Evasione fiscale all'estero: i paesi più colpiti

E’ una gara sul filo del rasoio tra Italia e Grecia. Al vincitore nessun premio o lode, solo tanta pubblicità negativa. In palio, infatti, c’è il primo posto nella classifica europea dell’evasione fiscale. Per il momento, secondo una recente indagine effettuata da Krls Network of Business Ethics per conto di ‘Contribuenti.it Magazine’, è in testa l’Italia.

Il valore dell’economia sommersa del nostro Paese è pari al 21% del prodotto interno lordo (340 miliardi di euro l’anno), mentre la Grecia è seconda con il 20,8%. Seguono Romania con il 19,1%, Bulgaria con il 18,7%, Slovacchia con il 17,2% e Cipro con il 17,1%. Per l’Italia si tratta di circa 180 miliardi di euro sottratti al fisco. Una cifra allarmante se si considera che stiamo parlando di quasi un terzo delle entrate totali dello Stato. Le altre potenze europee si attestano su cifre ben più basse. Basti pensare che, secondo i dati riferiti a marzo 2012 da “Tax research London”, che ha realizzato un’apposita ricerca per il gruppo della Sinistra al Parlamento europeo, la Germania e la Francia hanno un’economia sommersa nettamente inferiore a quella del nostro Paese. In termini assoluti i valori sono calcolati in 158 miliardi di euro di evasione per i concittadini della Cancelliera tedesca Angela Merkel e 120 per i nostri cugini d’Oltralpe. Seguono, poi, la Gran Bretagna con 74 miliardi di euro sottratti al fisco e la Spagna che la tallona con 72. Parziale consolazione per l’Italia è il rapporto tra mancato gettito e incassi complessivi del fisco: in tal caso, con il suo 27%, il Belpaese si piazza al decimo posto della speciale classifica europea. Sopra di noi troviamo la Romania (35,3%), seguita da Lituania (32%), Estonia (31,2%), Lettonia (29,2%), Cipro (28%), Grecia (27,5%), Malta e Polonia (27,2%).

La Grecia, nel complesso, sembra stare peggio di tutti in Europa. Soprattutto perché il suo alto livello di evasione fiscale non la mette in buon luce agli occhi della troika di ispettori della Commissione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale. I conti ellenici e le iniziative del Governo, infatti, dopo la richiesta di aiuti d’emergenza, continuano a essere sotto stretta osservazione. E, mentre la Grecia cerca di tagliare la spesa pubblica e aumentare il gettito fiscale, non può certo far piacere al primo ministro greco, Antonio Samaras, quanto rivelato dal rapporto degli economisti della Booth School of Business dell'Università di Chicago sull’evasione fiscale dei lavoratori autonomi del suo Paese. Nel 2009 medici, ingegneri, insegnanti privati, commercialisti, impiegati in servizi finanziari e legali, come riporta anche il quotidiano inglese ‘Daily Mail’, hanno evaso imposte per circa 30 miliardi di euro, quasi la metà delle dimensioni del deficit del paese nel 2008 e un terzo del deficit nel 2009. I lavoratori autonomi, insomma, hanno nascosto gran parte del loro reddito effettivo che, in media, è risultato essere 1,92 volte superiore a quello dichiarato. E la tendenza non sembra accennare a cambiare. Da un rapporto della Guardia di Finanza ellenica (Sdoe), al termine di una serie di ispezioni condotte dal 6 luglio al 19 agosto di quest’anno in varie località del Paese, infatti, oltre la metà delle imprese commerciali nelle più popolari mete turistiche sulle isole della Grecia evadono le tasse. Così nemmeno il forte rialzo delle aliquote dell’Iva è sufficiente a far aumentare le entrate fiscali, che, anzi, continuano a diminuire al quinto anno consecutivo di recessione.

Non è un caso, dunque, che l’evasione fiscale, tema da sempre molto dibattuto e ritenuto fonte di ingiustizia sociale, sia tra i principali pensieri dei governanti al potere di tutta l’Europa. Tanto più negli ultimi anni di profonda crisi economica. “L’equità è anche una questione di giustizia sociale, e per questo la Commissione Ue è convinta che la lotta all’evasione fiscale e una tassa equa sulle transazioni finanziarie sarebbero importanti – afferma il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso nel discorso sullo Stato dell’Unione al Parlamento Ue di Strasburgo - la lotta all’evasione, con la revisione della direttiva sui risparmi e accordi bilaterali con Stati terzi, potrebbe portare molti miliardi in più al bilancio comunitario come un’equa tassa sulle transazioni finanziarie”. Le parole di Barroso non si discostano molto dalle misure anti-evasione che i Paesi più in difficoltà stanno cercando di prendere per contrastare il fenomeno.

Così il governo greco, in questi giorni, ha congelato i patrimoni di 121 soggetti, tra persone fisiche e giuridiche, coinvolti in casi di evasione fiscale. Il valore dei beni sequestrati appare superiore ai 50 milioni di euro. “La tolleranza nei confronti di chi imbroglia sulle tasse, non importa quanto elevate siano, è finita”, ha dichiarato il ministro delle Finanze, Yannis Stounaras. E, in quest’ottica, proprio gli ellenici, dopo Germania, Inghilterra e Austria, hanno raggiunto un accordo con la Svizzera per la tassazione dei patrimoni dei propri cittadini occultati nelle banche elvetiche. A partire da fine Settembre, con un tasso del 20-30%, dovrebbero entrare nelle casse dello Stato greco tra i 4 e i 6 miliardi di euro a fronte di circa 20 miliardi di euro sfuggiti alle mani del fisco. Le cifre sono interessanti anche per altri paesi. L’Austria, ad esempio, conta di avere un introito per il 2013 di circa 3 miliardi di euro, dopo che nel mese di Aprile ha firmato un accordo con Berna, che prevede una tassazione sui capitali in ‘fuga’ con percentuali variabili dal 15 al 38%. All’appello manca ancora l’Italia che non ha ancora concluso le trattative con la Svizzera. Gli elvetici, infatti, chiedono al nostro Paese di versare meno denaro per coprire i danni subiti dalle aziende italiane in prossimità dei suoi confini.

In Italia il governo Monti ha il suo da fare contro l’evasione fiscale. “Alcuni aspetti di quello che facciamo– ha affermato di recente il premier - a volte danno l’idea di una guerra contro fenomeni che minano alla radice la fiducia di ciascuno verso il vicino, il lontano, lo Stato”. La lotta è urgente se si pensa che, secondo l’indagine di Krls Network of Business Ethics, l’evasione è cresciuta del 14,1%, nei primi 6 mesi del 2012, con punte record nel Nord dove ha raggiunto il 14,9%. Strumenti utilizzati dallo Stato italiano sono la tracciabilità dei pagamenti e soprattutto il sistema Serpico, il “cervellone” in grado di controllare la corrispondenza tra tenore di vita e dichiarazione dei redditi mettendo a confronto ogni traccia di pagamento o introito. Accanto a questo ci sono migliaia di controlli fiscali e le misure di semplificazione come il riordino e la riduzione delle centinaia di agevolazioni fiscali previsti dall’ordinamento. La lotta all’evasione a fine agosto 2012 ha portato 7,2 miliardi contro i 7,3 del 2011 nelle casse dello Stato italiano. L’obiettivo è di arrivare a 15 miliardi di euro alla fine di quest’anno. Sarebbe un record, questa volta degno di un premio.

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