare vittoria.

I rischi all'orizzonte

Paradossalmente la presenza limitata delle banche nelle attività più rischiose ha permesso l'entrata in scena di soggetti terzi che però, a differenza degli istituti di credito, non sono soggetti alle stesse regole e alla stessa vigilanza. Allo stesso tempo c'è stato uno squilibrio tra operatori e prodotti finanziari, con i primi che hanno visto un calo nel numero e nelle potenzialità, mentre i secondi, sfruttando anche l'ingegneria finanziaria, hanno registrato un vistoso aumento, come nel caso degli Etf. c'è poi da ricordare anche un'altra cosa: il settore finanziario è in piena rivoluzione tecnologica con l'entrata in scena di numerose fintech a loro volta poco regolamentate e soprattutto ancora prive di un ciclo di mercato che ne possa dimostrare la tenuta sul lungo periodo. Ne deriva che il sistema di pagamento e credito è in piena metamorfosi con gli istituti bancari che non sono più il perno centrale, il tutto mentre gli altri protagonisti del settore possono sfruttare nuove potenzialità ma allo stesso tempo la mancanza di regolamentazione ad hoc e ancora di più di una presenza "testata" sul mercato possono rappresentare un fattore di rischio che si delinea all'orozzonte. 

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