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Europarlamento, riforma mercato CO2, compromesso Ppe-S&D-Renw

Image from askanews web site
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Bruxelles, 15 giu. (askanews) - I negoziatori dei tre gruppi politici maggiori del Parlamento europeo, Ppe, Socialisti e Democratici (S&D) e liberaldemocratici (Renew), hanno raggiunto ieri sera un accordo provvisorio sugli emendamenti di compromesso da sostenere nel voto in plenaria, quando vi torneranno - con tutta probabilità il 22 giugno - sulla riforma del mercato dei permessi di emissione di CO2 (Ets) e sui nuovi "dazi climatici" (Cbam) da applicare alle importazioni nell'Ue.

L'accordo, che è stato sottoposto oggi all'approvazione dei gruppi, è stato illustrato in conferenza stampa nel primo pomeriggio a Bruxelles dai due negoziatori del Ppe Esther de Lange e Christian Ehler, e prevede in estrema sintesi un nuovo periodo transitorio per l'eliminazione progressiva delle quote di emissioni gratuite per le industrie ad alto consumo energetico, il punto più controverso che aveva portato alla spaccatura con i socialisti e alla bocciatura della riforma dell'Ets una settimana fa, a Strasburgo.

Rispetto all'emendamento di compromesso che avevano promosso i gruppi Renew e S&D la settimana scorsa, e che non era passato a causa del mancato sostegno del Ppe, il nuovo accordo prevede che le quote gratuite comincino ad essere eliminate un anno più tardi, nel 2027, e che il processo si concluda un anno più tardi, nel 2033 (ma indicando la data del 31 dicembre 2032). In sostanza, i popolari incontrano a metà strada i socialisti e i liberali, visto che a Strasburgo il Ppe aveva proposto invece la data finale del 2034, ottenendo anche che questo emendamento fosse approvato in plenaria (ma senza effetto, visto che poi il voto finale ha bocciato tutto il testo).

Inoltre, è stato cambiato il ritmo di riduzione delle quote gratuite, portandolo sotto il 10% nei primi due anni ("per dare più respiro e margine di manovra all'industria", hanno detto i negoziatori del Ppe), mentre c'è un'accelerazione negli anni successivi. Si passa dal 7% nel 2027, al 9% nel 2028, poi al 19% nel 2029, al 25% nel 2030, e ancora al 25% nel 2031. E' un percorso molto diverso da quello proposto originariamente dalla Commissione europea (riduzioni lineari del 10% per 10 anni, dal 2026 al 2035), il cui completamento viene comunque anticipato di due anni.

Un punto molto importante dell'accordo, per i popolari, è una nuova clausola condizionale, una "rete di sicurezza", che sottopone la fine delle quote gratuite a una verifica dell'effettiva entrata in vigore dei nuovi dazi climatici del Cbam, e al loro buon funzionamento. L'eliminazione delle quote gratuite sarebbe sospesa, "se per esempio dovesse esserci un ricorso alla Wto che bloccasse o ritardasse il Cbam, o se i dazi venissero aggirati o fossero difficili da applicare", ha spiegato de Lange.

I popolari, infine, sono riusciti a ottenere una clausola aggiuntiva sulle deroghe relative all'esportazione, simile a quella che avevano proposto una settimana fa, contro i socialisti e con l'appoggio della destra, e che era stata approvata dalla maggioranza della plenaria. Questo Emendamento prevede che non debbano rinunciare ai permessi di emissione gratuiti le imprese esportatrici, per la quota della loro produzione che è effettivamente esportata.

Si chiede alla Commissione di valutare seriamente, con uno studio d'impatto, questa modifica, di concretizzarla con una nuova proposta, e al limite di limitare la portata della deroga, se lo giudicherà opportuno, alle industrie più pulite e con le migliori prestazioni ambientali.

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